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Perché è importante ascoltare musica per chi studia pianoforte

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Talvolta accade, tra coloro che si avvicinano allo studio del pianoforte, di innamorarsi dell’idea, di scontrarsi poi con la durezza della pratica e di concentrarsi unicamente sul rapporto personale con lo strumento, eludendo la frequentazione di tutti quegli aspetti che ruotano intorno a ciò che può definirsi cultura musicale, primo tra tutti l’ascolto della musica. Non si ascolta nulla se non se stessi inseguendo il miraggio di una agognata perfezione, per ciascuno corrispondente a un modello del tutto soggettivo.

Questa esclusione dell’ascolto dallo studio quotidiano rappresenta un grave errore, in particolar modo per quei musicisti in erba che ambiscono anche arrivare a comporre brani originali, suonare la propria musica.

Parlando di ascolto occorrerebbe operare la necessaria distinzione tra ascoltare e sentire musica, due azioni molto diverse l’una dall’altra che mettono in campo differenti abilità.

Ascoltare e sentire musica

Di sentire musica può accadere ovunque, soprattutto nella contemporaneità, dove assistiamo con sempre maggiore frequenza a un uso della musica fuori dei suoi contesti ordinari: per strada, al supermercato, nelle stazioni della metropolitana e via dicendo. Un intero mondo di suoni, alcuni gradevoli, altri meno, invade la nostra percezione uditiva in ogni momento della giornata, per cui sentire diventa una percezione passiva che non ci consente un’elaborazione razionale e consapevole di questi suoni, un automatismo in definitiva che non ci arricchisce.

Ascoltare invece è qualcosa di consapevole, presuppone una volontà di interiorizzare l’oggetto dell’ascolto e di dargli un senso logico nella nostra mente, di trovare a ciò che ascoltiamo un significato.

A maggior ragione questa attenzione deve essere applicata nell’ascolto della musica. Come farlo?

A facilitarci interviene qualcosa che è sostanziale in tutta la musica: la forma musicale, la struttura, insieme ad alcune abilità percettive che ci vengono in aiuto come la riconoscibilità di alcuni elementi e la capacità di memorizzarli. Mi spiego meglio. Se ci abbandoniamo in maniera passiva al flusso sonoro che un brano musicale produce, una volta interrotto il flusso non resterà in noi memoria e traccia di quanto ascoltato, l’esperienza si consumerà nell’istante del suo farsi. Potremo magari provare delle emozioni, ma non avremo collocato quell’esperienza nel nostro cervello come qualcosa di memorabile, di ripetibile.

Uno dei motivi per cui spesso sentiamo dire che la musica classica “è difficile”, è proprio questo ascolto passivo che tende alla dispersione della nostra attenzione, che stimola la distrazione e l’alienazione dall’azione che stiamo compiendo: ascoltare.

Ma la musica ha sempre, in qualunque linguaggio ci muoviamo, dalla classica, al pop, al jazz, forme ben strutturate e persino l’improvvisazione presuppone un certo controllo di questa forma, pertanto, quando ci accingiamo ad ascoltare un brano, se il nostro orecchio prenderà l’abitudine a individuarne la forma, a scinderne le sezioni, a riconoscerne lo svolgimento, allora potremo arrivare a “riconoscere” e a godere pienamente dell’ascolto. Ci vuole studio naturalmente.

In fin dei conti qualsiasi composizione è come una narrazione che ha un inizio, uno sviluppo e una fine, riconoscerne i momenti salienti ci aiuta a non perdere l’orientamento, a seguire il filo del discorso musicale e ad apprezzarlo maggiormente.

Ascoltare musica non è solo bello, è utile

Dunque, tornando al tema iniziale, perché è importante per chi studia uno strumento ascoltare musica?

Da un punto di vista strettamente legato a chi la musica la fa, ascoltare musica è importante perché forgia il gusto musicale, sviluppa la musicalità, inoltre, attraverso la comprensione delle strutture, trasferisce a chi legge uno spartito l’abilità di comprendere un testo musicale, sviluppa la creatività fornendo spunti per la successiva elaborazione di uno stile personale.

In generale invece, tralasciando il noto e controverso “effetto Mozart” e le ipotetiche accresciute capacità di ragionamento spazio-temporali che la musica in base a questo esperimento sembrerebbe potenziare, uno degli aspetti maggiormente interessanti che l’ascolto della musica favorisce è lo sviluppo spirituale della persona, è in definitiva un valore aggiunto nella formazione individuale andando a incidere sulla sensibilità personale, sull’espressione di sentimenti che già risiedono in ognuno di noi ma che spesso sono inespressi e inoltre andando a esercitare una positiva influenza sullo sviluppo di capacità di giudizio e critica soggettive. Guardare al mondo con i propri occhi, analizzarne le dinamiche e i processi, comprenderne i mutamenti e creare una propria opinione. Anche questo fa la musica.

Pensiamo ancora al positivo effetto che la musica dal vivo ad esempio esercita sulla socialità. Un concerto è un’esperienza collettiva, un momento di condivisione di emozioni, elemento coesivo e rinsaldante relazioni tra soggetti sociali che spesso sono distanti se non addirittura in reciproco contrasto.

Non è casuale la definizione della musica come linguaggio universale. Per imparare questa lingua iniziamo subito ad ascoltarne le infinite sfumature e a capirne la grammatica andando ai concerti e ascoltando le bellissime registrazioni discografiche che oggi gli artisti ci regalano!

 

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