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Georgy Tchaidze a Recondite Armonie. Intervista

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Georgy Tchaidze a Recondite Armonie. Intervista, 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Georgy Tchaidze a Recondite Armonie. Intervista

Quest’anno Recondite Armonie, festival internazionale di musica classica organizzato dell’omonima associazione culturale in collaborazione con il Comune di Grosseto e il Comune di Magliano in Toscana con la direzione artistica di Diego Benocci, ha messo in cartellone una triade di pianisti di rilievo nel panorama musicale mondiale. A Grosseto infatti sono ospiti per questa edizione Georgy Tchaidze, Leonora Armellini e Vitaly Pisarenko.

Il 26 marzo scorso Georgy Tchaidze, artista pluripremiato in più importanti concorsi internazionali, si è esibito nella Chiesa della Misericordia di Grosseto in un piano recital con musiche di Mozart, Schumann e Tchaikovsky.

Questo giovane artista russo dal carattere schivo e riservato, già vincitore nel 2015 della Top of the World International Piano Competition (Tromsø, Norway) e nel 2009 dell’Honens International Piano Competition (Calgary, Canada), ha dimostrato di aver pienamente meritato i riconoscimenti ottenuti regalando con la sua musica una speciale emozione al pubblico riunito nella Chiesa della Misericordia.

Georgy Tchaidze ha espresso un pianismo accurato in cui la perfezione tecnica è saldamente supportata da una spiccata capacità espressiva e da una rara sensibilità.

Il Mozart di Tchaidze è stato chiaro, luminoso, agile, in grado di muovere dalla leggerezza alla profondità con un movimento naturale che parte dal pensiero e arriva alle dita passando dal cuore.

Il pianista ha poi cesellato ogni singola nota delle miniature contenute nell’”Album della gioventù” di Tchaikovsky rivelando una gamma dinamica e timbrica molto ricca e fertile nell’aderire sempre con congruenza all’intenzione del singolo brano. Il variegato universo sonoro di questi brani schiude attraverso Tchaidze al mondo intimo e poetico di Tchaikovsy rivelandone aspetti inattesi grazie alle invisibili sfumature che l’artista mette in luce al pianoforte.

Il concerto si è concluso con l’esecuzione della monumentale Sonata n. 1 in fa diesis minore per pianoforte, op.11 di Robert Schumann. La composizione, dalla complessa architettura formale e dalla scrittura estremamente ardita, ha offerto all’artista l’occasione di esprimere un pianismo maturo e completo, in grado di narrare perfettamente la dialettica degli opposti del Romanticismo, l’eterno gioco dei contrasti.

Un viaggio affascinante questo di Georgy Tchaidze, che abbiamo incontrato nell’occasione e che ci ha concesso questa intervista.

    Paola Parri: The Telegraph a proposito del suo pianismo ha scritto: “…fine sensibilità e una tecnica perfettamente affinata”. Quando e come si è avvicinato al pianoforte?

    Georgy Tchaidze: Ho cominciato a studiare pianoforte in modo molto classico. Avevamo un pianoforte in casa e mio fratello maggiore aveva cominciato a studiare il piano due anni prima di me. Ecco com’è iniziata. In seguito mi sono innamorato anche del violino, che ho studiato per tre anni, ma il vero amore è rimasto sempre il piano.

    P.P.: Lei ha scelto come strumento espressivo la letteratura pianistica di repertorio classico. Qual è il suo concetto di interpretazione?

    G.T.: Non ho un’idea in particolare sull’interpretazione. Penso sia una questione veramente annosa ed è impossibile rispondere a questa domanda velocemente. Io cerco di restare più vicino possibile alle idee musicali dei compositori ed essere sincero, prima di tutto.

    P.P.: Ha dei compositori che le sono particolarmente cari?

    G.T.: Potrei fare molti nomi come Mozart, Beethoven ad esempio e del repertorio russo amo in particolare Tchaikovsky e Prokofiev.

    P.P.: Ritiene che la musica classica nella società odierna sia ancora portatrice di un messaggio di attualità?

    G.T.: Certo, naturalmente, perché è parte della grande arte, una grande e bellissima magnificenza, come nella pittura del Rinascimento, come nel cinema, come nella letteratura. Il messaggio è sempre attuale, ma la questione attiene soprattutto l’educazione. Come possono interpretare questo linguaggio le persone? La musica è un linguaggio complicato da comprendere ed è molto importante che vi siano dei canali per renderla accessibile, e questo ha a che fare con l’educazione. Indubbiamente è un linguaggio molto attuale per tutti noi.

    P.P.: Lei nel 2009 è stato il vincitore della prestigiosa Honens International Piano Competition. Cosa pensa in generale dei concorsi pianistici? Consiglia ai giovani pianisti di frequentarli?

    G.T.: Sì e no, ma le persone sono molto diverse tra loro. Per alcune persone è ottimo partecipare ai concorsi, per altri non lo è affatto. Non siamo tutti fatti allo stesso modo. I concorsi possono aiutare, ma a volte si soffre dell’insuccesso. In tal caso suggerirei di utilizzare altre strade per la propria crescita musicale.

    P.P.: Dallo studio all’arte: un passaggio che richiede tempo, sacrificio e dedizione assoluta. Oggi che lei è un artista a tutto tondo, studia ancora?

    G.T.: Sì, studio ancora molto e non credo di essere completo, non so cosa significhi essere un artista completo. Penso che nell’universo tutto rimanga incompleto, quindi studio.

    P.P.: Sogni nel cassetto?

    G.T.: Una domanda molto difficile. Ho sempre sperato che la mia musica potesse arricchire e colpire molte persone.

     

     

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