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Quanto è importante suonare a casa

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Per imparare a suonare il pianoforte, quanto è importante lo studio a casa?

Per rispondere a questa domanda, parto da un excursus che riguarda la mia infanzia. Quando ero piccolo, come ogni bambino, avevo tanta voglia di fare e di conoscere cose nuove e chiedevo ai miei genitori di iscrivermi a tanti corsi diversi.

Infatti, ho frequentato taekwondo, karate, calcio, basket e così via. Tutte queste attività, però, le ho sempre svolte una alla volta poiché i miei genitori ritenevano opportuno non soddisfare quelli che avrebbero potuto essere solo “capricci” passeggeri.

Questo è stato positivo, perché ho potuto concentrarmi e focalizzarmi su un’attività alla volta.

Oggi, invece, mi capita di vedere molti ragazzini che fanno tante attività, dividendo la propria attenzione tra tutte, anche se si tratta di attività completamente diverse l’una dall’altra.

Con tutto il rispetto per gli sport (che amo tantissimo), non si possono paragonare, ad esempio, il calcio e il basket allo studio di uno strumento musicale come il pianoforte.

    Mi soffermo sull’esempio del basket: generalmente, prima che questo sport diventi un’attività agonistica, ci si allena due o tre volte a settimana e, nel fine settimana, si gioca una partita.

    Quindi l’allenamento è limitato solo a quei due o tre giorni a settimana (perché non è molto frequente avere un canestro a casa che permetta di esercitarsi ulteriormente).

    Invece, per quanto riguarda lo studio di uno strumento musicale come il pianoforte, ci si può esercitare a casa dalla mattina alla sera, addirittura anche di notte, se si possiede un pianoforte digitale e si indossano delle cuffie!

    Tornando al confronto con gli sport di squadra, allenandoti quelle due o tre volte a settimana, è proprio durante quegli allenamenti che puoi migliorare.

    Puoi allenarti anche da solo con dei tiri liberi o esercitandoti sul terzo tempo, ma arriva sempre il momento in cui devi confrontarti anche con i compagni di squadra per provare degli schemi, delle marcature e così via.

    Invece, nello studio di uno strumento solistico come il pianoforte, puoi stare da solo, continuare ad esercitarti ed allenarti da solo e vedere i risultati da solo.

    Inoltre, ricordo un aspetto che non mi piaceva (e non mi piace ancora) degli sport di squadra.

    Dopo la vittoria di una partita, il clima era di festa e tutti eravamo migliori amici ma, lo stesso non si poteva dire dopo una sconfitta, poiché, in quell’occasione, ci si addossava la colpa l’un l’altro, senza assumersi ognuno la propria responsabilità.

    Lo studio del pianoforte, poiché è un’attività individuale, dimostra che se riesci in quella cosa è solo merito tuo e ugualmente, se non ci riesci, la colpa è solo tua.

    Da un certo punto della mia vita, infatti, ho sempre fatto cose individuali, cioè cose che mi rendevano responsabile al 100%, come giocare a scacchi e suonare il pianoforte appunto: attività in cui se hai successo, questo è da attribuire solo a te stesso.

    Tornando alla domanda posta all’inizio e quindi all’importanza dello studio a casa, racconto un aneddoto che riguarda una mia allieva.

    Un anno e mezzo fa, si è rivolta a me un’allieva per imparare a suonare il pianoforte. Si trattava di un’insegnante universitaria di matematica, quindi una donna con una certa cultura.

    Come faccio per ogni allievo, ho realizzato un percorso personalizzato.

    Personalizzato perché a me non piacciono i percorsi uguali per tutti dal momento che ognuno ha le proprie esigenze, le proprie difficoltà, i propri obiettivi (vuole imparare a suonare musica classica o moderna, vuole semplicemente divertirsi nel tempo libero e così via).

    Secondo me non è molto efficace proporre un percorso uguale per tutti, nonostante le differenze di provenienza e di obiettivi degli allievi.

    Nel mio metodo si parte dagli esercizi di lettura perché la cosa iniziale da imparare è la decifrazione e la comprensione di uno spartito.

    Quindi, ho preparato personalmente degli esercizi: infatti, ho notato, con mio dispiacere, che c’è difficoltà a reperire dei libri con esercizi e addirittura che è impossibile trovare libri con esercizi di lettura di note in chiave di basso.

     

    Con riferimento a questi ultimi, data l’inesistenza in letteratura, ho creato un corso che racchiude 50 esercizi sull’argomento.

    Ti dico questo perché, per imparare la chiave di basso, non basta solo suonare ma bisogna anche fare esercizi di lettura e, svolgendo questi 50 pratici esercizi, avrai degli enormi miglioramenti in poco tempo.

    Ho assegnato, quindi, all’allieva due soli esercizi che poteva svolgere comodamente nel suo tempo libero, dedicandoci pochi minuti ogni giorno.

    Proprio la costanza maturata durante la settimana avrebbe prodotto dei risultati a fine settimana!

    Durante la lezione successiva, la prof di matematica mi dice che ha svolto gli esercizi: sotto ogni nota aveva scritto quale fosse. Purtroppo, il compito non era quello di scrivere i nomi delle note, ma di sforzarsi di capire ogni volta che nota fosse, senza appuntare nulla.

    Avevo giustificato quel comportamento perché probabilmente, data la sua materia di insegnamento, fosse abituata a scrivere molto.

    Così, le ho proposto un nuovo compito: le ho dato una pagina con degli esercizi da fotocopiare in diverse copie con lo scopo di svolgere gli esercizi scrivendo i nomi delle note su ogni copia, come se fossero sempre esercizi diversi e senza copiare.

    La settimana dopo, l’insegnante mi consegna un solo foglio “compilato”, giustificandosi dicendo che non trovava utilità nello svolgere lo stesso esercizio così tante volte. Non prendiamoci in giro: ho visto ragazzini di 15 anni fare enormi progressi nel giro di una settimana nella lettura delle note in chiave di basso e non è di certo stato un miracolo!

    La differenza sta solo nel lavoro che ha fatto. Quindi, quanto conta lavorare a casa per migliorare a suonare il pianoforte?

    Conta tantissimo.

    Tra quanti anni posso suonare quel dato brano?

    Di solito, chi inizia a suonare il pianoforte, ha ascoltato un bellissimo brano e gli piacerebbe imparare a suonarlo, così chiede all’insegnante in quanto tempo riuscirà a farlo.

    Può essere una domanda che farà sorridere ma in realtà è una domanda del tutto lecita da fare. La risposta è che non è tanto fra quanto tempo riuscirai a farlo (perché per lo stesso brano puoi metterci un mese o anche anni) ma quello che cambia sono le ore di studio.

    Quindi la domanda corretta sarebbe: fra quante ore di studio riuscirò ad eseguire quel determinato brano?

    Ti faccio un altro esempio che riguarda le auto. Non è detto che un’auto che abbia 15 anni sia vecchia e malconcia: può essere migliore di tante altre auto che hanno soltanto 3 anni di vita ma che hanno percorso 100.000 chilometri.

    L’auto che ha 15 anni magari è stata utilizzata poche volte e per brevi tragitti e quindi potrebbe avere pochi chilometri rispetto a un’auto più sfruttata che ha percorso più strada e che ha raggiunto in pochi anni più di 100.000 chilometri.

    Infatti, per misurare l’usura di un’auto in genere è meglio concentrarsi sui chilometri che ha percorso piuttosto che sugli anni che ha. La stessa cosa vale per il piano: non è importante la quantità di anni dedicati a suonarlo piuttosto le ore passate a studiare.

    Brian Tracy e altri studiosi affermano che per diventare esperti in qualsiasi settore ci vogliano circa 7 anni di lavoro e di stare a stretto contatto con quella cosa. 7 anni equivalgono all’incirca a 10 mila ore di studio, cioè 10 mila ore in cui si studia e si pratica.

    Ovviamente, ci sono tanti livelli intermedi prima di diventare esperti e, secondo me, per il pianoforte i livelli variano da 0 a più infinito, poiché non si finisce mai realmente di imparare.

    Tutto dipende da quanto tempo si dedichi allo studio ogni giorno e, per questo, lo studio a casa è essenziale.

    Non puoi pensare di migliorare considerevolmente a suonare il pianoforte se vai a lezione una volta a settimana e lavori solo in quell’occasione.

    Infatti, un brano puoi portartelo dietro per vari mesi o per anni e magari finisci anche per impararlo, grazie all’aiuto dell’insegnante.

    Però non è “normale” imparare a suonare un brano semplice in così tanto tempo quando invece, lavorando con costanza tutti i giorni, potresti riuscirci molto prima (in poche settimane).

    In definitiva, il lavoro a casa è fondamentale, anzi, è una condizione necessaria per migliorare: quanto più dedichiamo tempo ad una attività, più ci sentiamo coinvolti e diventa come un fuoco che si autoalimenta.

    Se, viceversa, quell’attività la lasciamo da parte, inizia a perdere valore e finiamo per concentrare le nostre energie altrove. Ti invito a riflettere anche sull’investimento che hai fatto (o che hanno fatto per te i tuoi genitori), acquistando un pianoforte.

    Ѐ un peccato ritrovarsi in casa solo un “mobile” bellissimo! Allora, è arrivato il momento di utilizzarlo come si deve.

    Pianosolo consiglia

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