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L’invenzione a due voci. Le forme musicali

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Si dice che i migliori compositori si riconoscono nelle loro composizioni più semplici, dove la chiarezza delle melodie  non è offuscata da virtuosismi o passaggi troppo tecnici. In questo riconosciamo sicuramente i preludi di Chopin, i pezzi dell’album della gioventù di Schumann e, tornando un po’ più indietro nel tempo, le invenzioni a due voci di Johann Sebastian Bach.

Nate con scopo didattico (Bach le scrisse per il suo primogenito Wilhelm Friedemann Bach), le invenzioni si prefiggono l’obiettivo di insegnare l’indipendenza delle mani, preparando un ipotetico studente all’esecuzione di composizioni molto più articolate come le fughe; ma andando a leggerle e ad ascoltarle attentamente ci accorgiamo che esse hanno una struttura ben precisa e nascondono passaggi molto interessanti e stupefacenti, che solo un grande compositore come Johann Sebastian Bach poteva mettere su carta.

Prima di tutto, siamo di fronte a pezzi contrappuntistici: ovvero dove le voci (due, in questo caso), si sviluppano orizzontalmente l’una sull’altra, e l’armonia è quindi sostenuta sempre solo dalle due melodiche.

Dato che, salvo rare eccezioni, tutte le invenzioni a due voci seguono pressoché la stessa struttura, prenderemo in considerazione la n. 1 in Do maggiore:

L’invenzione è divisa in due sezioni. Nella prima sezione abbiamo innanzitutto l’esposizione del soggetto da parte della prima voce (sul silenzio della seconda). Finito il soggetto abbiamo l’entrata della seconda voce che esegue la risposta, la quale non è altro che la stessa melodia che ha fatto il soggetto, in questo caso con le stesse note, ma può capitare che parta dalla nota del quinto grado (ad esempio, l’invenzione n. 10 in Sol maggiore, ha la risposta che parte dalla nota Re.)

In questa prima invenzione, e anche nei pezzi contrappuntistici più complessi come le fughe, come abbiamo visto il  soggetto è isolato: suonato da una sola mano e ben riconoscibile. Essendo però le invenzioni a due voci pezzi molto semplici e di carattere più libero, Bach in qualche Invenzione si prende la libertà di far partire le due voci in contemporanea; è questo il caso dell’invenzione n.14 in Sib Maggiore, dove la mano sinistra accompagna con un semplice arpeggio:

O dell’invenzione n.6, dove mano destra e sinistra sono talmente simili e complementari, che distinguere quale sia ad eseguire il soggetto tra le due diventa pressoché impossibile (ed alquanto inutile):

Ad ogni modo, ritornando alla nostra invenzione n. 1, sull’entrata della mano sinistra la destra esegue il controsoggetto, ovvero una linea melodica creata appositamente per complementare (“contrappuntare”) la risposta.

In questa prima battuta abbiamo quindi i due elementi fondamentali che caratterizzeranno la nostra invenzione: il soggetto (e la risposta, che come abbiamo detto è identica) e il controsoggetto.

Parlando dell’armonia, la prima sezione inizia nella tonalità di Do Maggiore e va a quella di  Sol Maggiore, ovvero quella del quinto grado; la regola è praticamente la stessa già vista nel Minuetto (e, come vedremo, accomunerà moltissime forme): se il pezzo è in una tonalità Maggiore si va, come in questo caso, alla tonalità del quinto grado; mentre se il pezzo parte in minore modulerà alla relativa maggiore.

Finisce quindi la prima parte della nostra invenzione; non c’è un segno di ritornello ma la fine della prima sezione è molto riconoscibile: il ritmo armonico diventa molto meno serrato e la cadenza nella tonalità di Sol Maggiore è molto chiara e marcata.

E inizia subito la seconda:

E sono subito riconoscibili il nostro soggetto e il nostro controsoggetto (nella tonalità di Sol Maggiore) a parti invertite: se nella prima parte iniziava la mano destra ora inizia la mano sinistra (o viceversa).

Questa seconda sezione è molto più articolata armonicamente: si toccano diverse tonalità anche lontane tramite l’uso di progressioni (si parla di progressione quando la stessa melodia o successione armonica è ripetuta cambiando sempre nota o accordo di partenza) che vanno anche ad incastrarsi tra le due voci, con un rapporto di proposta e risposta:

 

Leggendo molto attentamente ci accorgeremo che buona parte del materiale melodico presente all’interno dell’invenzione è generato proprio dal soggetto e dal controsoggetto, modificati cambiandone la nota di partenza o tramite le figure “a specchio” come il retrogrado (ovvero il soggetto o il controsoggetto letti al contrario) e l’inverso (quando vengono “invertiti” gli intervalli, ad esempio, se il soggetto parte con un frammento di scala ascendente il suo inverso partirà con un frammento discendente). Proprio nella progressione qui sopra abbiamo un esempio dell’inverso del soggetto.

 

Ed infine, dopo le riproposizioni e variazioni del soggetto, dopo progressioni e modulazioni varie (non c’è un modo per generalizzare questo aspetto: ogni invenzione è diversa e unica sotto questo aspetto) e dopo aver sentito un ritmo armonico incessante per tutta la seconda sezione, finalmente arriva la cadenza finale, “a casa”, in Do Maggiore.

Schematizziamo quindi questa invenzione per ricavarne delle regole generali:

Le invenzioni a due voci a primo avviso possono sembrare delle composizioni banali, alla stregua di semplici esercizi tecnici; ma la verità è che anche in quelle poche righe scritte a scopo didattico dalla mano di un compositore come Johann Sebastian Bach è presente una struttura ben precisa e salda, che fa della propria semplicità strutturale il suo maggiore punto di forza.

Vi lascio al video che ho dedicato alla forma musicale dell’invenzione a due voci. Se avete domande o dubbi scrivetemi nei commenti.

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L'invenzione a due voci - Le forme musicali

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