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Remo Vinciguerra. Il Maestro

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Il Maestro Remo Vinciguerra ci ha lasciati. La parola maestro sembra sia stata inventata proprio per Remo Vinciguerra. Oggi la associamo all’eccellenza, ai grandi direttori d’orchestra, ai grandi artisti, e Remo un grande lo era senza ombra di dubbio. Ma pensiamo all’accezione più pura di questa parola, a quella definizione che restituisce il significato di qualcuno che trasmette il proprio sapere, le proprie conoscenze ai suoi allievi e immaginiamo quello dell’insegnamento come un mestiere e un’arte che senza vocazione, senza spirito di servizio, perdono senso. E allora sì che possiamo affermare con assoluta certezza che Remo Vinciguerra è stato un grande Maestro.

Non basterebbe un giorno intero a raccontare la biografia artistica e l’esperienza didattica del Maestro, vogliamo invece raccontare ciò che lo rendeva speciale.

Remo Vinciguerra sin dal nostro primo incontro ci colpì per l’empatia che era capace di stabilire con chiunque entrasse in relazione con lui, per quell’aria di familiarità che immediatamente si creava. Il suo entusiasmo era contagioso. La cosa che traspariva, quando parlava del suo lavoro, era la profonda convinzione che chi si avvicina allo studio di uno strumento deve farlo divertendosi. Scardinava la rigidità della didattica in favore di un approccio improntato al gioco, affidandosi a quella che riteneva la risorsa più preziosa per l’essere umano, cioè l’immaginazione.

Chiunque sia entrato in contatto con Remo Vinciguerra sa bene di cosa parlo. Le sue parole erano dirette e sincere, dense di metafore che con umanità riportavano l’astrazione della teoria musicale a un’esperienza concreta di vita, quella vita segreta del cuore che ognuno di noi coltiva. E infatti la musica per Remo era uno strumento di reale miglioramento della persona, qualcosa da conoscere e amare per diventare esseri umani migliori, un valore aggiunto che ci riporta a valori autentici e positivi. Attento osservatore della società contemporanea, non perdeva mai d’occhio l’evoluzione della vita dei giovani e quando parlava delle idiosincrasie del mondo contemporaneo si infervorava molto, caldeggiando il recupero di una perduta semplicità dei sentimenti, di un’onestà e una moralità che sembravano in declino e che una formazione musicale diffusa riteneva avrebbe potuto ritrovare.

La musica, linguaggio inclusivo, è stata la sua lingua e, nel perseguire con passione e dedizione la diffusione della sua conoscenza il Maestro ci aveva davvero messo le mani. Come? Con le numerosissime pubblicazioni dei suoi volumi didattici, centinaia di composizioni che Remo Vinciguerra aveva pensato e messo su carta per tutti i suoi allievi, brani in stile jazzistico e moderno in cui diversi linguaggi si univano in una meravigliosa formula in grado di educare, ma allo stesso tempo di soddisfare quel desiderio di musicalità che chiunque studi uno strumento ambisce a soddisfare sin dai primi passi. Non c’era l’ambizione a sostituire, bensì ad integrare la didattica tradizionale per appassionare anche gli allievi più difficili con quella caratteristica di immediatezza che sapeva conquistare dalle prime note.

Dai Preludi colorati ai Preludi nel Parco, da Primo Jazz a Storia delle note, da Nuances alle Favole Pentagrammate, dai Sogni musicali ai Notturni o ancora a Una fantastica storia della musica raccontata ai ragazzi, sono oltre 60 i titoli delle pubblicazioni di Remo Vinciguerra per le Edizioni Curci.

Il Maestro era anche un eccellente pianista e anzi, proprio dal suo percorso di ricerca nel pianismo jazz e dai suoi numerosi concerti in formazioni jazzistiche di rilievo nascevano molte delle idee che ha poi trasferito nella didattica, non solo nella composizione, ma anche nell’esperienza di insegnamento nella scuola. Da poco era andato in pensione e in una delle nostre ultime conversazioni mi confessò la grande nostalgia per i suoi allievi, a testimoniare di quanto e come l’insegnamento fosse per lui una ragione di vita. Amava i suoi ragazzi, così come amava anche tutti coloro che ha incontrato seppure per breve tempo.

Noi di Pianosolo portiamo nel cuore il ricordo della sua preziosa presenza ai nostri workshop, giornate dense di emozioni in cui l’entusiasmo di Remo era trascinante e inarrestabile. In particolare in occasione del workshop “Come ti insegno a comporre”, realizzato in collaborazione con le Edizioni Curci, sua storica casa editrice, Remo Vinciguerra fu in grado di portare 25 principianti assoluti ad elaborare composizioni originali e a pubblicare un volume che le conteneva, senza apparente sforzo, in un clima di convivialità da grande famiglia.

Ci mancherà il Maestro Vinciguerra, moltissimo, ma quello che ci lascia è un patrimonio inestimabile di musica, quella scritta che rimane nei suoi libri e vive ogni volta che un allievo o un musicista la esegue, e quella che ci ha instillato nel cuore, che non si vede, ma c’è.

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