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Paul Lewis, J.Haydn, Piano Sonatas Nos.32, 40, 49, 50 (2018 Harmonia Mundi)

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Paul Lewis, J.Haydn, Piano Sonatas Nos.32, 40, 49, 50 (2018 Harmonia Mundi), 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Paul Lewis, J.Haydn, Piano Sonatas Nos.32, 40, 49, 50 (2018 Harmonia Mundi)

 

Il pianista inglese Paul Lewis, dopo le superbe registrazioni della musica di Beethoven e Schubert, si cimenta con le sonate pianistiche di Franz Joseph Haydn pubblicate per l’occasione dall’etichetta Harmonia Mundi. Lewis sceglie quattro delle cinquantadue sonate di Haydn, un corpus affatto secondario rispetto alla restante produzione cameristica o sinfonica che testimonia dell’inesauribile genio creativo, dell’intraprendenza e dello spirito di innovazione di Haydn, nonché del suo rapporto quasi privilegiato con gli strumenti a tastiera.

Mi sono seduto e ho iniziato a fantasticare, a seconda che il mio umore fosse triste o felice, serio o scherzoso. Una volta presa l’idea, tutto il mio sforzo consisteva nello svilupparlo e sostenerlo secondo le regole dell’arte…” leggiamo nelle note di copertina del cd redatte da Wolfgang Fuhrmann che riporta quanto narrato dal biografo di Haydn, Georg August Greisinger, aggiungendo che non è casuale che diversi ritratti del compositore lo rappresentino seduto proprio a uno strumento a tastiera.

Da questo rapporto nascono le sonate di Haydn varie nella struttura e nell’umore, in grado di rappresentare caratteri differenti, di spaziare tra tutte le soluzioni armoniche e strutturali possibili e di inventarne di originali mostrando una costante capacità di rinnovamento.

Paul Lewis affronta questo repertorio con grande sensibilità e con autentico spirito di ricerca, a significare uno studio profondo non solo della scrittura di Haydn, ma anche del contesto e della destinazione di queste sonate, riuscendo ad interpretare magistralmente anche proprio il processo evolutivo dello stile del compositore.

Dalla Sonata in mi bemolle maggiore Hob.XVI 49, la più mozartiana delle sonate di Haydn, non solo per l’approccio dell’Allegro iniziale, ma soprattutto per l’Adagio che Lewis interpreta in maniera sublime con profondità quasi beethoveniana, fino alle sorprese celate nella Sonata in do maggiore Hob. XVI 50, opera della maturità composta per Therese Jansen Bartolozzi. Qui Haydn non solo costruisce l’intera composizione su un tema di tre note, ma avvicina tonalità lontanissime e inserisce una chiara indicazione di “open pedal” per ottenere un effetto timbrico inedito. Lewis, pur suonando un pianoforte moderno, esprime una grazia e una leggerezza che ricreano in qualche modo la delicatezza sonora degli strumenti dell’epoca.

Densa di sfumature espressive anche la Sonata in sol maggiore Hob. XVI 40 che in soli due movimenti concentra una vasta gamma di colori, soprattutto nel finale, dove l’abilità pianistica di Lewis trova terreno fertile per dispiegarsi.

Un pianismo energico e pieno quello di Paul Lewis, dal fraseggio e dall’articolazione di raro nitore, intraprendente e robusto alla maniera beethoveniana ma all’occorrenza capace di una sottile ed eterea grazia quando la scrittura di Haydn indugia sulle ornamentazioni o si fa canto nei movimenti più lenti. Una registrazione che si fa amare per questa sua varietà e per la capacità di rappresentare in maniera esauriente la bellezza eterogenea della musica e del genio di Haydn.

Tracklist: Joseph Haydn, Sonata Hob. XVI: 49 in mi bemolle maggiore; Sonata Hob. XVI: 50 in do maggiore;  Sonata Hob. XVI: 32 in si minore; Sonata Hob. XVI: 40 in sol maggiore

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