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Lili Kraus. Storia di una pianista

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Ci sono storie poco raccontate, soprattutto quando si parla degli artisti, e se è vero che a parlare dovrebbe in teoria essere essenzialmente la musica che ci hanno lasciato, è altrettanto vero che illuminarne per un istante la storia può aiutarci a comprenderne anche l’arte.

Ci sono artisti di cui si parla poco dunque ma che tanto hanno donato al mondo della musica e del pianoforte, lasciando in eredità un vero e proprio patrimonio di registrazioni di cui oggi godiamo pienamente. E così mi viene in mente Lili Kraus, pianista e donna di grande fascino, stupenda interprete, di cui si dice che parlasse ben sette lingue e che si disegnasse da sola gli abiti da concerto.

Era nata a Budapest il 3 aprile del 1903 da una famiglia molto povera, dunque un destino apparentemente segnato, eppure la sua naturale predisposizione allo studio della musica le permise di entrare da bambina all’Accademia di musica della sua città. Studiò pianoforte con Arnold Székely, composizione con Zoltán Kodály e musica da camera con Leo Weiner. A diciassette anni Lili Kraus si trasferì a Vienna per continuare i suoi studi con Severin Eisenberger ed Edward Steuermann. Dopo il diploma, rientrata a Budapest, prese lezioni di pianoforte da Béla Bartók.

Già negli anni di studio Lili Kraus fece il suo debutto con la Concertgebouw Orchestra e Willem Mengelberg. Giovanissima suonò con l’Orchestra Filarmonica di Berlino, anche per Wilhelm Furtwängler, che le suggerì di studiare con Artur Schnabel di cui frequentò i corsi di perfezionamento.

Negli anni Trenta iniziò una serie di tournée sia come solista che con il violinista Szymon Goldberg, conquistando immediatamente il suo pubblico ovunque, dall’Europa all’Australia, dall’Estremo Oriente alla Nuova Zelanda. All’inizio della seconda guerra mondiale Lili si trovava in Inghilterra quando intraprese un tour che partiva dall’Indonesia, da Giacarta. In quello stesso momento l’area fu invasa dai Giapponesi, il tour si fermò e purtroppo nel 1942 la stessa pianista fu arrestata e collocata in un campo di lavoro per ben due anni, separata dalla sua famiglia. La liberazione e la riunione con i suoi familiari avvenne solo nel 1945.

L’esperienza del campo di prigionia fu devastante per il fisico e lo spirito della pianista, che però non si lasciò sopraffare, ma si dedicò invece con fervore alla sua attività musicale, con cicli di concerti in Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e il debutto a New York.

Visse un periodo a Parigi, poi a Vienna e nel sud della Francia, dove nel 1956 morì il marito Otto Mandle, per tornare poi a Londra. Questo è il periodo della registrazione dei venticinque concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, il compositore a cui più spesso la sua arte è associata. Tornò negli Stati Uniti nel 1966 per una serie di concerti in occasione dei quali riscosse un grandissimo successo tanto che nel 1967 si trasferì in America, diventando artista residente presso la Texas Christian University di Fort Worth, dove contribuì alla creazione della Van Cliburn Piano Competition.

Didatta appassionata, tenne corsi di perfezionamento per numerosi allievi.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella sua casa in North Carolina dove si spense nel 1986.

“Una pianista con gusto, abilità e cuore”, la definì Harold C. Schonberg sul New York Times e di fatto ascoltarla suonare è assaporare una meravigliosa miscela di equilibrio, eleganza e al tempo stesso carattere. Celebri le sue interpretazioni mozartiane, ma un distillato di bellezza anche quelle dedicate alla musica di Beethoven e Schubert e non ultimo Bartòk.

Lili Kraus ci lascia in eredità un ampio repertorio di registrazioni grazie alle quali oggi possiamo conoscere la sua arte.

 

 

 

 

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