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Intervista a Boris Berman

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Intervista a Boris Berman

Ad aprire il volume di Boris Berman “Notes from the pianist’s bench” (Yale University Press) colpisce immediatamente la dedica: “Ai miei studenti, con i quali ho condiviso molte ore di gioia, frustrazione e scoperta.” Parole che non lasciano dubbi sulla vocazione profonda con cui Boris Berman, pianista acclamato sui palcoscenici di tutto il mondo, coltivi e pratichi la sua attività didattica a Yale.

Lo abbiamo incontrato in occasione di Cremona Musica – Piano Experience dove ha suonato nell’ambito dello Steinway Festival  e presentato proprio questi suoi “Appunti dallo sgabello del pianista” che giunge alla sua seconda edizione. Riduttivo definirlo un manuale, scorretto chiamarlo saggio, in realtà il volume di Berman, steso, come avvisa nella sua prefazione, per lo più durante i suoi tour concertistici per il mondo, è la narrazione di un’esperienza vissuta in prima persona, un’esperienza duplice, quella del pianista e quella del didatta, un’esperienza di trasmissione di saperi e abilità.

La linea portante è quella che considera interdipendenti gli aspetti prettamente tecnico-pratici e quelli legati all’interpretazione pianistica. Il libro dunque partendo dalle basi della cosiddetta tecnica pianistica si spinge fino ad alcune riflessioni sugli aspetti psicologici della performance in un linguaggio chiaro, privo di vuoto accademismo, immediatamente comprensibile.

Questa seconda edizione del volume si arricchisce di suggerimenti di ascolto e visione rimandando a specifici file audio e video disponibili sul sito della Yale University Press.

Sarebbe troppo lungo elencare l’intensa attività artistica di Boris Berman, le sue esibizioni con prestigiose orchestre come la Royal Concertgebouw Orchestra, la Philharmonia (Londra), la Toronto Symphony, la Israel Philharmonic, la Gewandhaus Orchestra, la Minnesota Orchestra, la Detroit Symphony, la Houston Symphony, la Atlanta Symphony, la St. Petersburg Philharmonic e la Royal Orchestra scozzese, i suoi recital, le apparizioni in festival di rilievo come Marlboro, Bergen, Ravinia, Nohant e Israel Festival.

Ci limitiamo a segnalare, tra le numerose attività musicali a lui ascritte, la realizzazione per primo dell’ambizioso progetto della registrazione delle opere complete per pianoforte solo di Prokofiev, pubblicate in nove CD Chandos. L’interesse per la musica di Prokofiev lo ha portato poi a pubblicare, sempre per la Yale University Press, il volume “Prokofiev’s Piano Sonatas: A Guide for the Listener and the Performer”. Ha inoltre curato per una casa editrice cinese, la Shangai Music Publishing House, una nuova edizione critica bilingue delle partiture delle sonate per pianoforte di Prokofiev.

Una figura di rilievo per il mondo pianistico che abbiamo avuto l’onore di intervistare.

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