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F. Chopin, Studio n.7 op.10

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F. Chopin, Studio n.7 op.10

a cura del Maestro Orazio Maione 

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Lo Studio n. 7 op.10 è il principale esempio di toccata, nel senso di studio brillante, che si trova nelle due raccolte di Chopin. È un pezzo particolarmente vivace, come da indicazione di andamento, ma soprattutto, dà un’idea di grande leggerezza. È solo una sensazione in realtà, perché per l’esecutore è uno degli Studi che più richiede in termini di resistenza.

Attraverso l’analisi di alcuni passaggi vedremo adesso come in questo, come in tanti altri Studi, la funzione del polso deve aiutare a mantenere la giusta flessibilità per permettere un’esecuzione chiara di tutto il brano.

Come potrete notare il movimento di secondo e primo dito nella parte inferiore della mano destra favorisce l’innalzamento e l’abbassamento del polso che in velocità si presta a fornire la giusta elasticità e fluidità. Tutto questo trova poi dei momenti di maggiore tensione soprattutto dopo lo sviluppo e alla ripresa del tema iniziale, come in quasi tutti gli Studi.

Prima di arrivare a questi passaggi più difficili, voglio sottolinearvi cosa succede a battuta 17 dove, nell’indicazione delicato troviamo un movimento della mano sinistra che come in quasi tutti gli Studi sembra particolarmente semplice da un punto di vista tecnico ma che presenta delle sottili difficoltà. Solo un movimento di rotazione può permettere un agevole raggiungimento di quello che è un salto abbastanza difficile. Solo facendo riferimento a uno scavalcamento, anche qui come abbiamo visto nello Studio n.2 o nella sinistra dello Studio n.3, quindi un andare dal quinto dito al quarto riusciremo a mantenere la giusta velocità e non avere grandi difficoltà nel salto.

Per quanto riguarda invece tutto quello che accade dopo la ripresa e che quindi deve contemplare anche un affaticamento dell’esecutore, lo stesso Chopin ci dà delle indicazioni di fraseggio, come a battuta 40, che aiutano ad avere più appoggi nell’ambito della stessa battuta. Sarà proprio questo appoggiarci a due a due sottolineato anche da un accento dinamico, quindi anche da un leggero rallentando nell’evidenziare queste brevissime modulazioni, che ci porterà a un minore affaticamento rispetto alla lunghezza dello Studio.

La cosa più difficile in assoluto che troveremo è a battuta 47. Anche qui è evidente quanto i fraseggi a due a due delle appoggiature a un certo punto diventano, nell’ultimo inciso, 3 come note da pensare per avere un’armoniosità di movimento.

Come in altri Studi, ad esempio nel quarto di questa opera 10, spesso sono proprio le ultime battute quelle più complicate. In questo caso l’arpeggio a note doppie in Do maggiore a battuta 56 può essere risolto solo con una diteggiatura sensibile alla differenza degli intervalli, dove il movimento che inizia dal Sol, che ha come altra articolazione non una sesta, come nei primi accordi, ma una quinta, va sottolineato con una diteggiatura 3-5.

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