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Corso preparatorio allo studio del pianoforte – 10. Le dinamiche

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Benvenuto in questa nuova lezione del Corso introduttivo allo studio del pianoforte.

Nella lezione di oggi esamineremo le dinamiche e come queste possano apportare un contributo significativo alla nostra esecuzione artistica.

Le Dinamiche

C’è una frase che riesce sempre a catturare l’essenza della complessità del pianoforte: “Tutti sanno suonare il pianoforte, ma pochi sanno suonarlo bene”.

In effetti, è proprio così. Chiunque può posare le mani sulla tastiera e premere i tasti, ma fortunatamente il pianismo va oltre. Un vero pianista è attento all’uniformità del tocco, evita di accentuare dove non necessario, varia il timbro per evitare monotonia, regola il pedale di risonanza, mantiene la mano che esegue la melodia a un volume superiore, rispetta legato e staccato, e applica rubati, accelerazioni e rallentamenti quando richiesto dalla partitura, e molto altro.

Come puoi vedere, non è affatto semplice. Uno degli errori comuni dei principianti è trascurare le dinamiche.

Le dinamiche, che riguardano la variazione dell’intensità sonora (suonare forte o piano, ad esempio), non devono essere confuse con il tempo e la velocità.

In altri contesti, potresti pensare alle dinamiche come qualcosa che si muove nel tempo, ma qui si tratta di volumi sonori.

È fondamentale iniziare fin dall’inizio a incorporare le dinamiche nella tua esecuzione!

Non esistono note senza dinamiche. Anche se per un principiante può essere già una sfida suonare semplicemente le note guardando la partitura e mantenendo la posizione corretta delle mani, è importante sviluppare sin dall’inizio la capacità di osservare le dinamiche mentre leggi le note, anziché relegarle in secondo piano dopo la lettura delle note.

Il pericolo per noi pianisti è diventare monotoni. A differenza di molti altri strumenti, non dobbiamo preoccuparci di prendere fiato come un clarinettista o cambiare l’archetto come un violinista.

Pertanto, dobbiamo rendere il pianoforte uno strumento espressivo ed animato, chiudendo le frasi con grazia, ad esempio, sfumando leggermente il suono.

Questa è la vera sfida per un pianista: rendere lo strumento cantabile. È difficile perché meccanicamente il pianoforte utilizza martelletti che colpiscono le corde, rendendo difficile ottenere un legato perfetto come con altri strumenti, ma è possibile simularlo lavorando sulle variazioni di intensità sonora, passando da piano a forte con sfumature intermedie o improvvisi cambiamenti, a seconda delle esigenze.

Dinamica sullo Spartito

Fortunatamente, i compositori annotano con precisione le loro intenzioni espressive sulla partitura, fornendo indicazioni chiare su come suonare ogni passaggio del brano.

Le indicazioni di dinamica si trovano solitamente tra i due pentagrammi, quello della mano destra (di solito la chiave di Sol) e quello della mano sinistra (di solito la chiave di Fa). Queste indicazioni si applicano generalmente a entrambe le mani, poiché raramente una mano ha un’indicazione di dinamica diversa dall’altra.

Le dinamiche possono variare da un pianissimo a un fortissimo (puoi anche trovare “piano pianissimo” o “forte fortissimo”).

Ecco alcune delle abbreviazioni più comuni che troverai sulla partitura:

  • pp: pianissimo
  • p: piano
  • mp: mezzopiano
  • mf: mezzoforte
  • f: forte
  • ff: fortissimo

In base a queste abbreviazioni, dovrai regolare il volume del suono.

Ad esempio, in questa figura:

forte

Dovrai suonare tutte queste note con una forte intensità sonora.

Tieni presente che il termine forte è relativo. Non esiste un valore di decibel universale per “forte” o “piano”.

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