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Davide Martello, un pianoforte ai confini dell’Ucraina

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Tedesco di origini siciliane, Davide Martello è un pianista speciale che ha scelto di non rinchiudere la sua musica in sale da concerto o locali, bensì di portarla in giro, di farla viaggiare per il mondo e tra la gente. Noto come “il pianista sulla bicicletta”, Davide ha trainato il suo pianoforte sulle due ruote in varie città, ha suonato nelle piazze di tutto il mondo, sempre avvolto dallo stupore e dalla gioia di chi casualmente si è imbattuto nella sua musica come in un abbraccio confortante. E il conforto ha deciso di portarlo lui poi, in tutti quei luoghi dove il dolore della guerra, la brutalità della violenza e la disperazione hanno trovato spazio. A Istanbul nel 2013, a Gezi Park, la sera prima dello sgombero ha suonato per 12 ore di fila, poi nel 2014 durante la rivoluzione di Maidan e la guerra civile nel Donetsk o ancora al teatro Batclan dopo gli attentati di Parigi del 2015.

Allo scoppio della guerra in Ucraina a marzo non ha potuto non partire e si è recato a Medyka, in Polonia, al confine, per accogliere con il suo pianoforte le migliaia di profughi sfollati dalla loro terra. Sempre in compagnia del suo pianoforte e del suo amico Salem, un bellissimo gattone nero che lo segue ovunque, Davide ha supportato la popolazione con ciò che gli appartiene di più caro: la sua musica.

La sua storia ci ha colpiti, perché ne condividiamo la missione: condivisione di bellezza, quella bellezza che ci rende migliori proprio nel donarla agli altri.

Lo abbiamo raggiunto al telefono per farci raccontare in prima persona questa esperienza e un po’ della sua storia.

Paola Parri: Recentemente sei stato al confine della Polonia con l’Ucraina. Qual è stato il motore di questo tuo viaggio e cosa hai trovato in quel luogo di guerra?

Davide Martello: Quando ho appreso della guerra mi sono subito chiesto cosa se potevo fare qualcosa e che cosa potevo fare con la mia musica. Ci ho pensato un paio di giorni e poi sono partito per la Polonia. I miei amici, quelli che vivono accanto a me, quando hanno saputo che stavo per partire mi hanno dato molte cose da portare ai profughi. Sono andato prima a Korczowa, dove ho lasciato appunto tutte le cose che avevo portato, e ho suonato lì. Poi mi sono spostato a Medyka e ci sono rimasto.

P.P.: A Medyka sei arrivato proprio nel momento dell’esodo massiccio di profughi.
D.M.: Sì, all’inizio la situazione era di grandissima tensione, Sono rimasto a Medyka un paio di giorni, poi mi ha raggiunto un amico e siamo andati a Lviv e siamo rientrati a Medyka passando dall’Ungheria.

P.P.: In quei luoghi c’è molta sofferenza. Che beneficio può portare la musica?
D.M.: La musica non ha una missione diretta, è più che altro una missione indiretta che è quella di alleviare un po’ la tensione del momento. Io ho portato il mio pianoforte al confine anche per salutare, per accogliere tutti i profughi che arrivavano dall’Ucraina, per dar loro il benvenuto. Ho anche imparato dei brani ucraini e alcune persone riconoscendoli si commuovevano. Alcuni si avvicinavano e mi raccontavano delle storie, di come avevano perso tutto, le loro case distrutte, non è stato facile.

P.P.: Non è la prima volta che fai viaggi importanti come questo, perché so che sei stato anche a Istanbul, a Parigi dopo l’attentato del Bataclan, in Afganisthan. Cosa ti spinge fare viaggi come questi, a portare la musica dove c’è sofferenza?
D.M.: Il motivo è principalmente allentare la tensione. Quando mi metto a suonare in queste piazze, in questi luoghi pieni di profondo dolore cerco di lenire un po’ questo dolore, di trasformare una brutta situazione in una situazione migliore, anche solo per un momento, grazie alla musica.

P.P.: Tu hai un compagno di viaggio, il tuo gatto Salem. Come si comporta quando viaggiate?
D.M.: Si comporta molto bene! Fin da piccolo è abituato a gironzolare dovunque, a vedere tanti luoghi e cose nuove.

P.P.: Tornando un po’ indietro nel tempo, tu sei stato definito “il pianista sulla bicicletta”. Raccontaci…
D.M.: L’idea della bicicletta è nata a New Orleans, in America, mentre ero in viaggio. Mi sono dovuto fermare a New Orleans a un certo punto perché mi si è rotta la macchina e dovevo cambiare il motore e poiché la macchina era con targa tedesca, compreso il carro dove portavo il pianoforte. Mentre mi riparavano la macchina dovevo comunque guadagnare dei soldi e quindi mi è venuta questa idea della bicicletta. Sono stato fortunato perché New Orleans è pianeggiante e questo amico mi ha costruito la struttura per portare in giro il pianoforte. Ho affittato un garage e ho cominciato ad andare in giro per la città a suonare tutti i giorni.

P.P.: Che sensazione si prova a suonare in mezzo alla gente per strada?
D.M.: Certamente non è una cosa normale suonare per strada un pianoforte, quindi è una sensazione totalmente unica. Per le persone è sempre un effetto sorpresa, soprattutto per quelle che non sono abituate a sentire musica per piano solo, e quindi lo faccio anche per far conoscere questo tipo di musica per piano solo appunto, senza altri strumenti.

P.P.: New Orleans era pianeggiante, ma San Francisco no. Cosa è successo a San Francisco?
D.M.: Io di solito quando vado in una città nuova, in cui non sono mai stato prima, di solito guardo su Google Maps per vedere come sono le strade e dove sono i parcheggi, perché oltre alla macchina ho un carro dietro. Così spesso cerco di parcheggiare più vicino possibile al centro città e un giorno a San Francisco volevo parcheggiare e suonare sui Piers, in posti tipo Pier39 per esibirmi. Ho guardato la strada su Google ed era dritta, ma non sapevo che sarebbe andata giù! Nella discesa il pianoforte ha cominciato ad andare sempre più veloce, così sono saltato via dalla bicicletta e il pianoforte è andato per conto suo. Ancora oggi ci penso e so che se fossi rimasto in sella alla bici sarei diventato un sandwich! Di fronte a me c’erano le macchine ferme e per fortuna il pianoforte si è ribaltato e si è fermato dopo quattro-cinque metri

P.P.: Andando ancora a ritroso nel tempo, ti chiedo quando hai iniziato a studiare pianoforte?
D.M.: Mio cugino, che quando avevo sette anni viveva vicino a me in Germania, a un certo punto iniziò a suonare il pianoforte e così mia sorella. Poi mia sorella, quando si è sposata, ha smesso, ma il pianoforte è rimasto a casa nostra e non c’era nessuno che lo suonava. Allora ho cominciato a suonarlo io e spesso suonavo con mio cugino, che era più bravo di me.

P.P.: Cosa suoni nei tuoi concerti?
D.M.: Prima del Covid facevo tanta musica per strada e suonavo mie composizioni per lo più e rispondevo anche alle richieste del pubblico. Dopo il Covid mi sono messo fare dei concerti privati, in città non potevo più esibirmi per le norme di distanziamento. I concerti privati erano nei giardini e nei salotti e suonavo solo cose mie. Per accontentare il pubblico faccio anche cover, ma quando mi richiedono un concerto suono solo mie composizioni.

P.P.: Tu hai origini italiane, lo dice il tuo nome e il tuo ottimo italiano. Torni in Italia qualche volta?
D.M.: Sì, mi hanno invitato nella città di origine dei miei genitori per il 25 giugno per conferirmi la citadinanza onoraria, a Caltanissetta.

P.P.: Il tuo prossimo viaggio quale sarà?
D.M.: La prossima settimana controllerò la mia macchina, andrò a Dresda, poi tornerò a Medyka a suonare e poi a Varsavia, dove suonerò il mio pianoforte per i profughi che sono in quella città per far loro una sorpresa.

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