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Passaggi per Studiare Correttamente il Pianoforte

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Nell’articolo di oggi voglio parlarti del mio personale metodo di studio quando affronto un brano nuovo. Quali sono i passaggi che utilizzo?

Di metodi ce ne sono moltissimi, poi bisogna cercare nel tempo di capire quali siano le strategie, i metodi per memorizzare più consoni alla persona e a se stessi in particolare.

Io ti voglio mostrare e spiegare i miei. In questo modo potrai prendere spunto e potrai eventualmente modificarli adattandoli alle tue esigenze personali.

1. Guardare la partitura

    La prima cosa che faccio è dare un’occhiata alla partitura nel suo complesso. Non mi metto subito al pianoforte e a smanettare, perché nel momento in cui inizio a pensare “che nota è? Quanto dura?” o inizio pensare se devo suonare forte, piano, o rallentando ecc., non riesco a farmi un’idea del periodo musicale, non riesco a capire il brano nella sua integrità. Penso a tutto il resto solo in un secondo momento.

    Se prendo lo spartito e lo sfoglio per un po’ come se fosse un romanzo riesco, anche a livello visivo, a capire quando finisce una prima sezione. Se c’è una doppia stanghetta capisco che finisce la prima parte del brano oppure se c’è un ritornello, insomma, inizio a vedere le cose anche nei particolari: ad esempio se ci sono note con troppi tagli addizionali inizio a leggerle o a segnarle a matita e così via.

    Una prima visione, quindi, secondo me è fondamentale.

    In un secondo momento, dopo aver sfogliato la partitura (non occorrono tutte le pagine, basta solo la prima) ci occuperemo del resto. Ti assicuro che anche solo compiendo quest’operazione, andando al pianoforte avrai un grado di consapevolezza differente.

    2. Leggere una volta a mani separate

    Una volta al pianoforte, sono certo che verrai pervaso da una voglia irrefrenabile di mettere entrambe le mani sul pianoforte e provare subito a vedere come viene il pezzo. Se è un brano che puoi eseguire a prima vista non occorre, ma se è un brano difficile per te, che richiede il massimo sforzo, allora sicuramente il passaggio essenziale da fare è praticare lo studio a mani separate. Non intendo studiare a mani separate e passare settimane e settimane solo con una mano e poi con l’altra, io credo che questa sia una grandissima perdita di tempo.

    Ma un paio di esecuzioni a mani separate servono innanzitutto a vedere che note sono, a vedere la diteggiatura, se quella segnata va bene per  noi o se dobbiamo cambiarla evitando così errori grossolani.

    Quando parlo di errori grossolani intendo quegli errori tipo “non vedere” un diesis, un bemolle, fino a memorizzare male quella nota e far diventare veramente difficile modificarla in seguito.

    Quindi a questo serve lo studio a mani separate. Poi occorre subito suonare a mani unite. Qualcuno pensa che sia necessario passare molto tempo a studiare a mani separate, perché sapendo benissimo la mano destra e la mano sinistra tutto verrà bene. Non è così: ti sarai accorto anche tu che quando le due mani si mettono insieme non avviene una magia. La difficoltà si incontra lo stesso.

    Perché? Perché quando lavora la mano destra lavora l’area destra del cervello, quando invece usiamo la sinistra si attiva un’altra area del cervello. Quando lavorano insieme si attiva ancora un’altra area.

    Andare a studiare separatamente come abbiamo visto aiuta molto, ma lo studio a mano unite deve essere fatto. In che modo?

    3. Studiare a mani unite per piccoli segmenti

    Per piccoli segmenti e seguendo quella che io chiamo “velocità lumaca”, cioè meno di una nota al secondo. Ovviamente cercando di rispettare per quanto possibile i valori musicali: è ovvio che se c’è una nota da 4/4+4/4 con legatura posso permettermi di velocizzarla (solo in fase di studio).

    Poi bisogna suddividere il pezzo in sessioni: la sessione può essere un gruppo di battute, può essere una battuta stessa oppure metà battuta. Ecco, qui pochi capiscono, ma il fatto che noi troviamo stanghette che delimitano uno spazio chiamato battuta o misura musicale, non significa che la battuta non si possa dividere mentalmente (o graficamente con un segnetto a matita).

    A volte si trovano battute lunghe piene di note che necessitano di essere suddivise in sotto battute, quindi piccoli pezzettini per volta. Alla fine se tu ci pensi questo è un metodo di studio che si può utilizzare in qualunque campo. Mi ricordo quando ci facevano imparare da piccoli poesie a memoria: non si leggeva sempre dall’inizio alla fine, ma si leggeva un verso e lo si ripeteva fino allo sfinimento. Poi si andava al secondo e così via.

    La stessa identica cosa bisogna farla con una partitura. Non è la cosa più bella del mondo, non è divertente, ma è solo con la ripetizione che si arriva all’abitudine e si riesce ad automatizzare. Dobbiamo arrivare ad un certo punto in cui noi suoniamo guardando lo spartito e le mani vanno da sole.

    Quando un concertista suona pubblicamente con la partitura davanti non è che non sappia le note, le sa fin troppo bene ma ha bisogno di una guida. Noi dobbiamo arrivare a quel livello di automatismo. Non bisogna arrivare a leggere una nota e dire “che note arrivano fra poco?

    4. Aumentare la velocità

    Altra cosa importantissima: quando possiamo andare più veloce? Abbiamo appena detto di partire facendo meno di una nota al secondo ma quando si può velocizzare il tutto? Semplicemente quando il tuo corpo e le tue mani iniziano a richiederlo, non il tuo cervello.

    Devono essere loro a dirti che se andrai più veloce reggeranno la velocità. Non dobbiamo “spingere” noi, perché c’è tempo e il momento arriverà.

    Come ho detto nel corso di diverse ore che ho realizzato sul metodo di studio, il mio primo insegnante di pianoforte mi ripeteva spesso questa frase: non ti preoccupare, la velocità arriverà da sola.

    Forse sembra una frase molto zen, io avevo 12 anni e non avevo molto capito questa frase alla “Karate Kid”. Poi maturando ho capito, la velocità arriva veramente da sola. Se tu parti piano e vai sempre piano, un bel giorno ti sveglierai e capirai che quel passaggio lo potrai affrontare ad una velocità maggiore.

    Non sei tu che lo decidi però, sono il tuo corpo e le tue mani. Se ad un certo punto provi ad andare più veloce e fai fatica, vuol dire che questa non è ancora la velocità adatta a te per quel momento. Devi ancora farlo lento, perché è molto meno frustrante e più bello suonare tutto il pezzo lentamente senza incespicarsi tra una battuta e l’altra, piuttosto che andare veloci e fermarsi. Andare rapidamente e poi fermarsi più volte mi dà l’idea di quelle auto che sono nel traffico e quando c’è una coda chilometrica continuano ad accelerare e poi a fermarsi. A me personalmente quando c’è traffico piace di più lasciar andare un po’ più avanti gli altri così poi recupero e posso andare avanti senza fermarmi.

    È meglio essere più lineari nello studio, perché ci dà maggiore autostima e carica e anche perché ci aiuta a capire che quello che stiamo facendo funziona.

    Purtroppo noi siamo condizionati tantissimo dagli ascolti che facciamo: andiamo su YouTube e ascoltiamo le esecuzioni di Pollini oppure Sokolov. Noi vogliamo arrivare alla velocità finale ma i comuni mortali devono partire da poco senza tener conto che anche questi mostri (nel senso buono del termine) sono partiti, come tutti, studiando lentamente.

    Quando qualcuno di loro si esibisce, noi vediamo solo la parte finale di un lungo lavoro preparatorio, non vediamo le ore passate al pianoforte: non vediamo questa parte, bensì solo il risultato finale.

    Quello che ci manca è stare a contatto con il lato “nascosto” dello studio. Personalmente mi ha sempre affascinato questo “lato oscuro”. All’interno del corso ti mostro questo lato, perché vedendo persone che studiano e come studiano si riesce ad entrare in determinati meccanismi. Si entra in un altro mondo, perché non si vede più solo l’esibizione finale ma anche tutto ciò che c’è dietro le quinte.

    In questo modo riusciremo a capire tutto e a pensare “non sono il solo che studia in questo modo!”.

    Per fare un esempio è un po’ come quando il tuo insegnante ti dà un consiglio e tu non gli dai retta, poi vai da un altro e ti dà lo stesso consiglio, vai dal terzo e ti dice anche lui la stessa cosa: dopo che tre insegnanti ti fanno notare la stessa cosa, dai molta più importanza e peso a quel consiglio e cerchi di metterlo in pratica.

    Serve spesso sentire il parere di più persone. Perché si fanno le masterclass? Perché sono esperienze fantastiche dove ci sono tanti alunni che vanno dallo stesso insegnante e fanno una full immersion. Queste persone hanno voglia di imparare e in quei tre giorni o una settimana, studiano più che possono per cercare di trarre oro colato dalle parole dell’insegnante. Sono cose che servono, bisogna andare alle masterclass e fare esperienze di gruppo e soprattutto in questo caso. Per apprendere il metodo di studio bisogna guardare qualcuno che studia, che ha più esperienza di noi, che ha utilizzato e utilizza un metodo di studio più efficace del nostro.

    Clicca qui per accedere agli approfondimenti sul metodo di studio.

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