Home Articoli Marco Schiavo e Sergio Marchegiani, Brahms, Dances (Decca)

Marco Schiavo e Sergio Marchegiani, Brahms, Dances (Decca)

0
GD Star Rating
loading...
CONDIVIDI
Marco Schiavo e Sergio Marchegiani, Brahms, Dances (Decca), 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Marco Schiavo e Sergio Marchegiani, Brahms, Dances (Decca)

Dopo il fortunato debutto schubertiano del 2014, il duo pianistico formato da Marco Schiavo e Sergio Marchegiani dà alle stampe, sempre per Decca, una nuova registrazione, questa volta dedicata interamente alla musica di Johannes Brahms.

Come chiarisce già il titolo, al centro della recente fatica musicale del duo la danza, quell’espressione musicale che nella Vienna dell’epoca di Brahms sarebbe divenuta voce diretta e viva della vita culturale e sociale della città. Marco Schiavo e Sergio Marchegiani registrano le 21 Danze ungheresi per pianoforte a quattro mani WoO1 e i 16 Valzer op.39 di Brahms.

Le Danze ungheresi rappresentarono un modo di fissare su carta una tradizione musicale eminentemente orale, quella zigana, che Brahms aveva avuto modo di frequentare anche grazie alla sua collaborazione giovanile con l’estroso e poliedrico violinista Eduard Reményi, un virtuoso dello strumento, personaggio inquieto ed eccentrico di grande fascino. E di grande fascino era pure questa musica che introduceva nell’immaginario collettivo un certo esotismo, una sorta di elemento misterioso fortemente collegato alla natura, e dalla decisiva caratterizzazione ritmico-formale che descrive ottimamente Massimo Rolando Zegna nelle note del booklet del cd: “… gli stacchi ritmici repentini, la frantumazione della melodia in brevi cellule strascicate, i volteggianti e nervosi gruppetti di semicrome, i plastici e scattanti arabeschi melodici, l’inafferabile pulsione ritmica, la suprema bizzarria, gli accenti languidi, la trasgressione armonica, i soprassalti e le continue fasi d’accelerazione…”.

Brahms fece proprio lo spirito della musica zigana piegandolo al proprio sentire, andando in profondità e restituendolo in queste danze con la stessa freschezza e brillantezza con cui quella musica nasceva, conferendo a questa stessa musica un ordine quasi invisibile per la naturalezza con cui le sue danze mantengono la spumeggiante vitalità dell’idea originale.

Sergio Marchegiani e Marco Schiavo al pianoforte si appropriano della brillantezza delle Danze brahmsiane. In perfetta sincronia non solo tattile ma di pensiero, il duo pianistico si muove con agilità tra le arditezze della scrittura di Brahms, ne riproduce i repentini mutamenti umorali, riuscendo nel difficile compito di viaggiare in libertà tra ritmi funambolici e trascinanti e improvvisi squarci di malinconia, una nostalgia di fondo il cui oggetto resta indefinito ma viscerale, qualcosa che Brahms portò sempre nel cuore.

Come afferma Sergio Marchegiani: “Noi abbiamo cercato di trovare una sintesi tra una misura esecutiva che valorizzasse il raffinato studio armonico e timbrico di quest’opera e la ricerca di un atteggiamento interpretativo libero, quasi improvvisativo: certamente una grande difficoltà per un duo pianistico”.

La stessa leggiadra profondità la ritroviamo nei Valzer, composizioni piuttosto semplici nella struttura, che ripropongono alcuni stilemi della musica zigana ma anche elementi dal Ländler, una danza popolare tedesca, in una incredibile varietà di atmosfere e di soluzioni che rende il linguaggio musicale unico, un corpus variegato che comunque Brahms rese unitario nella concatenazione di queste brevi perle musicali.

Una prova eccellente per Marco Schiavo e Sergio Marchegiani che rinsaldano così il loro sodalizio artistico, una storia di musica e certamente di amicizia. La sensazione di naturalezza che proviamo all’ascolto di “Dances” conferma che per suonare in due occorre non solo una buona intesa alla tastiera, ma anche umana e che la musica non è solo il necessario sudore quotidiano, ma anche una certa dose di divertimento e di gioia, che qui non mancano.

Pianosolo consiglia

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here