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Elogio della gentilezza. Il piano solo di Michel Reis in For a Better Tomorrow

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Cosa ti aspetti dal futuro? Qual è la tua visione del domani e quali le prospettive perché sia migliore di oggi? A queste domande ognuno fornisce una risposta totalmente soggettiva, ma forse a contare non è tanto la domanda e nemmeno la risposta quanto quello sta in mezzo, il fare, il cosa renderà migliore il domani. Michel Reis con questa registrazione in piano solo, intitolata appunto For a Better Tomorrow (CamJazz), una cosa la fa per un domani migliore ed è un’azione musicale che si concretizza in undici tracce sonore.

Il piano solo di Reis inanella una serie di soluzioni sonore per cui mi viene da coniare l’attributo di “elogio della gentilezza”, quell’attitudine oggi irrimediabilmente perduta al delicato tocco sulle cose, al rispettoso sguardo sul mondo circostante fatto di curiosità e delicatezza.

Poetico ed intimo, For a Better Tomorrow è lungi dall’essere monologo tra pianista e pianoforte, è piuttosto dialogo fluido in un linguaggio altamente poetico con l’altro, con chiunque altro stia in ascolto. E dentro c’è la poesia, c’è la vastità sconfinata dei sogni, c’è la speranza e un pizzico di quella malinconia di chi guardando avanti saluta ciò che resta indietro.

All’ascolto ci si può perdere nelle melodie infinite che sembrano prive di struttura e suggeriscono l’abbandono al flusso sonoro, una sorta di minimale costruzione, ma se il nostro orecchio si fa attento scopriamo che dentro ogni traccia c’è di più. Il jazz più lirico e moderato, nella cantabilità melodica e nei tempi lenti, ma anche certo lessico musicale che rimanda alle atmosfere sonore di Debussy, il carattere narrativo delle colonne sonore e infine un ponte verso la contemporaneità e verso il repertorio cantautoriale statunitense con due pezzi di Bob Dylan, Simple Twist of Fate e Chimes of Freedom.

La musica di Reis è limpida, trasparente, sembra sgorgare in maniera naturale dall’immaginazione dell’artista e si fa vicina fino a toccarci. Con gentilezza.

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