Home Articoli Il trillo al pianoforte

Il trillo al pianoforte

5
GD Star Rating
loading...
CONDIVIDI
Il trillo al pianoforte, 5.0 out of 5 based on 1 rating

Il trillo è uno degli abbellimenti ritenuti più complessi nell’esecuzione, sia perché richiede l’esecuzione rapida di due note alternate, cosa che presuppone un allenamento costante, sia perché può essere soggetto ad alcune interpretazioni derivanti dal contesto del brano in cui lo troviamo  o dall’autore e dal periodo storico in cui quello stesso brano è stato composto.

RAPPRESENTAZIONE GRAFICA

Il trillo ha diverse rappresentazioni grafiche e possiamo trovarlo indicato in partitura con la sigla tr, con la sigla tr seguita da una linea a zigzag, con la sola linea a zigzag del tipo di un mordente doppio o comunque più lungo.

Il trillo, se non diversamente indicato, prevede di iniziare l’esecuzione dalla nota superiore a quella reale raffigurata. Ad esempio, se il trillo è posto su un la dovremo suonare si-la-si-la-si-la-si-la.

In alcuni casi è l’autore stesso ad indicare nello spartito la nota iniziale del trillo, così come ci sono casi in cui il trillo presenta una “chiusa”, ovvero una serie di note che ci guidano verso la conclusione del trillo.

Se il trillo include una o più note alterate in chiave, questa alterazione nel trillo dovrà essere rispettata. Ad esempio, se devo eseguire un trillo in un brano che ha in chiave il fa# e il trillo è sul mi dovrò sempre eseguire nel trillo il fa#.

DITEGGIATURA

La scelta della diteggiatura per eseguire un trillo risulta determinante per la buona riuscita dello stesso. Come ben sappiamo questa scelta è sempre molto soggettiva, ma ci sono contesti armonici che talvolta costringono all’uso di una specifica diteggiatura.

Laddove possiamo scegliere dobbiamo farlo principalmente basandoci su due criteri:

  • la ricerca di un risultato estetico soddisfacente che porta all’adozione di una diteggiatura “comoda”;
  • la valenza didattica.

Un trillo realizzato con secondo e terzo dito, ad esempio, avrà una difficoltà minore rispetto a un trillo eseguito con terzo e quarto dito perché sappiamo che il quarto è il dito forse più debole della nostra mano. Dunque, per un risultato immediatamente soddisfacente da un punto di vista estetico eseguiremo il trillo con secondo e terzo dito, ma se vogliamo esercitare il quarto dito e rafforzarlo allora eseguiremo il trillo con terzo e quarto dito.

COME STUDIARE IL TRILLO

Prendendo ad esempio il trillo della Sonata K545 di Mozart, se decidiamo di eseguirlo con secondo e terzo dito iniziamo dalla nota superiore con il terzo dito e alterniamola alla nota reale eseguendo quest’ultima con il secondo dito.

Lo studio deve iniziare lentamente con articolazione delle dita. In questo modo inizio ad allenare la muscolatura affinché si abitui alla ripetitività di questo movimento che può essere anche molto faticoso. Naturalmente, trattandosi di un’attività fisica a tutti gli effetti, di giorno in giorno se ne vedranno i benefici effetti. È importante mantenere sempre il rilassamento dell’avambraccio, delle spalle e del polso per non correre il rischio di incorrere in sgradevoli infiammazioni.

Con questo esercizio quotidiano possiamo accelerare progressivamente il movimento, magari aiutandoci con il metronomo.

Il passo successivo consisterà nel dare un’accentazione diversa alle due note del trillo per facilitare quel processo che porterà, nel tempo, le due dita coinvolte ad avere la stessa forza. Questo vale a maggior ragione quando studiamo il trillo con il terzo e quarto dito. Una volta arrivati a una velocità soddisfacente possiamo cominciare a lavorare sull’indipendenza della mano destra. Così da fare in modo di arrivare a suonare questo trillo in velocità indipendentemente dalla mano sinistra che invece deve mantenere la regolarità del tempo. Un modo per allenarsi a questa indipendenza è di suonare il trillo con la mano destra e contemporaneamente compiere un gesto totalmente diverso con la mano sinistra.

Ultimo step è incastonare questo abbellimento nel contesto del brano. Possiamo iniziare schematizzando quasi in maniera matematica le note del trillo con una partizione basata sulle note reali scritte in partitura, per arrivare progressivamente a velocizzare e dunque a non dover più contare bensì ad eseguire in libertà, come un vero abbellimento che non snatura ma arricchisce, il trillo all’interno del brano.

Vi lascio al video che ho realizzato con gli esempi pratici!

Se avete domande commentate pure questo articolo. E per ulteriori lezioni consultate Pianosolo Maestro.

Pianosolo consiglia

5 COMMENTI

  1. Grazie Maestro, spiegazioni chiare ed esaustive.
    Una domanda, ma anche il trillo e’ influenzato dal periodo storico e dall’autore, nella sua esecuzione?

    Grazie

  2. GRAZIE….trasformare in semplicità…e’ dimostrazione di ottime capacità…
    Continui così….buon 2021.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here