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Rachmaninov fa battere forte il cuore: l’esperimento di Yuja Wang

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Quante volte avete sentito accelerare il battito del vostro cuore mentre ascoltavate musica? Che sia classica, pop, rock, jazz o altro, la musica si pone sempre come veicolo privilegiato di quelle che chiamiamo emozioni e che difficilmente sappiamo esprimere con la comunicazione verbale. Accade però che certa musica ci faccia battere il cuore più di altra. Quale musica? A questa domanda non può darsi una risposta univoca, perché l’emozione ha sempre il connotato fondamentale della soggettività, tuttavia possiamo affermare con relativa certezza che la musica di Rachmaninov suscita in moltissime persone sentimenti forti, muove e commuove e lo fa in virtù di quella speciale combinazione di elementi melodici, ritmici, armonici che il compositore ha saputo mettere su carta e che creano una poetica sempre estremamente suggestiva.

Mettendo da parte le considerazioni che può fare un qualunque ascoltatore, lo sapevate che anche il cuore di chi quella musica la suona può davvero battere molto forte durante l’esecuzione? E sapevate che se c’è un’orchestra insieme al pianista può accadere che i cuori arrivino a battere quasi all’unisono?

Un “Everest Musicale”!

C’è chi si è affacciato nei meandri del cuore di una pianista molto nota, Yuja Wang, per capire dove, come e quando il cuore dell’artista ha intensificato il suo battito. Come? Monitorandone il ritmo cardiaco. Yuja Wang nel gennaio del 2023 insieme al direttore Yannick Nézet-Séguin e alla Philadelphia Orchestra ha tenuto un concerto unico nel suo genere alla Carnegie Hall di New York. La pianista ha infatti dato vita a una sorta di “maratona” dedicata alla musica di Sergej Rachmaninov e in due ore e mezzo di performance ha eseguito i Concerti per pianoforte n.1, 2, 3 e 4 e la Rapsodia su un Tema di Paganini del compositore russo. Tanto per farvi  un’idea di cosa significhi concretamente: 621 pagine di partiture e oltre 97.000 note! Il New York Times ha definito il recital un “Everest Musicale” e come dar torto ai giornalisti che hanno coniato questa curiosa definizione? Tra un concerto e l’altro Yuja Wang ha cambiato ogni volta d’abito e con le necessarie pause la serata ha avuto una durata complessiva di 4 ore e 10 minuti.

L’esperimento

In occasione della serata Yuja Wang ha indossato un dispositivo portatile per monitorare la sua frequenza cardiaca durante la performance. La stessa cosa hanno fatto il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin, alcuni membri dell’orchestra e anche alcuni spettatori. L’obiettivo era rivelare cosa accade ai cuori delle persone quando la musica di Rachmaninov tocca le loro anime. Il monitoraggio ha rilevato continue variazioni del battito cardiaco della pianista che ha raggiunto una frequenza elevata durante l’esecuzione di alcuni passaggi particolarmente impegnativi come il finale del Concerto n.3, il famigerato “Rach 3” (146 BPM).

Il grafico con i dati rilevati è stato mostrato poi alla pianista che ha osservato che la sua frequenza cardiaca tendeva a salire durante i passaggi con più note o con un tempo più veloce e un volume più alto, ma in realtà, se guardiamo passaggi più lenti o con un numero inferiore di note, possiamo notare come a tratti la frequenza non si discosti da quella rilevata in sezioni tecnicamente più impegnative. Segno che lo sforzo non è solo fisico e mentale, ma talora anche intensamente emotivo.

Sincronie

Uno dei risultati più interessanti di questo esperimento è stato confrontare il ritmo del battito di YuJa con quello del direttore Yannick Nézet-Séguin, confronto da cui è emersa una certa sincronia in alcuni momenti della maratona Rachmaninov. Questa sincronia è stata rilevata sorprendentemente anche in quei momenti in cui la pianista eseguiva sezioni complesse in solitaria e l’orchestra quasi taceva impegnando dunque meno la direzione.

Cosa significa? Non è forse l’indizio di un processo empatico che parte dalla scrittura di Rachmaninov e arriva pienamente a esprimersi in chi quella musica la esegue? Un’orchestra in fondo è come una grande comunità che lavora in vista di un obiettivo comune, un microcosmo le cui componenti funzionano solo se lavorano bene insieme in uno spirito di condivisione che forse nasce come processo razionale, ma non può non avere esito positivo se non in presenza di una forte connessione emotiva.

La musica di Rachmaninov, dunque, fa battere forte il cuore. Talvolta anche all’unisono!

 

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