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Marcelle Meyer. La pianista francese

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È francese la pianista di cui parliamo oggi, interprete versatile dall’ampio repertorio che spazia dal barocco alla musica a lei contemporanea, quella del primo Novecento. Non è facile trovare notizie su di lei, nonostante la sua attività musicale sia stata importante per il pianismo francese della prima metà del secolo scorso e nonostante le numerose registrazioni che ha lasciato siano testimonianza tangibile della sua grandezza. Stiamo parlando di Marcelle Meyer.

Precoce talento musicale, Marcelle Meyer, nata a Lille nel 1897, già all’età di soli 14 anni studia al Conservatorio di Parigi con la celebre Marguerite Long per passare presto sotto la guida del nume tutelare Alfred Cortot. Tra i suoi maestri c’è anche Ricardo Viñes, che le fa conoscere la musica ispanica e quella di Ravel. Proprio in occasione delle sue lezioni con Viñes, Marcelle Meyer conosce il compositore Francis Poulenc, che presto diventerà uno dei suoi maggiori ammiratori nonché amico. In un articolo del 1945 apparso su Le Figaro, Poulenc scrive: “Ho incontrato Meyer per la prima volta durante i miei studi con Ricardo Viñes. Ora, mi considero un pianista abbastanza capace. Eppure, dopo aver ascoltato Meyer esibirsi, tale incredibile virtuosismo e musicalità! – Mi vergogno a dire che ho lasciato che il mio ego avesse la meglio su di me, tanto ero imbarazzato del mio modo di suonare in confronto, che le ho fatto capire con arroganza che ero principalmente un compositore. Tuttavia, questo primo incontro imbarazzante finì per funzionare in modo abbastanza fortuito, poiché presto diventammo amici intimi.

Nel 1917 sposa l’attore Pierre Bertin e si avvicina alla musica di Satie. Vicina anche a Claude Debussy, Marcelle Meyer ne esegue le opere, tra cui i celebri Préludes, presso la Salle Gaveau di Parigi. Sono anni di grande fermento culturale per l’ambiente musicale francese. La pianista viene a contatto e stringe amicizia con gli artisti del Gruppo dei 6: Germaine Tailleferre, Darius Milhaud, Arthur Honegger, Louis Durey, Georges Auric, Francis Poulenc. Sostenuto dallo scrittore Jean Cocteau, che ne redasse il manifesto programmatico con il titolo Il Gallo e l’Arlecchino, il Gruppo dei 6 sulla scorta dell’estetica musicale di Erik Satie portava avanti un’idea di semplificazione del linguaggio musicale che potesse accogliere suggestioni esterne quali quelle provenienti dal jazz, dal music-hall, dal circo in funzione ironica, quasi dissacratoria, contro ogni complicato intellettualismo.

In un ritratto del pittore Jacques-Emile Blanche la pianista appare tra i suoi amici del Gruppo dei 6, le cui composizioni eseguirà spesso, ad esempio l’Impromptus e Melancolie di Poulenc e ancora, sempre con Poulenc, registra i Valses Romantiques di Emmanuel Chabrier.

Sono numerose e prestigiose le collaborazioni di Marcelle Meyer con i più significativi esponenti della musica francese (e non solo) dell’epoca, solo per fare qualche nome: Ravel e Stravinsky.

Ben presto inizia a suonare con le grandi orchestre.

Nel 1927, a seguito del suo divorzio da Pierre Bertin e al matrimonio con l’avvocato italiano Carlo Di Vieto, si trasferisce in Italia ed entra in contatto con alcuni compositori italiani attivi in quel momento: Luigi Dallapiccola, Goffredo Petrassi e Alfredo Casella. La sua attività concertistica, in Italia e all’estero è intensa.

Morirà nel 1958 per un attacco cardiaco mentre siede al pianoforte a casa di sua sorella Germaine Survage, a Parigi.

Un repertorio ampio abbiamo detto, che spazia da François Couperin, Jean-Philippe Rameau, Domenico Scarlatti, Johann Sebastian Bach ai contemporanei passando per Mozart e Schubert, una visione musicale ampia, oltre ogni orizzonte percepibile, che ha trovato sostanza in un pianismo luminoso e ricco di quelle sfumature che ogni luce contiene, denso di colori per quanti sono i differenti differenti che ogni compositore reca in sé. È poesia delicata quando decanta le partiture scarlattiane, è sostanza spirituale e piena consapevolezza della forma quando celebra l’arte di Bach, è lieve nostalgia nell’esecuzione di Rameau, è brillante nelle opere a lei contemporanee. A guidarla sembrano passione e profondo amore, ma per comprenderlo dovrete solo fare una cosa: ascoltarla.

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