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Le dinamiche al pianoforte

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Quando suoniamo il pianoforte possiamo produrre suoni di differente intensità, ossia di differente volume. Il volume che produciamo, che il nostro strumento produce mentre noi suoniamo, è un fattore molto importante per quello che concerne l’espressione musicale.

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L’espressione musicale viene dettata dalle cosiddette dinamiche. Le dinamiche sono delle indicazioni in partitura che servono semplicemente a stabilire quanto intenso, quanto voluminoso deve essere il suono prodotto. Nel pianoforte la dinamica è controllata molto semplicemente dalla velocità di pressione del tasto. Se il tasto viene premuto velocemente viene prodotto un suono forte, se il tasto viene premuto lentamente viene prodotto un suono piano. Dato che il nostro meccanismo suonante è composto di dita, mano, avambraccio, la velocità sarà regolata dall’azione unitaria di tutta questa unità che dovrà, grazie all’utilizzo del peso dell’avambraccio, controllare precisamente la velocità di pressione del tasto. Potrà farlo andare lentamente per produrre un suono piano o velocemente per produrre un suono forte. Il suono forte è quello che dovrebbe essere più semplice da produrre in quanto è semplicemente l’azione libera del peso dell’avambraccio. Dato che il peso dell’avambraccio è molto più pesante del peso necessario per premere un tasto, lasciando andare liberamente il peso dell’avambraccio si otterrà un suono forte senza sforzo. E questo con qualsiasi dito viene messo in azione, anche con l’anulare. Di conseguenza è importante quando suoniamo quelle dinamiche di verificare sempre che non stiamo mettendo in tensione le dita e non stiamo effettivamente azionando dei muscoli per suonare con forza e per cercare di aumentare la velocità di pressione. Tutto ciò che governa la dinamica al pianoforte è semplicemente la velocità con la quale viene premuto il tasto. Non serve azione muscolare attiva verso il tasto.

Indicazione delle dinamiche sullo spartito

Andiamo quindi a vedere come vengono indicate le dinamiche su uno spartito.

Su una nota viene indicata un’indicazione con delle lettere, ad esempio P o F.  Queste lettere sono delle sigle, che servono ad indicare quanto forte o quanto piano deve essere suonata una nota, quanto voluminoso o poco voluminoso deve essere un suono.

Nelle immagini potete vedere queste dinamiche disposte dalla più piano alla più forte, quindi leggendo da sinistra a destra abbiamo:

3P o pianissimissimo, che è la dinamica più piano possibile. Quindi si tratta generalmente di suonare premendo il tasto molto molto lentamente, più lentamente possibile.

2P è la dinamica immediatamente successiva pianissimo, quindi siamo sempre su una dinamica molto leggera.

Poi abbiamo P, piano, una dinamica un po’ più voluminosa, però sempre piano.

Poi abbiamo il mezzo piano, quindi MP, che è una dinamica ancora superiore e diciamo che qui iniziamo a ottenere un suono un po’ più sostanzioso.

Poi abbiamo MF il mezzo forte, che è un suono più sostanzioso però ancora più sostanzioso. Diciamo il mezzo forte si tratta del suono naturale che produciamo quando suoniamo a una dinamica neutra. Diciamo che quando c’è un mezzo forte nello spartito è una dinamica neutra.

Poi c’è il F, cioè forte, nel forte dobbiamo iniziare a produrre più suono con lo strumento. Il forte deve essere un suono molto lungo.

Poi abbiamo il fortissimo, che è un suono molto forte. Infine abbiamo tre F, FFF, fortissimissimo, che è il suono più forte in assoluto. Diciamo che il fortissimissimo corrisponde alla caduta.

Chiarito ciò, quando viene indicata una dinamica, tale dinamica non è riferita solo alla nota sulla quale è indicata, ma è riferita anche a tutte le successive finché c’è una successiva dinamica. Esistono anche delle altre tipologie di dinamiche o di modi diversi di indicare le dinamiche. Ad esempio esiste il mezzavoce, che solitamente viene indicato per esprimere una dinamica intorno al mezzopiano. Quindi una dinamica neutra, però non troppo sonora. Infine esiste anche il dolce. Il dolce non è una vera e propria dinamica, però generalmente il dolce è associato ad una dinamica piano-mezzopiano, quindi viene usato solitamente in combinazione con queste dinamiche o in assenza di queste dinamiche generalmente sottintende un piano.

Dinamiche graduali

Infine esistono anche le dinamiche graduali. In altre parole, per generare l’espressione musicale è chiaro che noi raramente passiamo immediatamente da un piano a un forte, ma generalmente nell’arco di una melodia musicale passeremo gradualmente da una dinamica all’altra, come nell’esempio che vedete indicato. Abbiamo un piano sul primo do, un forte sull’ultimo sol e abbiamo quell’abbreviazione CRESC’ che sta per crescendo, che ci sta semplicemente a indicare che dobbiamo crescere di dinamica gradualmente dal piano al forte.

Un altro modo per indicare crescendo è tramite queste forcelle di espressione che vedete in quest’altra immagine.

Le forcelle hanno assolutamente una funzione equivalente a quella delle abbreviazioni di crescendo. L’abbreviazione di crescendo generalmente è anche seguita da dei trattini che possono stabilire quanto lungo deve essere il crescendo. Allo stesso modo le forcelle ti fanno proprio vedere effettivamente da che punto a che punto devi crescere, perché va chiarito che non è necessario che ci sia per forza una dinamica prima o una dinamica dopo, io posso anche mettere una forcella senza mettere una dinamica prima o una dinamica dopo. Semplicemente dovrò crescere un po’ a piacimento a partire dalla dinamica da cui provenivo.

Esiste poi ovviamente la dinamica opposta graduale che è il diminuendo, abbreviato con dim, come in questa immagine.

Allo stesso modo esiste la forcella di diminuendo che ha esattamente la stessa funzione e lo stesso significato.

Esistono infine le dinamiche immediate, le dinamiche subito, ossia si tratta di dinamiche che vanno cambiate repentinamente.

In questo esempio dobbiamo mantenere un piano nelle prime quattro note e suonare forte subito, cambiando istantaneamente la dinamica sulla quinta nota. Questo tipo di dinamica viene indicata in questo modo dal momento che qualora non ci sia scritta la parola subito di solito si sottintende un crescendo, perché quando si suona in maniera espressiva, anche quando non sono indicati crescendo e diminuendo, generalmente si collegano comunque le dinamiche l’una all’altra.

Ovviamente esiste anche il piano subito, che è molto comune soprattutto nella musica classica di Beethoven, ed è semplicemente l’effetto opposto. Quindi in questo esempio dobbiamo suonare forte le prime quattro note e piano subito l’ultima.

Abbiamo visto quindi come affrontare le dinamiche, e quali sono le dinamiche graduali. Buono studio!

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1 commento

  1. Ho ascoltato con interesse la lezione sulle dinamiche…spero che su piano solo maestro le troveremo presto questo tipo di LEZIONI…mi piacciono molto! Bravo tutor, sempre chiaro e dettagliato.

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