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Filippo Gorini, Beethoven, Diabelli Variations (2017 Alpha Classics)

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Filippo Gorini, Beethoven, Diabelli Variations (2017 Alpha Classics), 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Filippo Gorini, Beethoven, Diabelli Variations (2017 Alpha Classics)

 

Filippo Gorini affida il suo debutto discografico a un ciclo beethoveniano, le Variazioni in do maggiore su un valzer di Diabelli per pianoforte, op. 120 di Ludwig van Beethoven, autore caro al giovane artista che nel 2015 aveva vinto proprio la Telekom Beethoven Competition di Bonn attirando l’attenzione di Alfred Brendel. Ascoltando questa registrazione possiamo ben comprendere l’interesse di Brendel per un talento che ha saputo coltivare le proprie abilità con intelligenza e naturalmente con rigoroso studio.

È ben nota la storia del monumentale ciclo beethoveniano. L’editore Anton Diabelli nel 1819 aveva chiesto ad alcuni compositori dell’area viennese di comporre una variazione su un suo tema e Beethoven rispose all’appello presentando ben 33 variazioni, appunto l’Opera 120.

L’operazione di Beethoven sul semplice valzer di Diabelli è di accurata analisi ed esplorazione delle possibilità non solo melodiche ma anche armoniche della composizione, un’indagine che ci regala il capolavoro, una sorta di summa musicale dell’eterogeneo mondo beethoveniano, un universo in cui Barocco, Settecento, Romanticismo e futuro coesistono e di volta in volta assumono senso diverso ed esprimono la parabola dell’uomo.

Come scrive Filippo Gorini nelle corpose note di copertina del cd: “Attraverso questo viaggio Beethoven esplora la natura umana e la sua diversità, non disdegnando l’uso di modalità di espressione tradizionalmente incompatibili”. Di fatto sono numerose e a volte antitetiche le forme con cui queste composizioni si presentano, sempre comunque sotto l’egida dell’omogeneo segno della scrittura beethoveniana.

In questa sorta di poetica della diversità Filippo Gorini fa propria l’audacia di Beethoven rendendo una personale visione musicale dell’opera 120, visione sorretta da un robusto pensiero, da una meditazione seria e appassionata sulla partitura e la sua architettura.

Il suono di Gorini sa essere al contempo terso e serico ma anche potente e autorevole a seconda del carattere che Beethoven ha voluto conferire alla singola variazione, in un’alternanza incessante di forza e fragilità che puntano all’espressione su un duplice piano, in quanto attengono sia alla sostanza del cammino dell’uomo sia alla vicenda del compositore.

Energico e persino ironico in quei gruppi di variazioni che fanno pensare al Settecento, nitido nelle polifonie, lirico e contemplativo nelle ultime variazioni del ciclo, gioioso e pieno di brio ma anche mesto e meditativo, Gorini si muove nella sostanza musicale padroneggiandola con sicurezza e in questa profondità di lettura si conferma come astro nascente del pianismo internazionale.

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