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La musica di Mozart supera qualsiasi barriera. Morgan Icardi

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Quando nomina Brahms tradisce l’emozione, scioglie quella leggera severità che sembra dovuta al repertorio a cui si dedica e percepisco tutta l’emozione, tutta la passione che anima Morgan Icardi. Mai come in questo caso è corretto definire questo artista “giovanissimo”, perché ha solo quattordici anni, ma oltre che pianista è già un promettente direttore d’orchestra e ci consegna un lavoro discografico, un doppio cd, in cui dirige e suona al pianoforte la musica di Mozart. A legarlo a doppio filo al compositore non è solo il precoce talento e la smisurata adorazione per la musica, ma anche il preciso intento di portare la musica davvero a tutti, abbattendo barriere e recinti geografici, culturali, sociali. Quale compositore più di Mozart, che si lascia ascoltare e amare in un solo istante da tutti, poteva essere più idoneo allo scopo? E di fatto questa registrazione di Morgan Icardi si intitola proprio Mozart Across Boundaries, ossia Mozart oltre i confini, ed esce per i tipi di Musica Viva/Egea Music. Oltre al doppio cd in cui Morgan Icardi dirige la Sinfonia n.29 in la maggiore K 210 ed esegue la Sonata n.8, la Sonata n.18 e le due Fantasie, in re minore e in do minore, di Mozart, il lavoro include un dvd che riprende proprio la registrazione della Sinfonia mozartiana. Il giovane Mozart della Sinfonia n.29 nella direzione di Icardi trova terreno naturale per esprimere tutta la vitalità, la freschezza, lo spirito protoromantico che la attraversa. Mirabile anche l’esecuzione delle Sonate, in cui l’alternanza dei registri, la dialettica, il gioco chiaroscurale della poetica mozartiana, il gesto teatrale trovano terreno fertile nella mente e nel cuore di questo interprete.

Morgan Icardi, direttore d’orchestra e pianista, nasce il 15 settembre 2006. Inizia lo studio del pianoforte all’età̀ di cinque anni a Los Angeles, al Silverlake Conservatory of Music, dove vivrà per molti anni prima di tornare a Torino. Attualmente si esibisce regolarmente in concerti e rassegne dove alterna l’attività direttoriale a quella pianistica, mentre prosegue il suo percorso di crescita supportato da un team di insegnanti che rappresentano l’eccellenza della musica classica in Italia.

Della sua infinita passione Morgan Icardi ci ha parlato in questa intervista.

Paola Parri: Benvenuto Morgan. Cominciamo dalla fine, cioè dall’ultima tua fatica discografica, un doppio cd che ti vede nel primo in veste di direttore d’orchestra e nel secondo come pianista e interamente dedicato a repertorio mozartiano. La mia prima domanda è perché hai scelto Mozart per il tuo lavoro in studio? C’è una speciale affinità con la musica di Mozart?

Morgan Icardi: Prima di tutto c’è il fatto che Mozart ha cominciato a comporre in giovanissima età e questa è una cosa che in qualche modo ci lega, e poi c’è l’universalità della sua musica. La musica di Mozart infatti è bella da ascoltare anche per chi non è esperto della materia, riesce, nel suo ordine e nella sua complessità, a essere molto orecchiabile e quindi ha il potere di affascinare, di ispirare qualsiasi tipo di ascoltatore, sia l’amante della musica classica che chi ascolta altri tipi di musica. Per comprendere e godere della musica di altri compositori occorrono conoscenze, Mozart invece ha questa spontaneità che lega le persone e sorpassa le differenze e le barriere geografiche, culturali, sociali e generazionali. Da qui il titolo del mio doppio cd Mozart Across Boundaries, oltre i confini.

P.P.: La musica di Mozart è densa di contrasti, chiara, luminosa, gioiosa, ma anche cupa e capace di toccare profondità abissali, e questa dialettica, questo altalenante umore è un po’ una metafora della vita fatta appunto di discese e risalite, di gioia e dolore. Cosa ha dettato la tua scelta per i brani da includere nel tuo doppio cd?

M.I.: Nel primo cd, in cui dirigo l’orchestra, abbiamo selezionato brani contrastanti per emozioni tra i più difficili del repertorio mozartiano, come la Sinfonia n.29 in la maggiore, mentre nel cd in cui suono il pianoforte ho incluso la Sonata n.8, la Sonata n.18, la Fantasia in do minore e la Fantasia in re minore. Anche qui il contrasto è evidente, ad esempio nel dolore che attraversa la Sonata 8, dolore di Mozart per la morte della madre e nella gioiosità della n.18. Mozart esprime le sue emozioni in modo chiaro e trasparente, con la purezza di un bambino.

P.P.: Il Mozart pianistico all’ascolto sembra sempre molto agile, molto leggero, ma noi sappiamo invece che la scrittura mozartiana è densa di insidie proprio perché richiede una chiarezza di fraseggio, una precisione cristallina, un nitore sonoro unici. Prendo spunto da questo per chiederti qual è il tuo metodo di studio. Come ti avvicini a una composizione, come arrivi dalla lettura all’interpretazione?

M.I.: Come prima cosa leggo la partitura una prima volta interamente senza suonare, poi con una sola mano cerco di individuare i punti culminanti del fraseggio, i punti di arrivo, gli stacchi, cioè quei momenti in cui il compositore finisce di raccontare la storia e poi riprende per arrivare fino alla fine del movimento. Poi chiaramente ci sono le questioni tecniche, come le diteggiature, fino allo studio a mano unite molto lentamente. Indubbiamente ci vuole molto tempo e dedizione, soprattutto con la musica di Mozart. La cosa più importante è l’omogeneità, la chiarezza, ma senza perdere mai la ricchezza dei fraseggi, delle dinamiche. Importante è il peso, il peso del dito che deve toccare ogni singola nota come se si toccasse la singola corda così come Mozart diceva: “Ogni nota è la conseguenza di ciò che è venuto prima e l’opposto di ciò che verrà dopo”, per dire che tutte le note sono legate e sono l’una la conseguenza dell’altra, che ogni nota è un mondo a sé ed è proprio questa la ricchezza di Mozart.

P.P.: Mozart come sappiamo fu un bambino prodigio e la tua giovane età associata alla direzione d’orchestra mi fanno pensare a un’affinità con Mozart anche in questo senso. La musica richiede dedizione totale, studio quotidiano, un impegno costante, cose alquanto insolite per un giovanissimo. Ti senti diverso dai tuoi coetanei in questo?

M.I.: Non credo possa esserci un riferimento unico. Ognuno ha la sua vita, fa cose diverse. Io certamente ho una vita molto impegnata, ho già una grande passione e la sto coltivando con dedizione assoluta. Questa passione occupa se non la totalità la maggior parte del mio tempo, è avvolgente, soprattutto quella per la direzione d’orchestra. Ho iniziato a dodici anni e questa attività mi ha aiutato molto anche per il pianoforte perché suonare il pianoforte è un po’ come suonare un’orchestra. Ogni singola linea, ogni singola frase da pianista devi immaginarla come se ciascuna rappresentasse un orchestrale e se lo fai suoni in maniera molto diversa.

P.P.: Quando è nato il tuo amore per la musica classica? Ci racconti brevemente i tuoi studi?

M.I.:  I miei genitori non sono musicisti, non distinguono le note sul pentagramma. La mia passione è fiorita a cinque anni. Risiedevo a Seattle a quel tempo ed ero dagli Horowitz. In particolare Mila Horowitz, che è una mia coetanea, stava prendendo lezioni di pianoforte con sua madre e dopo aver visto questa lezione ho chiesto subito ai miei genitori di poter prendere lezioni di pianoforte e così è cominciata. Quando poi sono tornato in Italia, qualche anno dopo, ho scoperto proprio la passione per la musica classica che non conoscevo. Mio padre è un rockettaro!

P.P.: Parliamo della direzione d’orchestra. Quali sono a tuo parere le caratteristiche per una buona direzione? Il pianista in fondo è una creatura solitaria, mentre dirigere presuppone una grande capacità di interazione e una profonda empatia con gli orchestrali. C’è un grande direttore a cui ti ispiri o che ritieni un modello in questo senso?

M.I.: Prima di tutto il mio direttore d’orchestra di riferimento è Kiril Petrenko, a cui mi ispiro totalmente, per me è un’icona. Secondo me per un direttore d’orchestra è importante avere musicalità, preparazione, carisma e grande capacità di lavorare con gli altri, arrivare a ispirare le persone, sapere ascoltare.

P.P.:In futuro ti vedi più come pianista o come direttore o sono due percorsi che per te non saranno mai disgiunti?

M.I.: Io mi vedo sempre sia come pianista che come direttore d’orchestra

P.P.:Dopo Mozart?

M.I.: Continuerò a studiare, anzi ora sono entrato alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano e continuo gli studi di pianoforte con Anna Maria Cigoli. Mozart sarà con me ancora a lungo, ma mi sto già dedicando comunque anche ad altri autori e brani come Dumbarton Oaks di Stravinsky e la Terza Sinfonia di Brahms che per me è una vera e propria ossessione per la sua bellezza. Brahms mi interessa in maniera particolare.

 

 

 

 

 

 

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