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Gymnopédie n.1 di Erik Satie – Spartito per Pianoforte

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C’è una celebre frase attribuita ad Erik Satie che recita “venuto al mondo molto giovane in un tempo troppo vecchio”, un’autodefinizione che sembra condensare in una riga l’essenza della vita e della personalità artistica del compositore. Perché Satie è stato l’eccentrico, il bizzarro, l’imprevedibile, nato in un periodo fortunato in cui andavano progressivamente a ridefinirsi i canoni dell’arte moderna in tutte le sue espressioni, la danza, la pittura, la letteratura la musica appunto. Siamo infatti alla fine dell’Ottocento e il nuovo secolo si affaccia prepotente all’orizzonte. E l’epoca in cui operano Debussy, Cocteau, Picasso, Diaghilev, Stravinsky. Satie visse una vita all’insegna dell’anticonformismo e dell’originalità. Alla sua morte, nella sua abitazione, che pare fosse composta da due sole stanze, una delle quali non veniva mai aperta, furono trovati oltre quattromila bigliettini colmi di annotazioni, pensieri, idee, intuizioni, e sette ombrelli nuovi di zecca, un’altra delle sue ossessioni.

Una tale personalità fiorita in un preciso momento di svolta per l’arte non poteva non porsi in maniera critica con l’accademismo musicale. Fu proprio Satie a coniare il termine “Musique d’Ameublement”, ossia “musica d’arredamento”, qualcosa che confluirà in alcune sue composizioni in forma di suoni originali presi dalla vita di tutti i giorni, dalla strada anche, perché l’idea era quella di conglobare nella composizione l’ambiente sonoro in cui viene diffusa. Inoltre fu proprio Satie a creare un prototipo di piano preparato con l’inserimento di oggetti nella cassa armonica dello strumento in una delle sue opere, Le piège de Méduse (La trappola di Medusa). Non è dunque un caso se John Cage lo riterrà una sorta di padre fondatore della musica minimalista e un innovatore.

Tra le composizioni che hanno reso celebre Erik Satie ci sono senz’altro le sue 3 Gymnopédies, tre brevi brani per pianoforte ispirati dalla lettura di di Salammbô, il capolavoro di Gustave Flaubert e il cui titolo fa riferimento alle Gimnopedie (Γυμνοπαιδίαι), antiche celebrazioni spartane durante le quali giovani efebi nudi danzavano, cantavano ed eseguivano esercizi ginnici.

Non c’è pianista che non si sia cimentato nella più celebre delle Gymnopédies, la numero 1, che reca l’indicazione Lent et douloureux.

Lentezza, una sorta di ritmo processionale segnato da un ¾ solenne e inesorabile, malinconia, ma anche sogno, nella scrittura di Satie che, se da un lato scandisce l’andamento con imponenti sequenze accordali, dall’altro eleva la melodia a una dimensione onirica. La percezione è quella di una sospensione temporale, un azzeramento dei punti di riferimento, di uno scardinamento della forma in favore di un movimento che è fluttuazione incessante.

Tutorial e consigli per l’esecuzione

Il brano è scritto in tempo di tre quarti e prevede due diesis in chiave: il fa diesis e il do diesis.

Tonalità, diesis in chiave e tempo di 3/4

Il tempo di tre quarti è fondamentale per rendere l’atmosfera sognante, trascinata e malinconica che i primi accordi creano, impreziosita da una splendida melodia. Ma andiamo a vedere come studiarlo. Il brano prevede sostanzialmente la ripetizione della stessa idea musicale, espressa due volte con una sorpresa armonica nel finale. Nelle prime quattro battute della “Gymnopédie” si nota una scrittura che può all’inizio confondere.

Le prime quattro battute del brano

Abbiamo sempre un basso che dura tre quarti, ma anche un accordo spesso diviso tra i due pentagrammi.

Accordo che viene suonato con la mano destra del 2° e 4° tempo della battuta

Nelle prime quattro battute, si può eseguire questo accordo, rappresentante il secondo e il terzo tempo della battuta, con la mano destra. Nello specifico, nella prima battuta, si suonano si, re e fa diesis con la destra. Nella seconda battuta, dopo il basso la, do diesis e fa, sempre con la destra, e così via nella terza e nella quarta battuta.

Appoggiamo bene la nota del basso e suoniamo più leggero l’accordo della mano destra. In seguito, vedremo anche la pedalizzazione.

Dalla quinta battuta entra la melodia (in rosso) che viene eseguita con la mano destra

A partire dalla quinta battuta, appare una splendida melodia, eseguita con la mano destra. Attenzione, perché dobbiamo imparare a suonare adesso gli accordi con la mano sinistra.

Ripartendo quindi dall’inizio, possiamo esercitarci a fare questo: suonare gli accordi con la mano destra nelle prime quattro battute e, a partire dalla quinta battuta, suonare il basso e gli accordi con la mano sinistra, che deve abituarsi a saltare cercando di non accentuare troppo il basso, che deve essere ben appoggiato. D’altronde, questo è un brano che, come Satie ci dice, è lento e doloroso; non c’è fretta e possiamo, anzi dobbiamo, respirare il più possibile. A partire dalla quinta battuta, possiamo mettere a mani unite cercando di suonare più legato possibile con la destra.

 

Il FA legato, della durata di 4 battute.

Alla decima battuta, abbiamo un FA lungo, per almeno quattro battute. Dobbiamo pensare che il fa resterà fermo come coda della melodia, ma naturalmente dovremo ribatterlo nell’accordo. Per riuscire a non martellare questo fa, dobbiamo cercare di suonarlo con un carattere molto più forte. Il testo ci dice forte, addirittura… ma attenzione alla forza che si utilizza, perché non deve essere un forte martellato! Nel video faccio sentire bene la differenza fra un FA forte, ma morbido, ed un FA martellato. Se cerchiamo aderenza e cerchiamo di tenere l’avambraccio e il polso morbidi, andando ad appoggiare bene sul piano, risulterà godibile. Attenzione anche al fatto che tutte e tre le note dell’accordo in cui è presente questo FA, anche le altre note devono avere lo stesso peso. In questo modo conferiremo a questi accordi, che si sovrappongono al fa, un carattere omogeneo di appoggio, e non sarà nemmeno necessario suonare chissà quanto forte, perché se daremo corpo a tre note in contemporanea, avremo un volume comunque superiore rispetto a quello che ci era stato chiesto in precedenza col pianissimo.

Nella seconda idea musicale abbiamo ancora caratteristiche simili. Stiamo parlando della frase che inizia nella battuta 13. Stessa diteggiatura per la destra.

 

Stavolta Satie ci chiede un diminuendo. Andiamo a sparire come volume. La melodia termina col mi. Quindi cerchiamo di fare e di pensare a questa linea musicale lunga cocnlusiva: do, fa, mi. Se riesco a legare fa e mi, se la mia mano lo permette, bene; altrimenti l’importante è pensare il MI al resto della melodia.

Alla battuta 19, dopo aver suonato questo mi con il pollice, se sono riuscito, o anche con un altro dito, che può essere il terzo, mi trovo nella stessa condizione di prima, ovvero ho da suonare ancora accordi, ma in questo caso posso riuscire a tenere il mi. Dopo aver suonato questo mi con il pollice o con il terzo, o con il dito che mi è più comodo, posso sostituirlo col mignolo per suonare ciò che è scritto nella chiave di basso a battuta 19 e poi mettere il terzo dito di nuovo sul mi e suonare l’accordo si, re, sol, tenendo premuto il mi.

Il MI che dovrà essere tenuto, possibilmente, per 3 battute

E ancora l’accordo di battuta 21 può essere suonato con la mano destra. Andiamo avanti.

Cerchiamo di suonare la mano destra molto legato: 1, 2, 3, 5, 4, 2, 4, 3, 2, 4.

A battuta 22, questa nuova frase vede le stesse caratteristiche dei periodi musicali precedenti.

A seguire 1, 2, 3, 4, 5, 1, 2, 5 sul MI per poi avere il 4 sul RE e il pollice sul MI dell’accordo.

Attenzione all’inizio di battuta 29, perché l’utilizzo del quinto dito sul MI della battuta 29 ci permetterà di prendere la seconda nota della battuta 29, che è un re nella parte acuta col quarto dito, e allo stesso tempo con il pollice prendere quello che rimane dell’accordo della sinistra.

Battute 29 e 30

Andiamo a vedere però nello specifico la battuta 29: la mano sinistra deve suonare un re basso e, in teoria, un accordo fatto di quattro suoni, re, sol, si, mi; ma in realtà se io riesco a prendere re e mi con la destra, posso limitarmi a tre note con la sinistra. Lo stesso problema si troverà nella battuta successiva, dove a battuta 30 posso suonare il re, di fatto scritto in chiave di violino, con la destra e la sinistra suonerà do, mi, la.

Battuta 31

A battuta 31, stessa cosa. Facciamo attenzione all’armonia perché tra battuta 30 e battuta 31 c’è una lievissima differenza: la sinistra deve suonare do, mi, la e a seguire do, fa diesis, la, che ci porta nell’atmosfera del periodo musicale successivo.

Giusto per chiarezza, a partire dalla battuta 32, la mano sinistra farà regolarmente gli accordi a cavallo tra i due pentagrammi.

Battute 36 e 37

In particolare, a battuta 36, la mano sinistra dovrà suonare la, do diesis, fa diesis, la. Se vi torna comodo, potete anche suonare tre note con la sinistra e una nota con la destra. Diciamo che, in linea generale, potrete distribuire gli accordi come più vi aggrada.

Ci sono dei momenti in cui è assolutamente fondamentale farne una parte con la mano destra; in altri, potrete scegliere.

Ripartenza da battuta 40

Da battuta 40 in poi, la Gymnopédie riparte con le stesse identiche caratteristiche.

Mi raccomando, appoggiamo bene il basso e cantiamo il più possibile la parte dell’acuto. Rispettiamo le dinamiche: se ci atteniamo a ciò che la musica francese ci chiede, così come in tutti gli stili musicali, riusciremo a rendere al meglio ciò che l’autore vuole esprimere.

Cosa cambia nella seconda esposizione di questo tema? La vera grande variazione armonica è quella di battuta 72. Se nella prima esposizione abbiamo il Fa diesis a destra e la conseguente armonia, questa volta, a battuta 72, il Fa diventa naturale.

Grande variazione armonica di battuta 72

Questo causa una grande differenza anche a livello uditivo, quindi bisogna farla sentire. Come si fa in questo caso? In questi casi, si può respirare molto, quindi parto poco prima, precisamente da battuta 66, per enfatizzare questo cambiamento. Faccio un bel crescendo, aspetto e poi posso proseguire.

Il resto è tutto simile all’inizio. Ti consiglio di vedere il video per capire la diteggiatura consigliata da battuta 71.

Cerchiamo di rispettare le dinamiche; se faremo tutto quello che il signor Satie ha chiesto, il risultato sarà ottimo.

Una parola sul pedale: lento e doloroso, ancora. Un’atmosfera trascinata e sognante, un bel pedale lungo su ogni battuta. Praticamente, all’inizio della battuta abbasso il pedale, lo tengo lungo per tutta la battuta e, all’inizio della battuta successiva, subito dopo aver suonato la prima nota della battuta, alzo e abbasso il pedale. Quando alzo e abbasso il pedale, devo sincerarmi che le mie dita non stiano ancora suonando l’armonia precedente. È importante non avere paura di tenere un pedale lungo, nonostante ci siano delle dissonanze. Cambiarlo ogni battuta, ma senza preoccuparsi. Essendo il brano sostanzialmente su una sonorità morbida e piano, la dissonanza non darà fastidio.

Se si vuole utilizzare il pedale sinistro, bisogna farlo solo ed esclusivamente dove c’è la dicitura pianissimo. Ricordiamo che il pedale sinistro non ha la funzione semplicemente di abbassare il volume di quello che suoniamo, ma anche quella di creare un suono più leggero. Per cui, dobbiamo scegliere se la sonorità del nostro pianoforte ci piace col pedale sinistro abbassato o meno. Ci può piacere suonare anche questo tema senza pedale sinistro e ci può piacere anche suonarlo con il pedale, per dare un colore diverso. A voi la scelta.

Download Spartito

https://imslp.org/wiki/Special:ImagefromIndex/03213/vg25

 

Spero che questo tutorial vi sia piaciuto; se avete dubbi o necessità di chiarimenti, scrivetemi. Vi consiglio infine di visitare Pianosolo Maestro, il primo corso progressivo italiano che parte da zero e non solo, oltre 250 lezioni progressive tra pratica e teoria.

 

 

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