Home Teoria Dettati musicali Ear Training e dettato melodico: perché sono fondamentali

Ear Training e dettato melodico: perché sono fondamentali

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Uno degli elementi più sottovalutati da alcuni musicisti è l’allenamento del proprio orecchio.

L’orecchio sta al musicista come il gusto allo chef. Non si può pensare di diventare degli abili musicisti senza allenarlo.

Grazie a un buon orecchio è possibile accrescere parallelamente diverse abilità:

  • comprensione della partitura;
  • memorizzazione;
  • improvvisazione;

L’orecchio musicale è in grado di fornirci una migliore comprensione dello spartito. Grazie a un orecchio allenato sarà possibile visionare una nuova partitura e sentire dentro di sé “come suona”.

Con l’orecchio musicale allenato, inoltre, è più semplice memorizzare. Riconoscendo facilmente gli intervalli, sarà molto più facile memorizzare le successioni di note.

Ear Training: TEST MUSICALE DA FARE

Se prendiamo ad esempio il noto notturno Op.9 no.2 di Chopin, è facile memorizzare le due note iniziali se ci ricordiamo che l’intervallo è di una sesta maggiore (Sib-Sol). Senza conoscenze di questo tipo, dovremo solamente andare a stimolare la nostra memoria, ricordandoci di suonare prima un Sib e poi un Sol.

Con un buon orecchio sarà più semplice improvvisare, ovvero, sedersi al pianoforte e iniziare a dare voce a quello che sentiamo dentro. Ciò che sentiamo dentro ha però delle caratteristiche ben precise. Ha un tempo ben preciso e delle altezze di suoni ben precisi. Riuscire a trasportare dalla mente al pianoforte questi suoni “al primo colpo” è una dote che si sviluppa grazie all’ear training e al dettato melodico.

Infine anche la composizione (fratello maggiore dell’improvvisazione) ne trae giovamento.

Solo in Italia siamo così indietro con questa materia solo recentemente aggiunta d’obbligo nel percorso accademico. In Ungheria, per farti un esempio, i fedeli a messa cantano ogni settimana dei brani diversi.

Sono brani che non conoscono e che leggono in quel momento per la prima volta. Trovano la partitura sulla propria seduta, capiscono l’andamento delle note, le varie altezze e cantano con la giusta intonazione e il giusto tempo.

È una visione completamente utopica qui in Italia.

Ho lavorato per qualche tempo come organista in vari cori di chiesa e posso assicurarti che la situazione è ben diversa. Per fare polifonie, doppie voci e controcanti, c’è da mettersi le mani nei capelli. Questo perché fondamentalmente quasi nessuno conosce la musica e la maggior parte canta per imitazione.

Il modo migliore per uscire da questa situazione è con l’allenamento dell’orecchio.

Bisogna partire con cose semplici come gli intervalli di grado congiunto, che è un po’ quello che abbiamo fatto all’interno del primo volume di ear training accelerator.

Occorre imparare a capire quando una successione di note è ascendente o discendente, capire quando c’è un piccolo salto e se questo salto va a formare un accordo, capire quando c’è un’alterazione, capire il tempo del brano e così via.

Queste sono le basi per iniziare a fare un buon lavoro con il tuo orecchio. Sia che tu stia cercando di allenare il tuo orecchio per un migliore bagaglio culturale, sia che tu ti stia preparando per superare l’esame di dettato melodico in Conservatorio.

Una volta apprese le basi allora si può passare alla fase successiva, ossia:

  • riconoscere intervalli superiori alla terza;
  • distinguere se un brano è in tempo semplice o composto;
  • individuare i gruppi irregolari semplici come le terzine;
  • individuare la partenza di un brano (ritmo tetico anacrusico e acefalo)

Queste conoscenze le puoi approfondire qui:

 

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Sono un pianista a tempo pieno, laureato a pieni voti all'ISSM "G.Puccini" di Gallarate. Adoro condividere le mie esperienze musicali sul web con articoli e video. Insegno pianoforte a coloro che intendono cominciare questa fantastica avventura.

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