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Chopin aveva ragione: quanto (e come) studiare pianoforte per risultati efficaci

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“Lo sapevi che Chopin chiedeva ai suoi studenti di studiare non più di tre ore al giorno?” Questa domanda, che mi pongo spesso, apre la riflessione su un tema cruciale per ogni musicista: come e quanto studiare il pianoforte. Spesso, infatti, ci si interroga sull’organizzazione delle proprie giornate di studio, sul rischio del “non fare abbastanza” o, al contrario, di cadere nella trappola del “troppo”.

Ed è proprio a quest’ultimo aspetto che il consiglio di Chopin si riferisce: l’overpractice.

L’overpractice: il nemico subdolo dello studio

L’overpractice, letteralmente “eccesso di pratica”, è un fenomeno insidioso che può minare l’efficacia dello studio. Si verifica quando si cade nella ripetizione meccanica e ossessiva, accumulando stress e affaticamento mentale. Questo approccio, apparentemente virtuoso, si rivela in realtà controproducente.

Il nostro cervello ha bisogno di un equilibrio tra concentrazione e dispersione. L’overpractice genera un accumulo di stress che impedisce al cervello di funzionare al meglio, ostacolando l’apprendimento e la memorizzazione.

Un concetto simile a quello dell’overpractice è il mind wandering, ovvero il “vagare della mente”. Anche in questo caso, la concentrazione viene meno, ma in modo diverso: la mente si distrae, si perde in pensieri estranei allo studio.

Sia l’overpractice che il mind wandering sono segnali che indicano la necessità di riorganizzare le proprie sessioni di studio.

L’importanza degli obiettivi e la tecnica del pomodoro

Per contrastare l’overpractice e ottimizzare il tempo dedicato allo studio, è fondamentale avere degli obiettivi chiari:

  • Imparare un brano specifico
  • Leggere una nuova pagina di spartito
  • Mettere a mani unite un passaggio
  • Memorizzare una sezione
  • Risolvere un problema tecnico

Scrivere una lista di obiettivi settimanali e giornalieri aiuta a mantenere la concentrazione e a non disperdere le energie (a tal riguardo ti consiglio un valido alleato nello studio, il quaderno del pianista, realizzato da Giulio Cinelli).

Un’altra tecnica molto utile è quella del pomodoro: si tratta di suddividere lo studio in intervalli di 25 minuti, intervallati da pause di 5 minuti. In questo modo, si alterna la fase di concentrazione massima a momenti di rilassamento, permettendo al cervello di assimilare meglio le informazioni.

È importante sottolineare che le pause non devono essere utilizzate per distrarsi con il cellulare o con altri dispositivi elettronici, poiché questo interrompe il flusso di concentrazione e vanifica l’efficacia della tecnica del pomodoro.

Trovare la propria “bolla di concentrazione”

Al di là di tecniche e strategie, il segreto per uno studio efficace sta nel trovare la propria “bolla di concentrazione”:

  • Ascoltare il suono: concentrarsi sul suono prodotto dallo strumento aiuta a rimanere ancorati al momento presente e a percepire le sfumature dell’esecuzione.
  • Verbalizzare: commentare ad alta voce ciò che si sta suonando aiuta a individuare eventuali errori e a migliorare la comprensione del brano.
  • Correggere: non avere timore di fermarsi e correggere eventuali errori o imprecisioni.
  • Cambiare colore: variare l’intensità del suono e la dinamica dell’esecuzione aiuta a rendere l’interpretazione più espressiva e coinvolgente.
  • Dare una direzione: immaginare una direzione, un obiettivo musicale per ogni frase o passaggio, aiuta a dare un senso all’esecuzione e a renderla più coerente.

L’importanza della costanza e della passione

Come per ogni disciplina, anche nello studio del pianoforte la costanza è fondamentale. Non importa quante ore si dedicano allo studio ogni giorno, l’importante è farlo con regolarità e impegno.

Soprattutto, è fondamentale coltivare la passione per la musica e per il pianoforte. La motivazione e l’entusiasmo sono il motore che ci spinge a superare le difficoltà e a raggiungere i nostri obiettivi.

Seguendo questi consigli, e ricordando la saggezza di Chopin, possiamo trasformare lo studio del pianoforte in un’esperienza gratificante e ricca di soddisfazioni.

Per domande, dubbi ed informazioni commenta questo articolo, sarò lieto di risponderti personalmente. E se ancora non lo hai fatto… visita il nuovo corso progressivo di Pianosolo Maestro, per iniziare o riprendere a studiare il pianoforte con passione e risultati.

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1 commento

  1. Tre ore intervallate da brevi pause ogni venticinque minuti va bene, sembra molto ragionevole, però a ridosso di un saggio, durante l’ultimo mese, non potrebbe essere efficace fare anche due sessioni a distanza, per esempio tre ore la mattina e altre due-tre verso la sera?

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