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Perché imparare a leggere lo spartito

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Oggi voglio affrontare un argomento un po’ controverso, la domanda di base è cosa sia meglio fare tra le seguenti opzioni:

  • suonare imparando a leggere uno spartito
  • suonare imparando a farlo attraverso una delle tante applicazioni che ci sono in commercio oggi, che ti aiutano passo passo, indicandoti quali tasti premere (tutorial)

Il mio punto di vista

Al di là del fatto che reputo sia una cosa piuttosto macchinosa seguire un’applicazione che ti indica quali tasti pigiare, credo fermamente che sia molto più facile imparare a leggere su uno spartito per pianoforte. Ebbene sì, è vero che all’inizio non è affatto facile, ma, una volta imparato, la strada sarà tutta in discesa.

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La problematica principale nel leggere una partitura per pianoforte

  • Purtroppo la natura dell’essere umano è quella di volere dei risultati immediati; TUTTO E SUBITO

Andiamo sempre alla ricerca del piacere, cercando di evitare il dolore in tutti i modi, quindi, se una cosa comporta impegno e fatica, cerchiamo di evitarla, viceversa, se una cosa ci procura piacere immediato, la ricerchiamo.

Detto ciò, è facile comprendere che l’idea di avere la possibilità di imparare subito a suonare un pezzo al pianoforte, sia allettante per chi sta compiendo i primi passi nel mondo del pianoforte.

Qual è il problema fondamentale di questo approccio?

Non si parla mai di interpretazione, ovvero: sì, magari impari ad abbassare quel determinato tasto nel momento giusto, con la mano giusta (anche se un’altra lacuna è quella della diteggiatura, vale a dire con quale dito premere il tasto indicato), ma non ti viene detto se devi farlo più forte, dove rallentare, dove accelerare, qual è lo scheletro del brano, il periodo, la struttura armonica, non si sa nulla.

  • Si tratta di un ripetere meccanico, senza sentimento, senza, appunto, interpretazione, un monotono e asettico movimento guidato sulla tastiera.

Vantaggi dello studio della musica al pianoforte attraverso il metodo tradizionale

La grande differenza tra lo studente di pianoforte (futuro professionista) e “l’abbassatore di tasti” è come si abbassa il tasto. Purtroppo il pianoforte è uno strumento solo apparentemente semplice (il modo in cui abbassi il tasto tu che hai iniziato a suonare da un giorno, così lo abbasso io che studio da diciotto anni), ma ci sono tantissimi modi per farlo, tanti modi per scaricare il peso sulla tastiera, tanti modi per ottenere quella sonorità che fa la differenza.

  • Ovviamente, tutto quello che ho scritto fino ad adesso è relativo, perché dipende da quali aspirazioni ha chi si avvicina a questo meraviglioso strumento, da cosa vuole ottenere dal suo percorso.

L’obbiettivo di un insegnante di pianoforte (che, tra l’altro, dovrebbe collimare con quello che hai tu che studi musica) è che lo studente diventi completamente indipendente. Se io, maestro di musica, nel giro di quattro o cinque anni, non ti ho reso indipendente nel leggere uno spartito e, per imparare un brano, hai bisogno che io ti mostri, nota per nota, quali sono i tasti che devi abbassare, ho fallito, ti ho sottratto soldi inutilmente; un po’ come se ti avessi truffato.

Ripeto, l’obbiettivo di un buon insegnante di musica e, nello specifico, di pianoforte, è quello di renderti autonomo al più presto. Chiaramente, rendere autonomi i propri allievi significa perdere clienti paganti, il che potrebbe sembrare apparentemente un comportamento controproducente, ma

  • se una persona lo fa in modo etico e per il bene della musica, è l’unica condotta accettabile. 

Far imparare a leggere il prima possibile la chiave di violino e far imparare a leggere il prima possibile la chiave di basso

Una curiosità sulla lettura in chiave di basso

In questi ormai dieci anni di insegnamento, non ho mai visto un libro di esercizi di lettura in chiave di basso e per sopperire a questo vuoto didattico ho creato il corso lettura in chiave di basso, dove ci sono cinquanta esercizi in ordine progressivo di lettura di note dove l’allievo può applicarsi, facendo riferimento anche a mie indicazioni, dato che, oltretutto, si tratta di un corso guidato. Ho dovuto farlo proprio perché manca materiale didattico sulla chiave di basso).

Come organizzare un percorso di studio al pianoforte

Rifacendomi a quanto scritto sopra, faccio solo un piccolo appunto (un po’ fuori tema): chiaramente il percorso di studio deve essere personalizzato e adattato, ma avere una linea guida di massima è di grande aiuto affinché l’allievo non si perda, proprio per questo sono utili esercizi sia in chiave di violino che di basso.

  • Altro errore, oltre a non avere linee guida, è quello di assecondare troppo le esigenze dell’allievo, in quanto lui non sa cosa sia meglio per sé stesso in quel dato momento.

Un errore da non commettere quando si legge la partitura

Tornando all’argomento principale, l’errore più classico di chi sbaglia metodo per imparare a leggere lo spartito è quello di imparare il brano a memoria, anche, e non solo, perché, se dovessero esserci degli errori e l’insegnante te li correggesse, se hai imparato il pezzo a memoria, ti ritroveresti completamente disorientato.

È difficile (diciamo impossibile) fare delle variazioni a qualcosa che abbiamo appreso in modo mnemonico, perché devi disimparare e poi imparare nuovamente, per questo motivo la memorizzazione di un brano è molto meglio (e meno dispendioso) farla alla fine, quando siamo certi di eseguirlo nel modo giusto.

  • Sforzati sempre di leggere la partitura, anche quando il brano ormai lo sai a memoria.

Ora ti racconto uno dei miei aneddoti: c’era questo mio compagno di Conservatorio, molto bravo tra l’altro, che aveva la mia stessa insegnante. Ogni volta che gli veniva richiesto di portare un brano per la lezione successiva, lui lo imparava a memoria, il problema è che, ogni volta che l’insegnante gli faceva anche solo delle piccole correzioni, diventava un casino, infatti, in forma confidenziale, la professoressa mi disse che il mio amico suonava bene, ma non aveva margine di miglioramento, perché non riusciva a metabolizzare le correzioni, il brano ormai lo sapeva a memoria e non era in grado di apportare delle modifiche, quindi da una settimana all’altra non c’erano progressi.

Come migliorare velocemente la lettura dello spartito

Quindi: leggi, leggi, leggi, leggi, qualsiasi cosa, anche brani semplificati, più leggi e meglio è, il tutto affiancato da una buona dose di solfeggio, perché quest’ultimo ti fornisce una consapevolezza diversa della musica, riesci a rispettare bene i valori.

L’importanza del solfeggio la puoi capire da questo: quali sono i pilastri sui quali si basa una melodia che funziona?

  • che tu suoni le note giuste
  • che tu esegua la durata delle note giuste

Ora vorrei dare un consiglio agli insegnanti, spiegate sempre a cosa serve una determinata pratica. Il solfeggio di per sé può sembrare noioso, ma nel momento in cui se ne capiscono le implicazioni e l’utilità, diventa sicuramente più interessante.

Lo spartito è, tra l’altro, bello, inoltre, se senti il bisogno di segnarti qualche nota qua e là (non tutte, mi raccomando, perché sarebbe come non segnarne neanche una, come quelli che evidenziano e colorano tutta la pagina, non ha senso), nessuno te lo impedisce, addirittura un mio insegnante a cui giravo le pagine durante i concerti, si segnava alcune note e se lo faceva lui, vuol dire che anche tu puoi farlo.

  • Liszt aveva questo metodo di studio: prima di suonare, faceva un’analisi dello spartito, lo leggeva, lo guardava, prova anche tu, noterai che nel momento in cui ti metterai davanti al pianoforte avrai una consapevolezza diversa.

Riassumendo

Per concludere, le competenze che devi avere sono due:

  1. imparare a distinguere una nota dall’altra (sempre su pianosolo.it, nella sezione gratuita, cerca “esercizi in chiave di violino lettura” e troverai quaranta esercizi in ordine progressivo, che consiglio di stampare, farne quattro copie e su ognuna di queste scrivere i nomi delle note. Questo ti aiuterà a memorizzarle. Fallo per quindici minuti al giorno e vedrai che troverai grandi benefici in poche settimane).
  2. imparare a fare le note della durata giusta (vedi importanza del solfeggio)

Con questo articolo, ti ho ampiamente dimostrato la mia ferma convinzione che studiare un brano musicale attraverso la partitura sia l’unica soluzione per provare vero piacere nello studio. Oggi Smartphone e Tablet sono pieni di applicazioni che insegnano a “spingere i tasti” senza imparare la partitura.

Diversi videotutorial su internet mostrano i tasti che si illuminano quando li devi abbassare. Tutte queste cose a mio avviso sono solamente un surrogato del vero piacere che puoi provare attraverso l’attento studio della partitura.

 

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1 commento

  1. Bravissimo Christian, condivido tutto il tuo pensiero. Primo passo il solfeggio, e ti dirò comincia a piacermi, secondo passo le scale al pianoforte… Ho la fortuna di avere due insegnanti che la pensano esattamente come te.

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