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La mente e il cuore di Ezio Bosso negli scritti di “Faccio musica”

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Mi chiamo Ezio, nella vita faccio la musica. E sono un uomo fortunato. E questa e l’unica cosa che vorrei dover dire per parlare di me”.

Prende le mosse da questa affermazione Faccio musica. Scritti e pensieri, il libro che raccoglie scritti e riflessioni di Ezio Bosso, curato da Alessia Capelletti, sua addetta stampa dal 2016, e che a un anno dalla scomparsa dell’artista esce per i tipi di Piemme.

Se è vero che la scrittura veicola sempre il pensiero, queste pagine rappresentano una rara opportunità per noi lettori di entrare nella mente e nel cuore di questo grande direttore e compositore del nostro secolo. Perché per questo va ricordato e vorrebbe essere ricordato Ezio Bosso, per il suo incessante lavoro per e nella musica, quella musica perdutamente amata, oggetto di adorazione ma anche fonte di immensa fatica.

Faccio musica è dunque una raccolta di scritti che raccontano gli ultimi quattro anni di vita di Bosso. Sono tutti testi legati alla sua professione artistica, dunque trascrizioni integrali di interviste, note di copertina dei cd, appunti, note vocali raccolte da Wathsapp e accuratamente trascritte, in una sorta di Zibaldone contemporaneo. Eppure in queste carte oltre all’artista è ben presente anche l’uomo, la sua biografia. Dall’infanzia in un quartiere operaio di Torino agli studi musicali di fagotto, di violoncello, di contrabbasso, e infine di pianoforte fino all’esperienza viennese a soli sedici anni, per arrivare alla fondazione della sua Europe Philharmonic Orchestra, passando attraverso il rapporto di profonda stima per Claudio Abbado e dunque al suo ruolo di Ambasciatore dell’Associazione Mozart14 di Alessandra Abbado.

Questa biografia è densa di fatti, di cose e persone che lasciano traccia tangibile in queste parole che sempre sono dedicate a temi che hanno rappresentato per Ezio Bosso i fondamenti della sua stessa esistenza. A primeggiare è un incondizionato e totale amore per la Musica, dove la maiuscola è dovuta, perché Bosso le attribuiva non solo il ruolo di massima espressione culturale, ma anche di una sorta di metafora della vita stessa che, nella sua massima rappresentazione, l’orchestra, si trasformava anche in potente collante sociale, esempio tangibile di una società realmente democratica. E numerose sono le situazioni in cui Bosso con amarezza svela la sua incessante ricerca di una “casa” per la sua orchestra, l’insoddisfazione per la gestione dei luoghi della cultura come templi inviolabili che invece lui desiderò vedere fino all’ultimo spalancati al pubblico, con le prove aperte ad esempio.

Rigoroso nella dedizione a quella che non amava definire musica “classica”, ma piuttosto “libera”, Ezio Bosso ha ribadito l’impegno, lo studio costante, un’etica inossidabile che troppo spesso si è scontrata con le differenti logiche di gestione e marketing delle istituzioni musicali. Leggendo i pensieri e le parole dell’artista percepiamo il significato di una lotta durata tutta la vita per l’affermazione di un’idea: portare la musica, quella vera, a tutti, dunque senza tradirne la purezza e la sacralità, ma rendendo quegli stessi valori patrimonio comune.

Bosso parla anche molte volte dell’esperienza televisiva di Che storia è la musica!, esperimento di divulgazione perfettamente riuscito, anche se la parola divulgatore non gli piaceva affatto.

Un Bosso conscio della sua fragilità, dell’utopia del suo pensiero ma che, nelle parole che ha lasciato, meticolosamente messe insieme da Alessia Capelletti, emerge invece prepotentemente come personalità forte, come spirito positivo che costruisce giorno dopo giorno un edificio la cui materia prima è la bellezza.

La curatrice ci restituisce la purezza della scrittura di Ezio Bosso che, così come nelle attività musicali, anche nell’organizzazione del pensiero in forma scritta è accurata, limata, meditata, consapevole della sua forza.

Le ultime parole emergono durante il lockdown e sono quelle più amare, con la constatazione che la malattia è furia devastatrice e non redime,  non rende nessuno migliore, che il silenzio della musica, quello stesso silenzio a cui Ezio Bosso aveva dedicato splendide parole in passato, quando è imposto all’uomo causa sofferenza, perché la musica è qualcosa di imprescindibile, di necessario, di indispensabile.

Faccio musica è una testimonianza reale, autentica, in cui i pensieri fluiscono liberamente e senza filtri, perché vero era Ezio Bosso e quell’emozione che proviamo nel leggere le sue parole o ancora di più nell’ascoltare la sua musica è l’eredità forse più preziosa che ci ha generosamente lasciato.

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