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Rafal Blechacz, Johann Sebastian Bach (2017 Deutsche Grammophon)

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Rafal Blechacz, Johann Sebastian Bach (2017 Deutsche Grammophon), 5.0 out of 5 based on 1 rating

Rafal Blechacz, Johann Sebastian Bach (2017 Deutsche Grammophon)

Da Bach si parte e a Bach sempre si ritorna. Questo sembra insegnarci il percorso musicale di numerosi artisti. Da testo di studio a potente strumento espressivo la musica di Johann Sebastian Bach rappresenta in un certo senso quell’inevitabile capitolo di un libro da non chiudere mai.

Il pianista polacco Rafal Blechacz, dopo essersi guadagnato un’ottima reputazione con le sue interpretazioni del conterraneo Chopin, vincendo anche l’omonimo concorso internazionale di Varsavia nel 2005, registra per Deutsche Grammophon alcune delle composizioni che Bach incluse nella raccolta del Clavier-Übung.

È lo stesso Blechacz a raccontare, nelle note di copertina della registrazione, del suo amore giovanile per l’organo e per la musica di Bach: “Fin dall’inizio Bach è stato fondamentale per il mio sviluppo come pianista. Originariamente in realtà ero affascinato dall’organo, e i miei ricordi di infanzia sono strettamente associati al suono dell’organo in chiesa. In effetti, volevo anche diventare un organista. E anche dopo che era diventato chiaro per me che il mio strumento era il pianoforte, ero ancora determinato a suonare Bach”.

    Blechacz illumina ed esalta la complessa architettura contrappuntistica della scrittura di Bach e lo fa con il moderno pianoforte senza comunque eroderne i fondamenti, nel solco di un grande rispetto ma anche di una personale visione.

    Il delicato e perfetto intreccio delle linee orizzontali e verticali di questa scrittura è sempre ben percepibile. Il suono è pulito, cristallino, alieno comunque da qualunque algidità, ed evidenzia con efficacia il gioco polifonico delle parti che creano un insieme perfetto.

      Nella visione dell’artista la poetica sentimentale di Chopin sembra trapassare in maniera naturale nelle strutture bachiane senza tuttavia snaturarle, deviandone piuttosto i contenuti verso il contemporaneo. Lo si percepisce nei movimenti di danza delle due Partite presenti nella registrazione ad esempio, dove un entusiasta slancio ritmico si sviluppa nel senso della velocità e dell’energia, ma ancor di più nei movimenti lenti delle altre composizioni, dove il pianoforte offre ampio spazio a dinamiche infinite a incastonare nella giusta cornice i momenti più introspettivi e contemplativi di questa musica. Terrena e divina, gioiosa e drammatica, ascetica e umana, la musica di Bach ancora una volta si svela come un macrocosmo da cui estrapolare significati molteplici senza svelarne mai il mistero.

        Rafal Blechacz sta al gioco e piega la sua straordinaria abilità tecnica al servizio di questa musica e di ciò che riesce a scorgervi attraverso la sua sensibilità. Lo fa senza artifici, con una naturalezza che attiene appunto a qualcosa che si ama profondamente.

        “Naturalmente è molto importante essere bene informato sullo stile barocco e sulle opere e il compositore. Ma a volte sento che è ancora più importante ascoltare il tuo cuore e il tuo intuito”.
        Il suo gesto è libero e si dispiega sulla tastiera in una visione unitaria.
        Il suo Bach è vivo.

        Tracklist: Italian Concerto; Partita No. 1 in B-flat major; Four Duets; Fantasia & Fugue in A minor; Partita No. 3 in A minor; Jesu, Joy of Man’s Desiring (arr. Myra Hess)

        Pianosolo consiglia

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