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F. Chopin, Studio n.3 op.10

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F. Chopin, Studio n.3 op.10, 5.0 out of 5 based on 102 ratings

F. Chopin, Studio n.3 op.10

a cura del Maestro Orazio Maione

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03:21

 chopin

Lo Studio op.10 n.3 è il pezzo più famoso di tutta la raccolta, un pezzo dedicato alla sua patria che lo stesso Chopin definì come la più bella delle sue melodie. Questa melodia la troviamo nella parte iniziale e poi in quella finale, ma la parte che ci interessa di più è quella centrale, quella più mossa, in cui ci sono grandi difficoltà sulla tecnica delle doppie note. In particolare analizzeremo dei passaggi della mano sinistra che per la prima volta diventa protagonista in questo Studio e un passaggio che Chopin sottolineò per la sua brillantezza con la definizione con bravura.

Questo difficile passaggio ha due principali difficoltà, quella della mano destra che ha tutti i salti a distanza di terze maggiori di quelle che invece restano quarte eccedenti che devono essere in qualche modo automatizzate. La parte più difficile è quella della sinistra invece dove abbiamo un movimento cromatico in doppie note che ricorda proprio lo scavalcamento che abbiamo riscontrato nella mano destra nel secondo Studio dell’op.10. Anche qui bisogna studiare prima la parte esterna della mano, in questo caso quella inferiore al fine di favorire una perfetta sicurezza del movimento più difficile.

L’altra parte che mi interessava sottolineare era quella in cui Chopin con la parola bravura indica il punto di massima tensione musicale e tecnico. Paradossalmente di questo passaggio la parte più difficile è quella che si trova all’interno delle due mani, quella che riguarda il secondo e terzo dito. Sarà proprio approfondendo questo tipo di diteggiature, quindi dando molto più appoggio e importanza alla parte interna che troveremo il modo di affrontare con maggiore agio questa difficoltà. Un altro particolare che può aiutare a venire a capo di questo passaggio è la pedalizzazione. Propongo di tenere il pedale in maniera più prolungata nella seconda armonia di questo passaggio discendente in modo da favorire lo slittamento alla seconda parte della figurazione, in quanto l’armonia che inizia la terza quartina di questo passaggio è la stessa che termina la seconda quartina.

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