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Il nuovo disco del Duo Gazzana per ECM. Intervista a Raffaella Gazzana

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Il nuovo disco del Duo Gazzana per ECM. Intervista a Raffaella Gazzana

Il Duo Gazzana approda al suo terzo disco per la prestigiosa etichetta ECM registrando un repertorio in linea con le scelte estetiche delle sorelle, dunque con un occhio al Novecento, anche se qui si spostano temporalmente un po’ indietro per far posto alla Sonata per violino e pianoforte di César Franck e alla Sonata postume per violino e pianoforte di Ravel, e con quel gusto della ricerca e della scoperta che da sempre ne contraddistingue l’attività artistica.

Natascia e Raffaella Gazzana, rispettivamente al violino e al pianoforte, registrano infatti  inoltre in prima assoluta un Duo per violino e piano del compositore György Ligeti, composizione mai registrata prima d’ora che rivive nell’esecuzione del duo, e il Thème et variazions di Olivier Messiaen.

Connettere, mettere in relazione le musiche, gli stili, i compositori, questo il modus operandi di Natascia e Raffaella Gazzana, che anche in questo caso hanno ricercato legami tra le composizioni presenti nel disco, non solo nella localizzazione francofona delle attività dei compositori, ma anche nella scelta di loro opere giovanili che hanno comunque influenzato non solo il loro stile più maturo, ma anche altri autori.

Un affascinante programma la cui genesi ci siamo fatti raccontare da Raffaella Gazzana in questa intervista.

Paola Parri: Il vostro nuovo progetto esce per i tipi della ECM, nella New Series, la collana dedicata alla musica colta. Non è il vostro primo incontro con questa label. Come nasce questa sinergia?

Raffaella Gazzana: Questo è il nostro terzo cd per la ECM New Series. Siamo molto felici e onorate di questa collaborazione con la ECM, perché è un’etichetta molto seria. Ci piace la cura che mettono in tutti i particolari, a partire proprio dalla registrazione, in cui ad esempio vengono dedicate ore al posizionamento dei microfoni e al posizionamento del pianoforte. Per tutti e tre i dischi ricordo di essere stata a Lugano anche prima per scegliere il pianoforte tra i due a disposizione affinché fosse preparato appositamente per le registrazioni. Lavoriamo con il produttore, Manfred Eicher, e sempre con lo stesso team. Dei tre giorni dedicati solitamente alla registrazione buona parte del primo è dedicato proprio al posizionamento dei microfoni.

P.P.: Il repertorio che avete registrato si muove in un’area geografica e stilistica essenzialmente francofona e guarda al Novecento in una sorta di progressione temporale. Ravel, Franck, Ligeti e Messiaen. C’è dunque una sorta di relazione tra i pezzi contenuti nel cd. Come avete selezionato le composizioni?

R.G.: In genere nella scelta dei programmi dei concerti e ancora di più nella selezione dei brani per le registrazioni facciamo particolarmente attenzione a che ci siano dei collegamenti, interconnessioni storiche e musicali tra i pezzi  e in particolar modo per questo disco, che è incentrato su musica di area francofona, intesa in senso ampio perché Franck era nato a Liegi ma aveva ottenuto la cittadinanza francese vivendo quasi sempre a Parigi e diventando una vera e propria istituzione in Conservatorio come organista, come maestro, come capo scuola.

Siamo partite proprio dalla Sonata di César Frank, che è del 1886, quindi della fine del XIX secolo e rispetto ai due precedenti dischi per ECM, dove avevamo registrato tutte musiche del XX e del XXI secolo, ci siamo spinte in un periodo un po’ anteriore, con Franck, ma anche con la Sonata di Ravel, postuma, uno dei suoi primi lavori da camera.

Questi lavori sono tutti accomunati innanzi tutto da una ricerca particolare nella musica francese. In generale la musica francese è spesso associata a un certo stato d’animo e a determinati colori, però vorremmo anche sottolineare come, in particolar modo la Sonata di Franck, sia un caposaldo del genere, una composizione molto corposa con delle strutture ben precise, con una forma ciclica, che va a influenzare poi anche tutti gli autori successivi, in particolare si possono trovare connessioni con Ravel e Messiaen nell’uso dei colori e del tempo.

Abbiamo voluto inserire inoltre il Duo per violino e pianoforte di Ligeti di cui siamo particolarmente fiere perché questa è la sua prima registrazione assoluta. Siamo molto appassionate dell’opera di Ligeti e ci siamo chieste come mai non avesse scritto per violino e pianoforte quando un po’ tutti i compositori si sono cimentati per questo organico strumentale, quindi siamo andate a fare una ricerca un po’ più approfondita e abbiamo trovato questo pezzo che non è ancora stato pubblicato dalla Schott.

Grazie all’impegno di ECM siamo riuscite ad avere per noi fresca di stampa questa pagina importante che Ligeti scrisse quando aveva 23-24 anni, se non sbaglio nel 1946, e comunque è ancora legata allo stile bartokiano o di ricerca del folklore, però è un pezzo molto simpatico e in un certo senso ironico e questo sorprende molto se pensiamo al periodo che stava vivendo il compositore. Isolato nell’Ungheria del tempo, con la famiglia quasi interamente sterminata nei campi di concentramento. Si salvarono solo lui e la madre. È stato abbastanza difficile ottenere i diritti per la prima registrazione di questo brano, attraverso la Sacher Foundation a Basilea che ha il manoscritto e la Schott-Verlag in Germania.

P.P.: Anche il Tema con variazioni di Messiaen, composto nel 1932, è un’opera della giovinezza. Ci sono elementi che preludono in qualche modo alla sua produzione più matura?

R.G.: Tutte le composizioni contenute in questo disco, tranne la Sonata di Franck che comunque era stata abbozzata trent’anni prima della pubblicazione, sono legate a dei giovanissimi compositori e preludono al futuro sviluppo della loro poetica, della loro maniera di scrivere, avevano tutti intorno ai 22-23 anni. In particolar modo Messiaen con questo Tema con variazioni per violino e pianoforte prelude al più famoso Quartetto per la fine dei tempi.

Proprio nell’ultima variazione ci sono richiami al Duo presente nel quartetto ed è peculiare l’uso dei tempi, sono usate le trasposizioni limitate, una maniera particolare di scrivere che già è presente nel Tema e variazioni e anche l’uso dei tempi molto dilatati.

Ricordiamo che Messiaen era un fervente cattolico, anche lui sarebbe poi uscito dall’esperienza del campo di concentramento e la fede cattolica, che attraversa tutta la sua opera, è già presente in questa composizione giovanile del 1932, dove l’ultima variazione, con i suoni molto lunghi al violino, accordi ripetuti al pianoforte e tempi molto lunghi che vanno oltre la dimensione terrena e sono già di una dimensione altra, sovrumana.

Messiaen era anche ornitologo quindi trascriveva le voci degli uccelli, c’è, dopo gli anni Cinquanta, tutto il catalogo degli Oiseaux e nelle variazioni già si  possono sentire i vari uccelli nei cluster presenti, ad esempio nella seconda variazione.

Ci piace molto vedere quindi lo sviluppo dalle opere giovanili.

P.P.: A ben vedere la vostra attività prevede sempre un repertorio in un certo senso non tradizionale. Come accoglie il pubblico questo repertorio? C’è curiosità? C’è interesse?

R.G.: Devo dire che c’è molto interesse soprattutto per gli autori meno frequentati nelle sale da concerto. È difficile presentare dei programmi che prevedano tutto Novecento, infatti di base nel nostro repertorio ci sono le opere di Bach, Mozart, Beethoven, Brahms, Schubert. Sono tutte sonate su cui ci siamo formate e che continuiamo a studiare perché riteniamo che i classici diano una solida base per l’intesa del duo, però abbiamo una particolare attenzione al Novecento perché pensiamo sia importante che il pubblico conosca questa musica e abbiamo comunque un’ottima risposta. Spesso infatti alla fine di ogni concerto ci viene richiesta qualche informazione in più sul compositore che stiamo proponendo e questa è una cosa molto bella. Credo inoltre che la curiosità, che è il motore delle nostre ricerche, sia una cosa molto importante e ci piace condividerla con il pubblico, anche se facciamo un po’ di difficoltà con gli organizzatori. La Germania è aperta a questo repertorio del Novecento, in Italia facciamo un po’ più di fatica a proporre questi programmi particolari.

P.P.: C’è a volte un pregiudizio sulla presunta difficoltà di ascolto della musica del Novecento…

R.G.: Sì, c’è un pregiudizio, ma non è fondato. In particolar modo con il secondo disco che abbiamo realizzato, in cui c’è la musica di Schnittke, una suite (Suite In The Old Style) che può essere suonata anche al clavicembalo, ha uno stile antico, per cui non bisogna aver paura di andare a scoprire, ad ascoltare cose nuove.  Ascoltiamo anche le avanguardie, ma non proponiamo mai pezzi astrusi, prediligiamo brani in cui ci sia sempre una melodia riconoscibile.

P.P.: Parliamo della registrazione: quali sono le dinamiche ECM? Spesso oggi in studio si fa molto lavoro di editing, voi come avete lavorato?

R.G.: In ECM sono molto seri in questo. Non ci sono tracce separate, se qualcosa non va in uno dei 2 strumenti, noi cerchiamo un compromesso scegliendo la versione migliore, ma non si va a note, a battute. Si risuona il pezzo, si fanno più take, si predilige la struttura del pezzo, la linea, affinché sia il più naturale possibile.

P.P.: Progetti futuri?

R.G.: Adesso saremo impegnate nella promozione del disco, in Italia e poi andremo a Berlino. In Ucraina presenteremo invece un progetto di cui c’è stata la prima a Mosca lo scorso anno e che adesso lappunto riproporremo ad Odessa Classic. È un progetto incentrato sull’opera di Tarkovsky, un progetto multimediale in cui io e Natascia suoniamo delle musiche ispirate ai film di Tarkovsky: Bach, Arvo Pärt, Silvestrov, Messiaen e poi ci sono proiezioni sullo sfondo dei film o dei video creati ad hoc dal figlio del regista russo e poi letture da “Scolpire il tempo”, testo fondamentale di Tarkovsky sull’opera dell’artista e quindi siamo particolarmente fiere di questo progetto. Poi abbiamo una tournée in Svizzera, in Italia al Ravenna Festival, il 2 luglio, con un concerto interamente dedicato a Silvestrov, non solo musiche sue, ma anche legate a lui, Mozart e Bach, a cui lui si è ispirato, poi a Pisa per la stagione della Normale e al Politecnico di Torino.

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