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Wanda Landowska. Ritratto di signora al clavicembalo

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Tra le straordinarie musiciste che hanno lasciato un indelebile segno nella storia della musica senza ombra di dubbio è d’obbligo ricordare Wanda Landowska. Personalità forte, anticonvenzionale, coraggiosa, questa artista viene ricordata non solo per le sue eccezionali doti tecnico-musicali, ma anche per il suo intenso lavoro di ricerca che l’ha portata a precorrere la riscoperta del repertorio barocco e antico e a pensare questa musica in una prospettiva storica, restituendo ogni compositore al suo tempo.

Era nata a nata a Varsavia 5 luglio 1879 in una famiglia colta e appassionata di musica. Suo padre era un agiato avvocato di origine ebrea e sua madre un’apprezzata ed esperta linguista. Gli studi pianistici erano cominciati a soli 4 anni sotto la guida di Jan Kleczyński. All’epoca predominava il gusto per la musica romantica, un certo culto per Chopin, ma ben presto gli interessi della allora bambina si spostano su un altro fronte. La piccola Wanda rimane affascinata dalla musica di Rameau e scopre il Settecento, iniziando a studiare Bach con il suo secondo maestro, Michałowski.

Ben presto Wanda Landowska la ritroviamo a Berlino per studiare composizione e successivamente a Parigi, dove nel 1900 sposa lo studioso di folclore ebraico Henry Lew e insegna alla Schola Cantorum.

Quelli parigini sono anni molto intensi e di crescita culturale per Wanda Landowska, che manifesta un interesse sempre più spiccato non solo per gli strumenti musicali antichi e per la relativa prassi esecutiva, ma anche per quelle discipline non strettamente musicali come l’arte e la letteratura, dunque un approccio multidisciplinare di grande modernità per l’epoca. Impegnata in concerti e attività divulgative, frequenta i principali circuiti culturali della capitale francese e nel 1909 pubblica “Musique ancienne”, manuale di studio sulla produzione e lo stile di sei e settecento.

Nei suoi viaggi ricerca continuamente strumenti originali, spesso affiancata dall’ingegnere capo della Pleyel, famosa fabbrica francese di pianoforti, organi e clavicembali. Proprio sul clavicembalo, che più esplicitamente rimanda al Settecento, si concentra la sua attenzione. Sfidando il gusto di un pubblico non abituato a quella sonorità e a quelle atmosfere che il clavicembalo crea, Wanda Landowska lo porta in concerto e proprio nell’ottica di ricreare qualcosa quanto più possibile vicino alle sonorità pensate dal compositore alterna nello stesso concerto spesso clavicembalo e pianoforte a seconda del repertorio affrontato.

Wanda cerca uno strumento che le consenta di ricreare i colori e le atmosfere pensate da Bach ad esempio, conscia dell’unicità del suono che ognuno di questi strumenti possiede e per questo chiede alla Pleyel di costruirle un clavicembalo che possa esprimere la sua sensibilità.

Su questo clavicembalo Wanda inciderà le sue più importanti interpretazioni nel periodo in cui vive in Francia prima della seconda guerra mondiale: Scarlatti, Handel, Bach. Pleyel costruirà di quel modello 180 esemplari fino al 1969.

Nel 1923 Wanda Landowska porta la sua musica in America riscuotendo molto successo. Questa attività concertistica internazionale è molto intensa e le procura un certo benessere economico, tanto da portarla ad acquistare, dopo la morte del marito, una grande villa a Saint-Leu-la-Forêt, a 20 km da Parigi dove farà costruire una sala da concerto con 300 posti e la renderà sede di una scuola di musica antica per clavicembalisti, pianisti e cantanti di tutto il mondo. L’insegnamento è stata un’attività fondamentale nella parabola umana ed artistica della Landowska. Già nel 1914 la Hochschule für Musik di Berlino aveva istituito per lei la cattedra di clavicembalo e allo scoppio della prima guerra mondiale il governo tedesco pur impedendole di tornare in patria non le aveva vietato di continuare a insegnare.

Tra i suoi allievi illustri Ralph Kirkpatrick e quella Denise Restout che diventerà assistente fedelissima e devota della Landowska, tanto da seguirla in America e restarle accanto fino alla fine della sua vita.

Nei felici anni parigini l’artista riceve numerosi attestati di grande apprezzamento anche da compositori contemporanei, come Francis Poulenc, che le dedica il suo Concert champêtre, per clavicembalo e orchestra, o Manuel De Falla che include il clavicembalo con un ruolo fondamentale nell’opera El retablo de maese Pedro.

Nel 1933 Wanda Landowska incide le Variazioni Goldberg di Bach al clavicembalo, un’incisione che farà storia.

Con la minaccia dell’invasione nazista della Francia nel 1940, terminano i suoi anni felici. Nata in Polonia, ebrea di origine, anche se convertita al cattolicesimo, economicamente benestante, restare per lei è un pericolo troppo grande e quindi abbandona tutto e fugge. Dopo un periodo trascorso in un piccolo villaggio sui Pirenei, Wanda si imbarca per gli Stati Uniti. Vi arriva senza soldi e in un giorno molto particolare, il 7 dicembre 1941, data di Pearl Harbour.

Dopo le prime difficoltà qui comincia la sua seconda vita all’età di 61 anni. Sostenuta della buona borghesia americana di cui fanno parte molti musicisti ed ebrei la musicista può riprendere la sua attività e anche l’industria discografica americana guarda a lei con favore. Infatti quando l’artista si trasferisce in una villa a Lakeville, in Connecticut, la RCA le costruisce uno studio di registrazione in casa. Qui Wanda Landowska registrerà e terrà lezioni e concerti fino alla sua morte avvenuta il 16 agosto 1959. Denise Restout si prenderà cura di lei fino alla fine e successivamente della sua casa rendendola un luogo della memoria.

Finisce così la vicenda di Wanda Landowska, musicista dotata e instancabile, donna di cultura, il cui anticonformismo ha rappresentato una risorsa fondamentale nella riscoperta del repertorio antico e nella ricerca musicologica. Una donna incredibile per la sua forza che ha fatto della ricerca e dell’approfondimento le coordinate di una vita intera, senza mai smettere di credere ai propri sogni in un’epoca in cui non era affatto facile per una signora renderli realtà.

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