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I bemolli blu di Debussy in un disco dell’AB Quartet

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I bemolli sono blu è il titolo di una pubblicazione che raccoglie l’epistolario di Claude Debussy dal 1884 al 1918 e che fa riferimento a una frase tratta da una lettera dell’anno 1895 al grande amico Pierre Louys: “un accordo di nona… Ecco: i bemolli sono blu!…” .

I bemolli blu è anche il titolo di una registrazione per TRJ Records realizzata dall’AB Quartet, progetto del pianista Antonio Bonazzo con Francesco Chiapperini (clarinetto e clarinetto basso), Cristiano Da Ros (contrabbasso) e Fabrizio Carriero (batteria e percussioni). Il riferimento a Debussy è chiaro sin dal titolo dunque e non si riduce a una menzione, permea piuttosto tutte le sette composizioni dell’album, nella raffinata ricerca timbrica, nelle ardite soluzioni armoniche e melodiche, nelle molteplici sfumature di colore che ogni pezzo offre all’ascolto.

Non si tratta dunque di una rivisitazione in chiave jazz della musica di Debussy, quanto piuttosto di una compenetrazione linguistica, di una perfetta sinestesia tra linguaggi musicali troppo spesso erroneamente considerati agli antipodi. Ne I bemolli sono blu la scrittura vive strettamente connessa ai momenti improvvisativi, creando un effetto di estrema modernità. Il risultato finale di questa sperimentazione è atipico e per questo ci piace. Lungi dai tentennamenti di un esordio, I bemolli sono blu è già affermazione di un linguaggio peculiare nato dalla esplorazione.

Le citazioni letterali da alcune composizioni di Debussy non mancano, talvolta nelle melodie, talvolta nell’impianto formale dei pezzi. Solo per citare un esempio, Snow rimanda direttamente a Des pas sur la neige, dal Libro I dei Préludes del compositore francese, ma anche The five notes nell’esordio immediatamente ci riporta all’Etude N°1 “Pour les 5 doigts d’après Mr Czerny”

I bemolli sono blu è un disco che conferma come la tradizione quando punta alla contemporaneità crea una feconda innovazione. I pezzi sono piacevoli all’ascolto anche grazie alla varietà delle atmosfere che spaziano dalla vivacità dei brani in cui l’elemento ritmico è spirito guida alla rarefazione di momenti più liberi nello svolgimento quasi eterei e allusivi.

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