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Victor Borge. Una miscela esplosiva di musica e comicità

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“L’umanità si prende troppo sul serio. È il peccato originale del mondo. Se l’uomo delle caverne fosse stato capace di ridere, la storia sarebbe stata diversa”, scriveva Oscar Wilde e come lui molti scrittori, poeti, artisti, uomini di cultura e di pensiero nel tempo hanno dedicato una riflessione alla comicità. Far ridere non è cosa semplice, ci vuole intelligenza, spirito di osservazione della realtà, capacità di intercettare il sentire comune, fantasia, immaginazione. Persino Chopin si pronunciò sull’argomento. A lui è attribuita la frase: “Chi non ride mai non è una persona seria”. L’avreste mai detto che il delicato e malinconico compositore polacco potesse tenere in così alta considerazione una risata? Memori dei leggendari siparietti mozartiani e di una ricorrente descrizione istrionica della sua personalità, non è così frequente rintracciare tra i musicisti una intenzionale e studiata comicità. Forse questo accade perché nella comune accezione alla musica si attribuisce un fine differente dal far ridere che è quello di commuovere, di comunicare nel suo linguaggio agilmente intellegibile da tutti, come se la risata fosse qualcosa di meno nobile delle lacrime. Il retaggio è antico ma facilmente contestabile se pensiamo ai benefici che ridere porta all’umanità tutta e talvolta anche al pubblico dei concerti, perché no?

“La risata è la distanza più breve tra due persone” affermò il pianista e comico Victor Borge ed è proprio di lui che oggi vogliamo parlare, di un artista che con le sue performance ha raggiunto una grandissima notorietà in tutto il mondo.

“Victor Borge è famoso in tutto il mondo come il pianista più divertente della Terra”, fu scritto sul Washington Post alcuni anni fa. E ottiene tante risate alla tastiera quante sotto la tastiera. Borge ha tradotto in arte il trovare scuse per non suonare il piano: cadendo dalla panchina, scacciando mosche immaginarie, fermandosi per rimproverare un membro del pubblico che arriva in ritardo, ricordando improvvisamente uno scherzo o un aneddoto. ” Un tempismo comico che ha raggiunto il suo pubblico in maniera fulminea, ma non solo, aveva doti pianistiche eccellenti e quando suonava lo faceva sul serio. Tutto questo lo ha passato alla storia come “il Grande Danese”.

Victor Borge, pseudonimo di Børge Rosenbaum, era nato infatti a Copenaghen, in Danimarca, il 3 gennaio del 1909 ed era stato avviato allo studio del pianoforte all’età di 3 anni dalla madre, a sua volta pianista. Il talento precoce e sorprendente del ragazzino gli valgono una borsa di studio al Royal Danish Music Conservatory e da lì, grazie ad altre borse di studio, riesce a studiare a Berlino e a Vienna con Frederic Lamond ed Egon Petri. Inizia così la sua carriera pianistica come musicista classico, ma ben presto emerge il suo prorompente talento comico e dà vita a un’esplosiva miscela di comicità e musica che lo porta ad affermarsi rapidamente sulla scena della penisola scandinava.

All’avvento del nazismo e con l’invasione della Danimarca nel 1940, in molti dei suoi spettacoli non manca di lanciare velenose frecciate all’indirizzo di Hitler e dei suoi seguaci, tanto da finire ben presto in una lista nera che lo porterà a fuggire e a rifugiarsi negli Stati Uniti.

Borges arriva negli USA senza soldi e senza conoscere una parola di inglese. Si dice che abbia imparato la lingua guardando film. Qui cambia nome e riadatta le sue performance per il pubblico americano. Una volta ebbe a dire: “Fondamentalmente non c’è differenza tra l’umorismo scandinavo e l’umorismo americano perché quando suoni una cosa al contrario non devi avere una lingua per farlo”.

Borge in questi anni americani lavora alla radio con Bing Crosby nel suo Kraft Music Hall, recita con Franck Sinatra nel successo cinematografico Higher and Higher, debutta come attore operistico, si esibisce alla radio, in televisione, a Broadway, dove, con la sua Comedy in Music stabilisce il record della commedia più longeva con le sue 849 recite, in enormi arene sportive, nei teatri dell’opera e alla Casa Bianca.

Ha diretto importanti orchestre e non si è astenuto dall’impegno sociale, istituendo ad esempio nel 1963 il fondo Thanks to Scandinavia, in segno di gratitudine verso coloro che avevano rischiato le loro vite in Scandinavia per salvare esseri umani dall’olocausto. Grazie queste borse di studio moltissimi studenti e scienziati scandinavi hanno potuto studiare e fare ricerca begli Stati Uniti.

Victor Borge lascia questo mondo il 23 dicembre del 2000, ma non ci lascia soli. La sua musica e le sue performance restano e continueranno a regalarci quel sorriso che tanto fa bene all’anima.

 

 

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