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Umberto Petrin e gli infiniti linguaggi della musica. Intervista

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Umberto Petrin e gli infiniti linguaggi della musica. Intervista

a cura di Paola Parri e Giulio Cinelli

 

Eclettico e colto, Umberto Petrin è figura poliedrica in ambito musicale. La sua musica sfugge a una grammatica unica, la sua sintassi è composita. Il jazz è solo uno degli idiomi parlati da questo pianista e compositore che dalla conoscenza e dall’assimilazione, dallo studio accurato e da un personale lavoro di sintesi, distilla un suo stile denso di vastissimi riferimenti culturali.

Non poco c’entrano in questa operazione l’amore profondo di Petrin per la poesia, un interesse autentico coltivato nel tempo e praticato con assiduità, l’attenzione verso il teatro, le sue letture, una instancabile curiosità intellettuale e tutto quanto attenga alle molteplici accezioni che possiamo conferire alla parola, vaga quanto vasta, cultura.

La storia musicale di Umberto Petrin è lunga e articolata, costellata da collaborazioni illustri con esponenti del jazz di tutto il mondo, da Cecil Taylor a Lee Konitz ad Anthony Braxton solo per citarne alcuni, così come il suo legame con i poeti e il teatro (e anche qui citeremo solo Stefano Benni, Giuseppe Cederna, Milo De Angelis) che lo ha visto esibirsi in numerosi teatri.

Tutta la sua attività è contrassegnata dal costante dialogo tra differenti linguaggi artistici, in una ricchezza culturale che Petrin attualmente trasmette anche ai suoi giovani allievi attraverso l’attività didattica svolta presso il Conservatorio “Nicolini” di Piacenza.

Recentemente ha pubblicato in duo con Gianluigi Trovesi “Twelve colours and Sinesthetic Cells” (Dodicilune/IRD), che reca come sottotitolo “Thinking of Alexandr Skrjabin”. Il lavoro in studio include nove brani ispirati a frammenti di preludi skrjabiniani e dodici improvvisazioni ispirate alla nota tabella sinestetica che il compositore russo aveva creato inventando un legame tra lo spettro dei colori e il carattere espressivo della musica da lui composta.

Un ritorno a una sorta di antico amore quello di Petrin, che infatti nel 1996 aveva pubblicato per l’etichetta Philology “Breaths and Whispers” in duo con Lee Konitz, altra registrazione ispirata dalla musica di Scrjabin.

Ne abbiamo parlato con Umberto Petrin in persona in occasione del concerto che ha tenuto a Cremona Musica-Piano Experience nell’ambito dello Steingraeber Piano Festival.

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