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Migliorare i trilli al pianoforte: il mio metodo segreto

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Oggi voglio svelarti il frutto di un percorso che mi ha visto impegnato come studioso del pianoforte: il mio personale metodo per migliorare i trilli, abbellimenti musicali che rappresentano una delle sfide più affascinanti del repertorio pianistico. Su Pianosolo avevamo già affrontato i trilli, ma in questo articolo approfondiremo l’aspetto pratico con esercizi ed esempi.

Migliora i Trilli al Pianoforte con il mio Metodo

Il mio percorso musicale mi ha insegnato che i trilli non sono semplici ornamenti, ma possono diventare un effetto di profonda espressione del pianoforte. Dopo anni di pratica continua e grazie alle nozioni apprese da numerosi maestri, ho elaborato un metodo dettagliato e innovativo, mirato a padroneggiare con efficacia questa tecnica pianistica.

Ho introdotto questo metodo tra i miei allievi, riscuotendo fin da subito un grande successo. In poco tempo tutti i miei allievi, infatti, sono migliorati moltissimo nella tecnica del trillo.

Ma in cosa consiste questo metodo? Il nucleo della mia metodologia risiede nella comprensione che l’efficacia dei trilli deriva dalla perfetta coordinazione tra le dita, il polso, e l’avambraccio. Questa sinergia permette di generare una velocità e fluidità sorprendenti, mantenendo al contempo un suono ricco e controllato. Un errore comune è isolare le dita, rendendo il movimento rigido e limitato. Invece, è essenziale imparare a utilizzare il movimento oscillatorio del polso e dell’avambraccio per supportare e amplificare l’azione delle dita.

Esercizi Progressivi: “1-2-3-4-6-8”

Il fulcro del mio metodo è una serie di esercizi numerati “1-2-3-4-6-8”, da svolgersi in questo ordine, pensati per incrementare gradualmente la complessità dell’oscillazione e migliorare la fluidità dei trilli:

  1. Esercizio “1, 1, 1, 1”

Cosa fare: inizia suonando una coppia di note (ad esempio, DO e RE) alternandole lentamente, con un singolo impulso. Ogni impulso consiste di una “caduta” della mano per nota.

Focus: concentrati sull’utilizzare non solo le dita, ma anche un leggero movimento oscillatorio del polso e dell’avambraccio, cercando di sincronizzarli. Questo aiuta a mantenere le dita rilassate e prepara il corpo alla sensazione di fluidità necessaria per i trilli.

  1. Esercizio “1-2, 1-2”

Cosa fare: ora alterna le note pensando a gruppi di due. Suona DO e RE come se fosse un unico movimento, ripetuto più volte.

Focus: l’attenzione è sul dare un impulso iniziale sulla prima nota di ogni coppia, mantenendo il movimento fluido e coordinato. Questo esercizio aiuta a costruire la sensazione di leggerezza e velocità.

  1. Esercizio “1-2-3”

Cosa fare: estendi il principio precedente a gruppi di tre note. Ogni “1-2-3” rappresenta un ciclo completo di movimento.

Focus: qui l’obiettivo è distribuire l’energia dell’impulso in modo equilibrato tra le tre note, perfezionando la coordinazione e aumentando la fluidità del movimento. Questo esercizio sposta l’impulso prima al dito inferiore e poi a quello superiore, o viceversa, bilanciando perfettamente l’energia.

  1. Esercizio “1-2-3-4”

Cosa fare: prosegui con gruppi di quattro note, mantenendo lo stesso principio di movimento fluido e coordinato.

Focus: la sfida è mantenere la fluidità e la leggerezza anche mentre la velocità aumenta. Il movimento dovrebbe sentirsi naturale e non forzato.

  1. Esercizio “6” (3+3)

Cosa fare: gruppi di sei note, pensati come due terzine (3+3).

Focus: questo esercizio aiuta a gestire gruppi di note più grandi, mantenendo il controllo e la fluidità.

  1. Esercizio “8” (4+4)

Cosa Fare: Infine, esegui gruppi di otto note. Questo è il passaggio più vicino a un vero trillo veloce e continuo.

Focus: Il trucco qui è di mantenere l’impulso iniziale e di lasciare che la fluidità dell’esecuzione sia guidata dall’inerzia creata da questo impulso, senza perdere il controllo o la precisione.

La diteggiatura del trillo

La scelta della diteggiatura non è mai casuale, ma segue una riflessione sulle caratteristiche fisiche delle dita e sulle esigenze espressive del pezzo che stiamo interpretando. Tradizionalmente, molti si affidano alla diteggiatura 2-3, alternando indice e medio, una combinazione affidabile che offre stabilità e precisione. Tuttavia, nel corso degli anni, mi sono reso conto che questa non è l’unica via per eseguire in modo brillante un trillo.

Particolarmente nei trilli più lunghi, ho iniziato a sperimentare l’uso della diteggiatura 1-3, alternando il medio al pollice. Questa scelta non è stata casuale: il pollice, data la sua posizione unica nella mano, offre una libertà di movimento e una capacità di oscillazione sulla tastiera che difficilmente le altre dita possono eguagliare. L’adozione di questa diteggiatura apre nuove possibilità di espressione, permettendo di mantenere una maggiore agilità e di generare un movimento più ampio, tutto a vantaggio della fluidità e della naturalezza del trillo.

Incoraggiare l’esplorazione e la sperimentazione con diverse combinazioni di diteggiatura è fondamentale. Ogni pianista ha caratteristiche fisiche uniche e, di conseguenza, può trovare in una specifica diteggiatura la chiave per sbloccare una sua modalità di esecuzione, che potrà essere più espressiva ed efficace. Questa apertura mentale e tecnica ci permette di evolvere come musicisti, scoprendo nuove possibilità tecniche ed espressive. Invito quindi ogni studente e appassionato a non fermarsi alla prima soluzione che incontra, ma a cercare, attraverso la pratica e l’esplorazione, quella combinazione che più si adatta al proprio tocco e alla propria visione musicale.

Esempi musicali

Nel video, ho avuto il piacere di esplorare la tecnica del trillo attraverso esempi musicali dal repertorio, selezionati per dimostrare come questa tecnica possa essere applicata in contesti diversi. Ecco una panoramica degli esempi che ho scelto nel video per esplicitare il mio metodo:

 

Andante dal Concerto per Pianoforte n. 4 in Sol maggiore, Op. 58, di Ludwig van Beethoven

Trillo del primo movimento della Sonata in Do maggiore, K. 545, di Wolfgang Amadeus Mozart

Trilli dell’Invenzione n. 4 in Re minore, BWV 775, di Johann Sebastian Bach:

Grazie a questi esempi è stato possibile scendere in profondità, con esempi precisi e concreti.

Ulteriori Consigli

Al di là degli esercizi, è cruciale sperimentare con differenti diteggiature e adattare l’altezza del polso in base alle esigenze del brano e della durata del trillo. Un’esecuzione dinamica dei trilli, inoltre, può beneficiare di un movimento fluido e adattabile del corpo, evitando rigidità e tensioni che limitano l’espressività.

Conclusione

Questo metodo non è un semplice insieme di esercizi, ma un percorso verso la comprensione della profonda connessione fra corpo e strumento.

Sono felice di averti guidato all’interno del mio metodo. Per qualsiasi dubbio o necessità rimango a tua disposizione.

Infine… desidero condividere con te una notizia entusiasmante: sono entrato a far parte di Pianosolo Maestro, il primo corso progressivo online interamente dedicato al pianoforte, con lezioni online, un tutoraggio personalizzato per un supporto completo, e seminari live interattivi. Attraverso Pianosolo Maestro, avrai l’opportunità di rafforzare le tue competenze pianistiche, ricevere guida e sostegno passo dopo passo, e crescere sia musicalmente che tecnicamente. Grazie di cuore per avermi seguito fino a qui e spero davvero di ritrovarti nel prossimo articolo. Buona musica.

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