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Ensemble. Suona jazz il recente lavoro discografico di Vittorio Cuculo

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Si intitola Ensemble ed è fresco di stampa questo lavoro in studio del sassofonista Vittorio Cuculo che per l’occasione mette insieme il suo quartetto composto dal pianista Danilo Blaiotta, dal contrabbassista Enrico Mianulli e dal batterista Gegè Munari, vera leggenda del jazz internazionale, la cantante Lucia Filaci (in Brava), il chitarrista e arrangiatore Roberto Spadoni (in Io non Ridevo, Fuga di Notizie e Bye-Ya), il percussionista Dimitri Fabrizi (marimba in Misty) e i Sassofoni della Filarmonica Sabina “Foronovana”.

Non poteva esserci titolo più appropriato per questa produzione dell’etichetta Wow Records di Felice Tazzini e Francesco Pierotti, perché le nove tracce che compongono il lavoro sono attraversate in latitudine e longitudine da un flusso vitale che si muove, pur nel suo essere composto da voci eterogenee, in un’unica direzione. Un’energia collettiva che conferisce nuovo significato alla locuzione “suonare insieme”, recuperando quel gusto del far musica che forse era l’abito preferito delle grandi orchestre jazz del passato.

E un tuffo nel passato del jazz più autentico sono le rivisitazioni di standard come Misty, Caravan, Bye-Ya Donna Lee, con un sguardo però così ampio da approdare alla contemporaneità con gli originali Io non Ridevo e Fuga di Notizie che portano la firma di Roberto Spadoni.

Così definisce il suo lavoro Vittorio Cuculo: «Caratterizzato da uno spirito di incontro, Ensemble rappresenta un’idea di aggregazione fra generazioni diverse ed esperienze differenti, generi e stili musicali anch’essi diversi, mettendo in risalto la dimensione del “Noi”, importantissima nel fare musica, perché ci unisce, ci consente di stare insieme.

E oggi, come non mai, questo è di vitale importanza. Inoltre, trattandosi del mio secondo CD (il mio primo è Between), il lavoro comprende un’orchestrazione per strumenti a fiato, dunque testimonia la voglia di condividere il percorso discografico con altri musicisti che suonano il mio stesso strumento. In sostanza, Ensemble è l’idea che il senso dell’appartenenza a un organismo più grande, in questo caso il jazz, debba essere recuperato e rinvigorito, donandogli acqua e linfa, così come si fa con una pianta, per farla crescere bella e robusta».

E quale linguaggio più del jazz ha palesato sin dalle origini la sua attitudine democratica, la sua apertura nell’inglobare tra le sue infinite ramificazioni suggestioni e grammatiche differenti, lo spirito più vero di culture diverse, disdegnando sterili purismi e abbattendo barriere?

Questo spirito rivive in queste nove tracce che sono l’esempio di un felice incontro non solo di artisti, ma soprattutto di anime che empaticamente dialogano attraverso il linguaggio della musica. Uno swing moderno e fresco che si caratterizza per un senso generale di leggerezza e spontaneità quello che alimenta la resa di Donna Lee, o ancora di Caravan, mentre Misty è inattesa, placida nella sua linea melodica che si srotola sul soprano di Cuculo con fluida naturalezza e ci fa pensare a quando un tempo le orchestre suonavano nelle sale da ballo. Intensa anche My Funny Valentine nella sua duplice versione, la prima quasi un inno sacro dal carattere corale, la seconda ampia nella concezione orchestrale che si apre in un largo movimento. Ma Ensemble è anche dinamismo ritmico, invenzione, slancio creativo e innovazione, grazie al leader Cuculo, ma anche grazie agli arrangiamenti di Spadoni, Corvini, Nebbiosi e Valentini. Agile e funambolica Lucia Filaci in Brava, pezzo storico che Mina ha consegnato alla storia della canzone italiana.

Dunque scrive bene Paolo Fresu nelle note di copertina di Ensemble quando afferma: “Il nostro jazz, e in particolare quello delle nuove generazioni, rappresenta una lingua del mondo capace di rapportarsi ad armi pari con chiunque… Perché quella maturità del nostro jazz, di cui dobbiamo andare fieri, si esplica nel perfetto equilibrio tra storia, innovazione e pathos”.

Ensemble è impreziosito dalle note di copertina scritte da Paolo Fresu appunto, ma anche da Stefano Di Battista e da Eugenio Rubei, patron dello storico jazz club Alexander Platz.

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