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L’arte di interpretare in un saggio di Laura Cozzolino

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“La partitura musicale rappresenta un documento muto e ignoto. Essa è fatta di segni, punti, simboli grafici, peraltro con alto grado di indeterminatezza e di approssimazione, che non hanno alcun significato se non vengono concretizzati in suoni” scrive Costantino Catena nella prefazione de “L’arte di interpretare” di Laura Cozzolino (PM Edizioni).

La pianista e musicologa pubblica un volume dedicato a una delle tematiche che storicamente hanno rappresentato il centro della riflessione estetico-filosofica del mondo musicale in tutte le sue componenti, dal versante artistico a quello musicologico, critico e filosofico. La storia del rapporto tra l’opera d’arte e la sua riproduzione è una storia molto lunga dalla cui elaborazione sono nate non solo scuole di pensiero, ma anche scuole pianistiche, stili, prassi esecutive ben ancorate all’idea che le ha sostenute.

Cosa vuol dire interpretare? Cosa si intende per fedeltà al testo musicale? Quale margine di libertà è concessa all’interprete? Esiste una verità assoluta legata intrinseca all’opera e riproducibile nell’esecuzione?

Questi sono solo alcuni degli elementari interrogativi che nel tempo l’interprete si è posto quando si è trovato di fronte a una partitura musicale e la prospettiva, così come la risposta, è cambiata nel tempo, si è adeguata alle oscillazioni, alle variabili del pensiero. Oggi possiamo avere conferma di questo processo evolutivo grazie anche alle registrazioni discografiche che consentono di avvicinarsi a un’opera toccando con mano all’ascolto le differenti modalità esecutive di artisti vissuti in epoche diverse, con formazione culturale e musicale differenziata.

Dal rigore filologico degli anni Settanta del Novecento, che imponeva all’interprete un’assoluta fedeltà al testo e l’oneroso compito di farsi strumento di trasmissione al pubblico del pensiero e dell’intenzione del compositore, agli anni Ottanta, con l’affermazione della cosiddetta New Musicology, che proponeva invece una lettura critica dell’opera e una sua più stretta contestualizzazione storica, una relazione più salda con la sua genesi, con i riferimenti biografici del compositore, l’excursus di Laura Cozzolino è puntuale e dettagliato. Dal rigore di Adorno e Benedetto Croce alla nascita del pensiero del filosofo tedesco allievo di Heidegger, Hans-Georg Gadamer, con un nuovo approccio al testo musicale, più vicino alla metodologia dell’ermeneutica filosofica, disposto a considerare i riferimenti non solo esplicitati in partitura ma anche quelli sottesi alla stessa, Laura Cozzolino non esclude nulla nella sua analisi e ci rende una panoramica completa di questo processo.

Rigore e libertà, due aspetti di un processo, quello interpretativo, che recano in sé itinerari differenti eppure in eguale misura non scevri da rischi.

Alla storia di questo percorso e a i suoi protagonisti è dedicato dunque questo volume di Laura Cozzolino, che conduce un’analisi ben argomentata delle varie tappe dell’arte interpretativa lasciando aperte delle domande ma conducendo alla generale considerazione che mirabilmente riassume Costantino Catena nella prefazione del volume: “Va da sé che conoscere le dinamiche con cui l’interpretazione si è modificata nel corso della storia sia indispensabile per un musicista: affrontare  ed interpretare un’opera musicale è un processo che non può essere lasciato al solo talento, alla sola musicalità o ricerca di originalità, ma che richiede studio, analisi, ricerca e profonda consapevolezza di quello che è venuto prima.”

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