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Come suonare velocemente senza affaticarsi

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Oggi voglio affrontare più da vicino una questione molto importante: il pianoforte non si suona solo con le mani!

È vero che il pianoforte si suona con le dita e con le mani ma quelle sono le ultime parti del nostro corpo a suonare.

Infatti prima si suona con il busto, con le spalle, con l’avambraccio, con il polso.

Perché?

Perché se provi a suonare il pianoforte in una posizione non centrata al pianoforte farai molta più fatica, così come se non hai l’altezza giusta dello sgabello oppure se suoni con le spalle alte.

Quindi, per suonare al meglio si parte dalla postura, dalla propria impostazione al pianoforte.

È corretto quando, durante le prime lezioni di pianoforte, viene detto di mettere le dita sulle 5 note e cercare di non alzare le dita che non devono suonare.

Però, successivamente, è importante che ognuno trovi il proprio modo di esprimersi.

E, di conseguenza, voglio proprio farti rendere conto di come, utilizzando altre parti del corpo (a parte le dita e le mani), si possano ottenere sia effetti sonori diversi sia cose che sembravano impossibili.

video

Se eseguo, ad esempio, al rallentatore il primo arpeggio del primo studio di Chopin (che è uno studio velocissimo, di grande difficoltà e che necessita di una grande tecnica per poterlo suonare tutto in maniera rilassata), ci si rende subito conto che è necessaria una mano abbastanza grande con una certa apertura per eseguire la prima sequenza di note (do, sol, do, mi).

Qualcuno forse si è cimentato nello studio di questo pezzo e non ci è riuscito, ma io scommetto che chiunque può arrivarci!

Infatti, se guardi dei video su YouTube su questo studio di Chopin, potrai notare che, persone con mani piccole, ci riescono e lo suonano benissimo.

Qual è il segreto?

Il segreto sta nel far collaborare la mano con il gomito. Ti chiederai cosa c’entra il gomito per suonare il piano…

Il gomito è una parte del corpo essenziale per suonare il pianoforte: infatti, fra avere il gomito fermo o muoverlo e fare delle rotazioni, c’è una grande differenza.

Puoi arrivare a prendere più note se utilizzi tutto il tuo corpo e, in particolare, facendo compiere delle rotazioni al gomito.

Un altro esempio è lo studio numero 5 del Duvernoy Op.120 (uno studio a me molto caro e che faccio eseguire a tutti i miei studenti) in cui le due mani suonano praticamente allo stesso modo: nella prima parte c’è la mano destra che suona e la sinistra che canta; nella seconda parte, le due mani si scambiano i ruoli.

Essendo un brano da eseguire con una tecnica su 5 tasti, l’errore che si può compiere è quello di irrigidirsi e di stare immobili.

L’obiettivo è quello di sentire tutte le note con chiarezza, in modo perfetto e di raggiungere una certa velocità.

L’importante è comunque che le note abbiano la stessa uguaglianza, lo stesso peso e che siano uniformi.

Ma come si fa a sentire tutte le note perfette e uniformi?

Sicuramente ci vuole esercizio e allenamento quotidiano ma bisogna sapere anche come lavorare. Se ci ostiniamo a restare fermi e immobili con la mano, si possono raggiungere determinate velocità ma con estrema fatica.

Se, invece, faccio collaborare le mani con le altre parti del corpo, posso raggiungere velocità elevate e senza fatica, perché sfrutto l’inerzia e la forza centrifuga.

In particolare, l’anulare lavora meglio quando non è propriamente dritto (perché se è del tutto dritto si fa molta fatica e non si riesce ad avere il pieno controllo).

Per questo, la “rotazione” del gomito è fondamentale!

Non è un movimento che si fa per bellezza: infatti, la “mezzaluna” che si disegna durante le esecuzioni, la si disegna proprio perché permette di ottenere un’esecuzione migliore.

A riprova di tutto questo, se provo il quarto improvviso dell’Op. 90 di Schubert ed eseguo gli arpeggi stando immobile, suonando solo con le dita e tenendo fermi il polso e il gomito, alcune note neanche suoneranno.

Se io, invece, muovo il gomito e tutto il corpo, non faccio fatica ma tutto il suono esce con estrema facilità.

Quindi, andare ad assecondare il movimento che si sta facendo con delle piccole rotazioni, porta ad avere grande sicurezza e padronanza e a raggiungere grandi velocità.

In conclusione, il pianoforte non si suona solo con le dita o solo con la mano ma con tutto il corpo: polso, avambraccio, gomito (insisto molto sulla rotazione del gomito) che permette di raggiungere velocità elevate senza fatica.

Maggiori approfondimenti li trovi qui nel metodo di studio.

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