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    Time in Jazz

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    Data - 01 Agosto 2020 - 31 Agosto 2020
    Ora: Tutto il giorno

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    Time in Jazz, 5.0 out of 5 based on 1 rating

    Annunciato il programma di Time in Jazz, il festival diretto dal trombettista Paolo Fresu che in questo 2020 giunge alla sua 33esima edizione e reca il significativo titolo di Anima”, e in sardo “Anemos”. Il festival si svolgerà in agosto a Berchidda, paese natale di Fresu e nei comuni di Arzachena, Bortigiadas, Cheremule, Ittiri, Loiri Porto San Paolo, Mores, Nulvi, Ploaghe, San Teodoro e Telti ai quali potrebbero aggiungersene altri.

    Il programma, già rimodulato a causa dell’emergenza Covid-19 che esclude l’esibizione di grandi ensemble, potrebbe essere soggetto a ulteriori modifiche in base alle norme di sicurezza che saranno da mettere in atto al momento dello svolgimento del festival, ma saranno comunque presenti nomi importanti della scena jazz internazionale: Rita Marcotulli (con Ares Tavolazzi al contrabbasso e Israel Varela alla batteria), Cristina Zavalloni (in quartetto con Cristiano Arcelli al sax alto, Daniele Mencarelli al basso elettrico e Alessandro Paternesi alla batteria), il gruppo Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi con Roy Paci, lo stesso Paolo Fresu alla testa del Devil Quartet, (con Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria), oltre a Fabio Concato con il trio di Paolo Di Sabatino ad affiancare il cantautore milanese: tutti di scena sul “palco centrale” del festival, quello allestito nella Piazza del Popolo a Berchidda. Altra voce di spicco della canzone d’autore nostrana, Daniele Silvestri sarà invece il protagonista di uno degli appuntamenti più attesi di ogni edizione di Time in Jazz: il concerto dedicato a Fabrizio De André a L’Agnata, in quella che fu la dimora del grande cantautore genovese nei pressi di  Tempio Pausania.

    Paolo Fresu 5et_Ph Roberto Cifarelli

    Ritorna anche quest’anno  – ed è la quindicesima volta consecutiva – la “concertazione navale” a bordo di un traghetto della Corsica Ferries–Sardinia Ferries in viaggio dal “continente” alla Sardegna.

    Si festeggiano anche i 10 anni della Tǔk Music, l’etichetta fondata e diretta da Paolo Fresu, con la presenza di numersi artisti come il trombonista Alessandro Tedesco con il suo Low Frequency Quartet, la cantante, pianista e compositrice Petrina, il trio del contrabbassista Marco Bardoscia, il duo formato dal bandoneonista Daniele di Bonaventura con il chitarrista Marcello Peghin, quello del sassofonista Raffaele Casarano con il pianista Eric Legnini, e quello che  vede insieme il trombettista Luca Aquino e il fisarmonicista Carmine Ioanna; e, ancora, il quartetto del contrabbassista Paolino Dalla Porta, il batterista Stefano Bagnoli, il pianista Giuseppe Vitale, le sorelle Leila e Sara Shirvani, rispettivamente violoncellista e pianista, in duo e in quartetto con Francesco Diodati alla chitarra e Enrico Morello alla batteria, il chitarrista Bebo Ferra con l’Organ Trio e in solo, il quartetto d’archi Alborada con un’ospite d’eccezione come la cantante Maria Pia De Vito; e, poi, naturalmente, Paolo Fresu: lo ascolteremo in trio con Marco Bardoscia e il pianista Dino Rubino, e alla testa del suo quintetto, accanto al trombettista i membri storici: il sassofonista Tino Tracanna, il contrabbassista Attilio ZanchiEttore Fioravanti alla batteria e, naturalmente, Roberto Cipelli, atteso a Time in Jazz anche per un concerto in piano solo.

    Rita Marcotulli

    Al festival sarà presente anche la cantante Karima, accompagnata al pianoforte da Piero Frassi, e Antonello Salis, il grande pianista e fisarmonicista sardo che quest’anno spegne settanta candeline.

    A fare gli onori di casa, due immancabili formazioni berchiddesi: la Banda musicale “Bernardo De Muro”, palestra per tanti talenti, compreso proprio Paolo Fresu, che nelle sue fila mosse i primi passi nella musica, e la Funky Jazz Orkestra diretta dal trombettista Antonio Meloni, prima funky street band in Sardegna, impegnata con le sue parate musicali nelle vie e nelle piazze del paese.

    I bar di Berchidda ospitano invece i set di quattro formazioni sarde, il duo Don Leone, i JerichoGiuseppe Bulla from Apollo Beat e il Bad Blues Duo. Mentre a un altro brillante talento locale, il batterista Giovanni Gaias, con il suo gruppo e con musicisti ospiti, spetterà il compito di riempire di musica le nottate berchiddesi nello spazio jazz club, dopo i concerti in Piazza del Popolo.

    Cristina Zavalloni_Ph Barbara Rigon

    Moltissime le iniziative dedicate ai bambini. Il progetto, intitolato  “Time to Children“, è  coordinato dall’Associazione Il Jazz va a Scuolanato in collaborazione con la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, con l’obiettivo di promuovere, sviluppare, diffondere e valorizzare nella scuola il linguaggio del jazz, le pratiche dell’improvvisazione e dell’invenzione e la conoscenza degli aspetti socioculturali e musicali di questi ambiti.

    Arte visiva, letteratura e cinema sono da sempre espressioni strettamente interconnesse alla musica di Time in Jazz e non mancheranno le manifestazioni dedicate.

    Antonello Salis_Ph Roberto Cifarelli

    Per quanto riguarda biglietti e prevendite degli stessi, si potranno acquistare prossimamente online su Vivaticket.

    In piazza del Popolo, a Berchidda, fulcro dei concerti serali del festival, non ci sarà il grande palco di sempre, ma una pedana rialzata; ridimensionato anche il numero dei posti in platea, che oscilleranno tra 300 e 400, con le poltroncine distanziate come previsto dalle disposizioni vigenti. Sarà possibile accedere all’area concerti solo con biglietto o abbonamento digitali, scaricabili su smartphone e da esibire all’ingress

    Le date con l’intero programma saranno pubblicate sul sito di Time in Jazz.

    Di seguito riportiamo il testo che Paolo Fresu ha dedicato al festival.

    XXXIII
    Anima. Ànemos

    Quanto valgono i numeri. E, soprattutto, cosa ci dicono al tempo del coronavirus?
    33 rappresenta la maturità e sono gli anni di Cristo. Una cabala emblematica e ammaliante che ricorre nelle culture e nelle religioni del mondo.
    Un numero di passaggio nel quale leggere il dinamico movimento di un presente che dovrà necessariamente condurre verso il futuro.
    Mai avremmo potuto immaginare di vivere un momento come questo e di approdare a una consapevolezza, quella odierna, che traghetta il festival internazionale Time in Jazz verso una nuova sponda sempre intravista ma mai lambita.
    Dalla edizione numero 30 in poi gli anni dedicati ai numeri sono stati affascinanti e, se ci hanno permesso di liberarci dal fardello tematico, ci hanno forzato verso la direzione del nuovo. Ancora una volta il bisogno di ricerca e di sperimentazione ha permeato – e permea tuttora – la nostra programmazione facendo tesoro dell’insegnamento del jazz, musica curiosa e volubile per antonomasia.
    Dovessimo andare a ritroso scopriremmo, senza troppo stupore, che la manifestazione si è modificata negli anni senza tuttavia perdere quei valori fondamentali che sono le relazioni umane e il rapporto con il territorio. Relazioni che oggi il Covid-19 ci fa vedere come distanti ma che la musica e l’arte riescono a sviluppare in maniera nuova e laddove la sfida del presente ci trova pronti e forgiati dalla forza dell’arte e della creatività.
    La stessa che oggi ci spinge con forza e volontà a ripartire nonostante le difficoltà che il tempo del coronavirus ci impone.
    Un festival con un alto grado di civiltà che, grazie alla musica e oggi ancora di più, vuole parlare al mondo di bellezza e rispetto, uguaglianza e comprensione, responsabilità e senso sociale.
    Se ciò avviene è perché la natura che ci circonda suggerisce pensieri positivi che incentivano le buone pratiche.
    E’ così che i suoni lievitano tra boschi e spiagge e che l’emozione dei momenti collettivi si amplifica in un tripudio di sensazioni e stati emotivi.
    Non è casuale pertanto che Time in Jazz abbia sempre di più un’anima green, che sia una vetrina del giovane jazz italiano pur mantenendo una vocazione internazionale, questo anno negata dall’isolamento, che includa oggi una miriade di progetti per la scuola e l’infanzia. La stessa molteplicità di voci che avrebbe accolto un’orchestra di cento violoncellisti come “fidzos de anima” nelle case dei berchiddesi e che ora rimanderemo alla edizione del 2021. Figli adottivi, seppure per pochi giorni, che avrebbero ispirato un festival e una comunità grazie al suono dei propri strumenti rafforzato dall’anima – in greco antico ànemos (soffio e vento) – degli archi e sinonimo dell’apparente immaterialità dell’arte.
    Soffio e vento che, se trasportano il virus, conducono soprattutto i suoni gioiosi verso le nostre case e i nostri cuori.
    Come scriveva Gianni Rodari , al quale dedichiamo questa edizione in occasione dei cento anni dalla sua nascita, “è difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi”.
    Facciamo nostro il suo pensiero fieri di essere parte dello stesso cammino laddove l’edizione XXXIII è per noi un nuovo importante compleanno oltre che un transito libertario verso altri numeri e verso un nuovo domani.
    Paolo Fresu

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