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Pompa-Baldi plays Roberto Piana. A colloquio con il compositore e il pianista

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Pompa-Baldi plays Roberto Piana. A colloquio con il compositore e il pianista

Una registrazione uscita per i tipi della Centaur Records suggella uno dei sodalizi artistici più interessanti della scena musicale del nostro tempo, quello stretto tra il compositore Roberto Piana e il pianista Antonio Pompa-Baldi. Il cd contiene infatti 25 Preludi Pittorici e una Sonata per pianoforte a firma di Roberto Piana nell’esecuzione di Antonio Pompa-Baldi che addirittura della Sonata è il committente diretto. I Preludi, pur nelle dimensioni ridotte della forma preludio tanto cara a Chopin ad esempio, ma anche a Rachmaninov o a Scriabin andando avanti nel tempo, rivelano una scrittura essenziale eppure molto ricca e al contempo di agevole ascolto. Legate ad altrettanti dipinti, queste composizioni indagano il rapporto profondo tra musica e arti figurative, non indulgendo al mero descrittivismo, quanto piuttosto suggerendo all’immaginario individuale rappresentazioni inedite, una visione più attinente allo spirito che alla materia pittorica. Repentini i cambi di atmosfera da un Preludio all’altro, eppure la raccolta contiene una sua unità che si raccoglie sotto il segno dello stile personale del compositore di cui Antonio Pompa-Baldi dà una lettura a sua volta filtrata da una personalità artistica ben definita, entrando nella partitura non solo con le dita, ma in primo luogo con la mente e con il cuore.

Proprio Antonio Pompa-Baldi ha commissionato a Piana la Sonata che possiamo ascoltare in questa registrazione, una composizione articolata in cinque movimenti e dalla durata consistente. Un’opera dunque di grandi dimensioni che lo stesso Pompa-Baldi non esita a definire evocativa nella ricchezza della scrittura musicale e nelle possibilità interpretative che apre.

Roberto Piana non ama essere incasellato in definizioni stilistiche preconfezionate e questa sua musica ne conferma di fatto l’unicità. Una registrazione saldamente legata al nostro tempo che non dimentica però i migliori capitoli della storia della musica d’arte. Un contributo importante al repertorio del nostro tempo che trova un’interpretazione

Ne abbiamo parlato con i protagonisti di questo lavoro in questa doppia intervista.

Roberto Piana

Paola Parri: Preludi Pittorici: un titolo programmatico rafforzato dalla titolazione dei 25 brani di questa raccolta che corrispondono a quelli di altrettante opere pittoriche e che rimanda a una inevitabile connessione tra musica e arti figurative. Come nasce il concept di questa registrazione?

Roberto Piana: Ho sempre creduto in un profondo legame tra suono e immagine. Un rapporto espresso mediante riferimenti talvolta espliciti, talora più allusivi. Diciamo che la mia passione per la pittura ha poi agevolato l’operazione di trasferimento dall’immagine pittorica alla forma musicale. Un lavoro per niente semplice ma molto avvincente e soprattutto mai definitivo. Infatti, potrei tornare sugli stessi dipinti e scrivere musica nuova, completamente diversa.

Antonio Pompa-Baldi conosceva e aveva già eseguito l’intero ciclo dei Preludi pittorici. Voleva realizzarne un disco ma accostando un’opera di vaste proporzioni. Gli chiesi se poteva andar bene una sonata. L’idea fu ben accolta e mi avventurai nella scrittura della mia prima sonata per pianoforte.

P.P.: Quali sono stati i criteri di selezione delle opere pittoriche che hanno ispirato la stesura di questi 25 Preludi?

R.P.: Direi che i criteri adottati sono di matrice prevalentemente emotiva. Ho selezionato venticinque dipinti scegliendo tra un campionario vastissimo di lavori che conosco e amo. E devo dire che non è stato un compito facile. Non ho voluto seguire nessun indirizzo stilistico o culturale ma semplicemente affidarmi ai sensi. La scelta è caduta su opere note, come il Bal du moulin de la Galette di Renoir, o Noël 1903 di Alfons Mucha, ma anche su dipinti meno popolari come Nerissa di Godward, o Eucharis A Girl with a Basket of Fruit di Lord Frederick Leighton. Una volta operata la scelta, gli accostamenti sono stati meno casuali. Anzi, in taluni casi, direi che i dipinti sono stati collocati con precisa volontà e rigore.

P.P.: Il numero 25 scardina il tradizionale 24 ad esempio dei Preludi di Chopin o dell’opera di Bach. Ha un significato particolare? C’è una simbologia numerica sottesa a questa scelta?

R.P.: Sì, il 25 possiede un significato numerologico sovversivo. Inoltre il 25 è 2 + 5, cioè 7, il numero che rappresenta la Creazione, un numero dalla connotazione esoterica e magica. Il 25 lo preferisco, mi allontana da Chopin ma mi avvicina ad Alkan e ai suoi 25 Preludi. I Preludi pittorici inoltre si reggono su un rapporto aureo. Non è casuale che nel momento di maggiore intensità espressiva, o momento aureo, figuri il preludio ispirato al Christ in the Wilderness del pittore Ivan Nikolaevich Kramskoy. Cristo nel deserto, in preghiera. Una figura, carica di grande significato simbolico e peraltro molto attuale.

P.P.: Stilisticamente la scrittura sembra connotarsi con un approccio sonoro moderno eppure non immemore della tradizione antecedente alle avanguardie. Lo stile e il modus compositivo di Roberto Piana può avere un’aggettivazione univoca? Quale eventualmente?

R.P.: Debussy si angustiava del fatto che la sua musica potesse essere incasellata o definita come impressionista. Devo dire che ne capisco il tormento. Nel mio piccolo aspiro anche io a non essere vincolato ad un cliché, ad una moda passeggera o, peggio ancora, assoggettato a forme o espressioni preconfezionate. Però, come giustamente ha rilevato, la mia scrittura è in un certo senso riconoscibile perché oltre a mantenere saldi i legami con valori che sono andati dissolvendosi con certe avanguardie, risulta moderna, ossia intelligibile, accessibile a chi vive in questi giorni, a chi vive il presente. È un aspetto legato alla comunicazione e che reputo di fondamentale importanza. Decifrabile senza essere scontato. Accessibile ma profondo. Questo è il mio credo.

P.P.: In questa registrazione al pianoforte ascoltiamo Antonio Pompa-Baldi, dal quale è stata commissionata la Sonata per pianoforte. Quando e come nasce questo sodalizio artistico tra compositore e interprete? E soprattutto cosa significa scrivere musica per un pianista specifico?

R.P.: Tutto è nato qualche anno fa grazie ad uno scambio di mail. Io conoscevo Antonio Pompa-Baldi già da molto tempo, grazie anche ai cd e ai video dei suoi concerti che circolavano in rete. Personalmente rimasi rapito al primo ascolto. Oltre l’evidente pianismo da vero fuoriclasse, mi impressionò la profondità delle sue interpretazioni, lo stile assolutamente personale, non uniformato a certi standard. Successivamente, oltre all’eccelso artista, conobbi la magnifica persona. Grazie a questi presupposti, ho vissuto il nostro sodalizio artistico in maniera molto serena, naturale e sempre mosso da grande entusiasmo e curiosità. Il primo lavoro che mi ha commissionato risale a circa sei anni fa, si tratta di un brano dedicato a Liszt che Antonio voleva inserire in un programma per la Liszt Society di San Francisco. Ero veramente onorato da questa richiesta e non potevo certo farmi sfuggire l’occasione. Scrissi qualcosa di virtuosistico, con qualche passo anche ostico, insomma, un lavoro abbastanza spettacolare, degno del buon Liszt. Ricordo che gli inviai lo spartito. Passarono pochi giorni e, via mail, mi vidi recapitare la sua registrazione del brano. Perfetta! Compiuta in ogni dettaglio scritto e soprattutto non scritto in partitura. Antonio intuisce e realizza sempre alla perfezione anche le più recondite intenzioni del compositore, scava e trova la verità. Magnifico!

P.P.: La struttura della Sonata è di ambiziosa concezione, con i suoi cinque movimenti e una durata temporale molto ampia. All’interno si percepisce una concezione orchestrale alla quale lo strumento pianoforte adempie pienamente, con una incessante alternanza di varietà di registro. Può descriverci questa struttura e illustrarci quali sono state le difficoltà maggiori a livello di scrittura?

R.P.: Come ha giustamente osservato, il tipo di scrittura lascia intuire una proiezione verso realtà timbriche che trascendono le possibilità del pianoforte e ambiscono piuttosto all’orchestra. Ovviamente con tutte le sue ripercussioni: la scrittura densa polifonicamente, la fitta stratificazione sonora e quindi la necessità di una ampia palette di colori da parte dell’interprete.

La Sonata è piuttosto ampia, circa trentotto minuti di musica suddivisa in cinque movimenti. Con il suo profluvio di note, potrebbe apparire un’opera riconducibile ad un ambito stilistico tardoromantico, direi invece che lo sguardo, nostalgico, disincantato e talvolta ironico, è rivolto ad un tempo ancor più remoto. Penso in particolare al primo movimento, Ouverture, o al quarto, Badinage. Quest’ultimo è abbastanza bislacco. Tripartito, con una sezione centrale costituito da un tema e cinque variazioni. Il susseguirsi delle variazioni, gradualmente, delineano un tema che solo nell’ultima variazione riconosceremo essere il quarto Preludio pittorico. Un bizzarro processo inverso che però stabilisce un legame tra Preludi e Sonata.

Nella stesura della Sonata non credo di aver trovato particolari difficoltà se non quella di aver dovuto lottare contro giornate apparentemente sempre troppo corte. Impormi una disciplina nel mettere in ordine le tante idee e infine l’impegno di rapportarmi all’interprete e committente, Antonio Pompa-Baldi, con quelle sue straordinarie qualità, capaci di accendere la mia creatività. Sto constatando che il committente e l’interprete sono figure rilevanti che, involontariamente, possono condizionare in maniera radicale il mio operato.

P.P: Una domanda generale sulla sua attività di compositore. Qual è nella sua esperienza il processo creativo che porta alla genesi di un’opera?

R.P.: Ne conosco innumerevoli, testati direttamente sulla mia persona. Si va dalla più spensierata rinuncia di programmi e cognizioni, fino ad una strategica e rigorosa pianificazione. Dal totale rifiuto di input esterni alla vorace ricerca di stimoli culturali, di sollecitazione visive, uditive del mondo che mi circonda. Dalla ricerca ossessiva di un tema al pianoforte, alla disarmante consapevolezza di aver avuto quel tema già nella testa da tempo. Sono un acceso sostenitore di quel sano e misterioso processo chiamato “ispirazione”. Certo, credo molto nella conoscenza e nel “mestiere” ma anche nel suo opposto: nell’irrazionale, nell’inconscio.

Antonio Pompa-Baldi

Paola Parri: Un artista commissiona una Sonata a un compositore. Qual è l’urgenza che ha dettato questa sua richiesta a Roberto Piana?

Antonio Pompa-Baldi: Le prime opere che ho commissionato a Roberto avevano in comune il fatto di essere legate a compositori e musicisti del passato. É questo il caso di “Après une lecture de Liszt”, un tributo lisztiano, come anche delle canzoni di Edith Piaf, che Roberto ha meravigliosamente elaborato in versione per pianoforte solo. Erano dei lavori a tema, per cosí dire. L’unica opera originale di Roberto che avevo eseguito erano i Preludi Pittorici, che adoro. In occasione di un nostro incontro gli ho chiesto di scrivere un’opera originale per me. Ricordo di avergli detto che avrei accettato con entusiasmo qualunque suo lavoro, perché sapevo che me ne sarei innamorato. Parlammo di un’opera di vaste proporzioni. Avevo giá in mente di incidere un CD interamente dedicato a Roberto, in cui avrei incluso i Preludi Pittorici e quest’opera nuova. È cosí che é nata la Sonata.

P.P.: Quando e come è iniziata la vostra collaborazione?

A.P.B.: Nel 2012 trovai su YouTube una registrazione di Roberto che eseguiva il suo “Homenaje a Joaquín Turina” e ne fui folgorato. Iniziammo una corrispondenza, e subito mi si presentarono un paio di occasioni importanti per collaborare, giá alla fine del 2012. Il Festival della Societá Liszt nel 2013 si teneva a San Francisco. Mi invitarono ad esibirmi in recital. Il programma comprendeva opere dedicate a Liszt come i Dodici Studi Op.10 di Chopin, lo Studio Trascendentale “Elegia in Memoria di Franz Liszt” di Lyapunov, ed alcune opere di Liszt stesso (Seconda Ballata, Sposalizio, Parafrasi sull’Ernani). Volevo presentare anche un’opera nuova, ispirata a Liszt. Lo proposi a Roberto, che scrisse per me “Après une lecture de Liszt”, un brano fantastico con un tema originale a fare da filo conduttore e molte citazioni lisztiane da opere famose, ma anche da alcune quasi sconosciute. In quello stesso periodo ebbi l’idea di registrare un CD con mie trascrizioni di alcune “chansons” di Francis Poulenc, assieme a versioni pianistiche di canzoni di Edith Piaf. L’anello di congiunzione tra Poulenc e Piaf é l’Improvvisazione “Hommage á Edith Piaf” di Francis Poulenc, che infatti é l’unica opera originale per pianoforte solo presente sul disco. Roberto elaboró dieci canzoni di Edith Piaf, e lo fece in maniera assolutamente fantastica. Sono dei capolavori. Il disco uscí per la Steinway & Sons nel Settembre 2013. Da allora ho suonato musiche di Roberto in tutto il mondo, e continuo con gioia a farlo.

P.P.: La Sonata composta su sua commissione da Roberto Piana ha una struttura in cinque movimenti e una durata temporale molto ampia. Se dovesse darne una descrizione in qualità di interprete come la descriverebbe?

A.P.B.: Sono convinto che se Claude Debussy fosse vissuto fino a tarda età e avesse scritto una Sonata per pianoforte, l’opera rassomiglierebbe molto a questa. Il primo movimento è come un portale meraviglioso, che invita ad entrare in un mondo fantastico dove colori e profumi ti avvolgono e stimolano i sensi. Si intraprende un viaggio durante il quale si provano emozioni intense, si ascoltano melodie struggenti, ci si perde in questo mondo di armonie lussureggianti, ci si esalta nell’energia della propulsione ritmica. Alla fine resta l’impressione di un’avventura meravigliosa, ma si ha allo stesso tempo la sensazione di non essersi mai veramente allontanati da casa, perché la cellula tematica che si ascolta nell’incipit continua ad essere presente, in maniera piú o meno velata, in tutti i movimenti, e ci sono altri punti di riferimento che ritornano periodicamente, come a rassicurarci. Giunti alla fine, é come se ci destassimo da un sogno in cui abbiamo visitato un mondo meraviglioso, che speriamo di rivisitare.

P.P.: Quali sono le maggiori difficoltà della Sonata?

A.P.B.: Non riesco sinceramente a parlare di difficoltá. Certo, la Sonata richiede una grande padronanza dello strumento, la capacitá di diversificare i timbri, di creare effetti dinamici, colori, e forse anche una certa abilitá meccanica. Tuttavia, non credo si possa parlare di difficoltá, perché è un’opera scritta meravigliosamente per il pianoforte. La concezione é sinfonica, ma lo strumento si presta perfettamente a questo, e l’autore ne sa sfruttare ampiamente tutte le possibilitá.

P.P.: Quali, a suo parere, i punti di forza?

A.P.B.: Il potere di evocare. La forza evocativa della musica di Roberto, e della Sonata in particolare, porta a viverne ogni momento come atto creativo. In genere l’interprete ricrea, piuttosto che creare, e l’ascoltatore riceve degli input piuttosto passivamente. Questa musica, peró, piú di altre mi spinge come esecutore a crearmi ogni volta un mondo di colori ed immagini, che prendono forma diversa nella mente, ad ogni performance. Lo stesso accade ogni volta che l’ascolto. I dettagli dell’esecuzione, fissati nella registrazione, non cambiano, ma la mia reazione agli stessi muta considerabilmente, come mi accade con poche altre opere.

P.P.: Da una struttura articolata e complessa quale quella della Sonata alle piccole forme dei Preludi Pittorici, in cui il legame tra due linguaggi artistici, quello musicale e quello delle arti figurative è molto forte. Questi brani sono davvero pieni di colori musicali. Nella sua interpretazione i colori della partitura di Roberto Piana e quelli delle tele come si sono intersecati? Che tipo di lavoro ha condotto su questi brani?

A.P.B.: È vero che i Preludi sono una collezione di 25 pezzi di piccole dimensioni, peró formano un insieme coeso. Suonarli tutti dal primo all’ultimo dà veramente un senso di compiutezza, nonostante ciascun preludio si ispiri ad un dipinto diverso. Direi che la coesione dell’opera è miracolosa anche perché, pur cogliendo lo spirito e lo stile di ciascun dipinto, e pur provenendo i dipinti stessi da maestri, stili, ed epoche diverse, l’unitá dell’opera si manifesta comunque, attraverso un linguaggio musicale che é unicamente di Roberto Piana. Roberto filtra tutte le sensazioni, emozioni, stimoli intellettuali e reazioni suscitate dai dipinti, e riesce a renderne lo spirito, più che la lettera. La scrittura mi sembra piú essenziale rispetto alla Sonata, ma la semplicitá è solo apparente, in quanto cela una ricchezza interiore straordinaria. Mi piace dire che i Preludi spingono l’interprete a suonare fra le note, più che le note stesse.

P.P.: Il repertorio per un pianista classico spesso è quasi obbligato, muovendosi nel contesto delle partiture dei grandi compositori di epoca, classica, romantica, e via dicendo. Qual è a suo parere il valore aggiunto in termini sia personali che generali della scoperta di brani meno frequentati o addirittura inediti come nel caso di questa registrazione dedicata alla musica di Roberto Piana?

A.P.B.: Sono ormai molti anni che mi dedico con passione alla ricerca e allo studio di repertorio meno conosciuto, o inedito. La quantità di musica scritta per il pianoforte è enorme. Rispetto i musicisti che passano tutta la vita a studiare e ristudiare le stesse opere, perché quando si tratta di capolavori immortali si scoprono sempre nuovi elementi da approfondire, ma io preferisco dedicare molta parte delle mie energie a riscoprire gemme finite nel dimenticatoio, o a scoprirne di nuove. Naturalmente nella mia attività concertistica figurano, e continuano regolarmente a figurare, i più grandi compositori del passato che tutti amiamo e conosciamo, ma accanto a Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Schumann, Liszt, Scriabin, e Rachmaninoff ci sono Hummel, Rheinberger, Medtner, Ferguson, Lyapunov, Nigg, e molti altri nomi purtroppo non noti al grande pubblico. Il valore aggiunto del suonare questo repertorio, in termini generali, è quello di contribuire alla rigenerazione del repertorio, del divulgare opere meravigliose ingiustamente dimenticate. In termini personali, il piacere della scoperta, la freschezza di un repertorio non gravato da decenni o secoli di tradizione interpretativa, mi dà un senso di libertà assoluta. Ricordo bene le emozioni provate, proprio in questo senso, alla lettura dei Preludi Pittorici di Roberto Piana: la gioia della scoperta di un mondo sonoro nuovo ed affascinante, e l’idea di esplorarlo in completa solitudine ed autonomia, assaporandone ogni dettaglio, godendo di ogni sfumatura.

P.P.: Può la musica oggi narrare la contemporaneità, essere specchio della nostra società, o resta sempre in qualche modo un “mondo a parte”?

A.P.B.: La musica è sempre legata al suo tempo, ma lo trascende. Inoltre, elevare l’animo e l’intelletto immergendosi nell’ascolto di un’opera musicale, astratta per natura, aiuta noi a trascendere la realtá stessa, per cui credo che si debba pretendere dalla musica di restare un “mondo a parte”, un mondo migliore, accessibile a chi voglia esplorarlo.

 

 

 

 

 

 

 

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