Home Articoli Jurij Egorov. Al pianoforte tra genio, disciplina e sregolatezza.

Jurij Egorov. Al pianoforte tra genio, disciplina e sregolatezza.

0
GD Star Rating
loading...
CONDIVIDI

Ad ascoltare le numerose registrazioni che il pianista Jurij Egorov ci ha lasciato siamo immediatamente colpiti dalla chiarezza del suo pianismo, dal rigore con cui sviscera la forma musicale, dalla trasparenza cristallina della sua visione musicale, qualità che indubbiamente gli derivarono dalla rigida impostazione della scuola russa e che trovarono in questo artista nuova vitalità. Eppure senza misura e senza regola fu la sua vicenda umana, così fuori dagli schemi al tempo in cui fu vissuta, da relegare, forse volutamente, questa eccezionale figura in un angolo buio dove potesse essere poco conosciuta o addirittura dimenticata.

Era nato nel 1954 in Russia. Sua madre, un’insegnante di matematica al liceo, era armena, il padre un insegnante di geografia. Iniziò ben presto la sua educazione musicale all’età di sei anni presso la scuola di musica di Kazan, la sua città natale, sotto la guida di Irina Dubinina, ex allieva del famoso Yakov Zak con cui Egorov studierà poi per sei anni al Conservatorio di Mosca.

Il talento di Egorov non tarda a manifestarsi, tanto da farsi notare in prestigiosi concorsi internazionali come il Concorso Marguérite Long-Jacques Thibaud di Parigi, dove nel 1971 si aggiudica il quarto premio, o il Concorso Tchaikovsky, in cui arriva terzo sul podio nel 1974 e ancora nel 1975 al Concorso Queen Elisabeth.

Una vita apparentemente piana, seguendo il regolare percorso della formazione e della carriera musicale di ogni pianista russo di valore. Ma il giovane Jurij Egorov, nella Russia di quegli anni, aveva un problema, era personaggio scomodo e da tenere sotto stretto controllo in quanto gay. In quel periodo tutti gli artisti erano soggetti a stretta vigilanza da parte del KGB, ma l’essere gay rappresentava un elemento in più a ingenerare sospetto e particolare attenzione da parte del regime in quanto tale orientamento sessuale era ritenuto una sorta di difetto sociale da reprimere e punire.

Nel 1976, a 22 anni, Egorov viene inviato dal Segretario di Stato Russo in Italia per un concerto. Dovrà sostituire Arturo Benedetti Michelangeli a Brescia in occasione di un concerto con l’Orchestra della Rai. È l’occasione giusta per sfuggire al controllo, per lasciare la Russia definitivamente e cercare la libertà altrove. Egorov riesce così a defilarsi e trova riparo a Roma dove chiede subito asilo politico. Trascorre settimane nella cella di un’abbazia fino al suo trasferimento definitivo ad Amsterdam, città aperta e moderna, tollerante e priva di pregiudizi di sorta. Il pianista qui vivrà la sua seconda vita, cogliendo l’occasione di una libertà finalmente raggiunta, ma talmente illimitata da condurlo ben presto a eccessi come alcool e droga e a una totale disinibizione sessuale.

Sarà qui che incontrerà il suo compagno di vita comunque, l’architetto Jan Brouwer, e Jan Brokken, scrittore, giornalista, viaggiatore olandese che ci ha restituito una splendida biografia del pianista intitolata “Nella casa del pianista” ed edita da Iperborea.

In questi anni frenetici Egorov continua la sua carriera musicale affermandosi sui palcoscenici più importanti di tutto il mondo. Fece scalpore la sua esclusione dalla rosa dei finalisti, nel 1977, al Concorso Van Cliburn in Texas, dove era presto divenuto uno degli artisti più amati dal pubblico al punto che venne creato un comitato e fu raccolta in suo favore la somma di 10.000 dollari, l’equivalente del primo premio del concorso e cominciò proprio in quell’occasione il suo folgorante successo negli Stati Uniti.

Il repertorio di Egorov era ampio, si muoveva lungo la linea evolutiva della storia della musica senza limiti, da Bach a Bartòk, magari concentrandosi su pochi brani, ma ognuno dei quali accuratamente studiato e finemente cesellato a livello interpretativo. Splendido il suo Schumann, appassionato il suo Brahms, una vera e propria affinità elettiva quella con la musica di Debussy. Egorov mette nel suo pianismo non solo l’amore per la musica, ma anche quello per la letteratura e per le arti visive che sempre lo caratterizzò e ne indirizzò le scelte musicali.

Scomparve a soli 33 anni, nel 1988, abbattuto dal flagello dell’AIDS, malattia ancora poco nota e soprattutto incurabile ai tempi, chiedendo l’eutanasia al suo medico per non prolungare inutilmente le sofferenze inflitte dalla sindrome da immunodeficienza acquisita.

Non fu semplice la sua esistenza. Come molti degli esuli russi, Egorov conservò viva in sé una perenne nostalgia per la Russia, per i legami affettivi che lì aveva dovuto lasciare, la madre soprattutto, coltivò una costante e inconsapevole paura di essere trovato e punito, visse con slancio la sua attività musicale tenendo in poco conto la carriera e, nonostante l’adorazione di colleghi e pubblico, mantenne sempre un certo livello di insicurezza che lo faceva ingiustamente dubitare delle proprie doti artistiche. Nella biografia di Brokken, che gli fu amico e gli restò accanto fino alla fine dei suoi giorni, ne emerge il ritratto di un artista perennemente sospeso tra la disciplina, la misura che la musica richiede, e quello slancio verso l’assoluta libertà che pure l’arte spesso reca con sé come sua intima condizione.

Grazie alla pubblicazione di un cofanetto da parte della Emi contenente tutte le sue registrazioni, oggi possiamo godere della bellezza che Egorov ha ampiamente dispensato al pianoforte, sussultare all’ascolto del suo suono chiaro come una gemma preziosa, provare a entrare nella mente di un pianista che si è calato di volta in volta nell’anima del compositore che si trovava a studiare.

Ha vissuto troppo poco Jurij Egorov e oggi siamo qui a chiederci quale altro capolavoro ci avrebbe lasciato se non fosse scomparso, ma proprio per questo lo ricorderemo sempre, ascoltando i suoi dischi con profonda ammirazione, per la sua arte sì, ma anche per la sua lotta e per la sua autodeterminazione.

Pianosolo consiglia

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here