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Come armonizzare una melodia

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Nel corso introduttivo allo studio dell’armonia  stiamo vedendo come armonizzare un basso, dove il basso è già stato dato. In questa guida invece impariamo ad armonizzare una melodia, compito ancora più difficile.

Armonizzare una melodia significa disporre una melodia in un contesto armonico, sottoporre alla musica un tessuto sonoro, scegliere e valutare le alternative tra gli accordi possibili. Questi ultimi, collegati in sequenza, possono essere divisi in differenti voci che procedono parallele al canto e nel caso di una band, possono essere distribuite fra i vari strumenti.

Nel caso del pianista invece le voci devono essere distribuite tra le dieci dita delle mani.

Una successione di note singole forma una melodia e una melodia di per sé non identifica nessun accordo. Tuttavia è possibile trovare diversi accordi con cui armonizzarle a seconda delle necessità e della sonorità che si intende ottenere. Come bisogna procedere?

1. Analisi Melodica

Il primo passo in assoluto da compiere è quello di fare un’analisi melodica. Dobbiamo cercare di capire la tonalità della melodia, se ci sono delle modulazioni, i punti di tensione e se ci sono arpeggi che rimandano a una chiara armonia.

A titolo di esempio lavoreremo su di un brano noto a tutti, “Tanti auguri”:

Stabilire la tonalità non è semplice quando non c’è  l’armatura di chiave  che ci aiuta a riconoscere fra due possibili tonalità, una maggiore e una minore. Tuttavia possiamo arrivarci tramite ragionamento. In queste poche battute sono presenti tutte le note musicali, dal Do fino al Do successivo. Notiamo inoltre che sui due “Si” di battuta 7 c’è un bemolle. A questo punto una domanda sorge spontanea: quali sono quelle due tonalità che hanno come uniche alterazioni in chiave i Si bemolli? Grazie al circolo delle quinte possiamo risalire al Fa maggiore e al Re minore. Ora però dobbiamo definire la tonalità tra queste due.

  • La prima prova che possiamo fare è ascoltare questa melodia e cercare di capire se è una melodia tendente al “felice” o è una melodia “cupa”.
  • La seconda prova che possiamo fare è quella di notare se ci sono dei settimi gradi alzati di un semitono rispetto alla scala naturale. Ovvero, noi sappiamo che nelle scale minori armoniche e melodiche il settimo grado è alzato di un semitono (anche il sesto in moto ascendente nella melodica). Perciò se il brano fosse in Re minore, dovremmo trovare dei Do# da qualche parte, poiché il Do è il settimo grado di Re.
  • Terza e ultima prova è quella di cercare dove sono i punti di tensione e quelli di riposo all’interno del brano. Un classico punto di riposo lo abbiamo sull’ultima nota del brano. Quasi sempre questa cade su una delle tre note dell’accordo di Tonica.

Analizzando questo brano osserviamo che:

  • La melodia ci appare “serena”
  • Non ci sono Do#
  • L’ultima nota del brano è un Fa e la penultima è un punto di tensione, dunque su quella nota cadrà la dominante della tonalità di Fa maggiore (Do7)

2. Capire quali accordi inserire

Una singola nota è armonizzabile in moltissimi modi. Prendiamo per esempio la nota “Do”. Su questo accordo possiamo inserirci:

  • Tutti gli accordi maggiori, minori, diminuiti, aumentati dove il Do è la fondamentale;
  • Tutti gli accordi che contengono il Do come terza: la triade di Lab maggiore (Lab, Lab7, Lab7+ ecc..), quella di La minore (Lam7, Ladim7, La7+/5b, Ladim7/5b) con tutte le loro relative estensioni;
  • Tutti gli accordi che contengono il Do come quinta: la triade di Fa maggiore e minore, anche quelle di settima, quella di Fa# dim. e quelli con la quinta aumentata (Mi5+)
  • Tutti gli accordi che contengono il Do come sesta (Mib6 Mib-6)
  • Tutti gli accordi che contengono il Do come settima: Reb7+, Db-Maj7, Re7, Rem7, Re+7, Redim7.
  • Tutti gli accordi in cui il Do è una tensione: Solsus4, Mi7/b13, Solm11, Sib9 ecc…

Come vedi abbiamo una vastissima gamma di possibilità. Quale dobbiamo scegliere?

Nella scelta bisogna tenere in considerazione due note importanti, la nota superiore e inferiore dell’accordo che rappresentano il basso e il soprano. La nota inferiore dà profondità all’accordo e dopo quella del canto è la più percepibile. Ecco perché spesso si usa la nota fondamentale dell’accordo al basso, proprio per sottolineare l’accordo.

A titolo di esempio, ti mostro come è possibile armonizzare la nota Do, utilizzando accordi che hanno sempre bassi differenti:

utilizzare differenti accordi

Questi ovviamente sono solo alcuni accordi. Nella scelta dell’accordo più adatto bisogna, oltre che fare una verifica ad orecchio, capire armonicamente quale sia la soluzione più adatta e che sia in linea con i principi armonici.

3. Prima regola dell’armonizzazione

Una melodia viene sostenuta da un’armonia, ovvero una sequenza di accordi ben definita che si sviluppa per l’intera durata del brano.

Un buon modo di armonizzare è quello di affiancare alla nota principale della melodia, altre note. Ma ricorda bene: devi mantenere la melodia sempre come nota più acuta.

Facciamo un esempio. Nel nostro “Tanti auguri” la prima nota – escluse le due in levare, è un Re. Essendo in tonalità di Fa maggiore, quasi certamente il primo accordo è di tonica, perciò non può essere nient’altro che un accordo di Fa maggiore con l’aggiunta della sesta (Re). Oltre a suonare il Re con la mano destra, ho aggiunto il La che è la terza dell’accordo. Nell’armonizzare questo accade spesso, l’importante è mantenere sempre la nota del canto al soprano:

Quando un brano comincia in levare, bisogna armonizzare a partire dal battere (infatti i primi due “Do” non sono sostenuti da alcun accordo).

Torniamo momentaneamente al punto 1, cercando di capire insieme quali siano i punti di tensione e di riposo all’interno del brano. Per punti di tensione si intendono quei momenti in cui il brano ha delle sensazioni di sospensione, tensione. Insomma, il brano non potrebbe mai finire così. Per punti di riposo invece si intendono tutti quei punti in cui sentiamo che il brano è “tornato a casa” alla tonica e che quindi potrebbe anche terminare su quella data nota. Seguendo questo ragionamento ci rendiamo conto che:

In rosso sono stati segnati i punti di tensione e in verde quelli di distensione. In pratica, sulle note sottolineate in rosso ci vorrà un’armonia che appartenga al gruppo di dominante e in quelle sottolineate in verde ci vorrà un’armonia che appartenga al gruppo di tonica. Già solo con questa piccola precisazione il brano inizia a diventare quasi completo.

N.B. a battuta 5 viene inserita una dominante secondaria, proprio per questo motivo sulla nota Do non ci sarà il classico accordo di Do7, ma Fa maggiore.

Siamo davanti a uno spartito praticamente finito, solamente inserendo armonie di tonica e di dominante. Ora, gli accordi sono stati posizionati in questo modo ma potevano essere messi anche in altri modi. Vediamo qualche esempio:

Sono state aggiunte solamente più note, ma armonicamente non è cambiato nulla. Il più delle volte è stata rafforzata la fondamentale dell’accordo.

4. Seconda regola dell’armonizzazione

Quando è possibile cerca di tenere la nota fondamentale dell’accordo come nota più bassa della mano sinistra.

Questo perché la nota più grave e quella più acuta sono quelle che spiccano di più al nostro orecchio, e abbiamo bisogno di sentirle “pulite”. Nel mezzo invece puoi inserire dissonanze o altro, ma il basso e il soprano devono essere, se possibile, “puliti”.

Ѐ possibile inserire al basso la terza, la quinta o la settima dell’accordo, ma solo se si vuole ottenere un determinato effetto. Per esempio se siamo in presenza di un passaggio discendente.

Il primo accordo è un accordo di Do maggiore con al basso la fondamentale (I dell’accordo). Il secondo accordo è un Do7 con al basso la settima (VII dell’accordo). Il terzo è invece un Fa maggiore con al basso la terza (III dell’accordo).

In questo caso l’effetto voluto era quello del basso che scende per grado congiunto. Se avessimo mantenuto le fondamentali dell’accordo al basso, avremmo ottenuto un basso che saltava.

5. Arricchire l’armonizzazione

Il mondo degli accordi è un mondo tanto affascinante quanto complesso. Ѐ infatti possibile arricchire l’armonizzazione di “tanti auguri” inserendo accordi che abbiano al loro interno delle dissonanze. Alla base dei suddetti accordi ci saranno gli accordi base (I° e V°) con degli arricchimenti al loro interno. Vediamo fin dove ci si può spingere:

Diamo un’occhiata a quello che è stato applicato nell’esempio qui sopra. Innanzi tutto anche nella battuta in levare è stato inserito un accordo di tensione (C9). Nella prima battuta è stato preso l’accordo di tonica e arricchito con l’aggiunta della seconda (add2) e sul terzo tempo è stata inserita un’altra armonia che ha funzione di tonica, ovvero l’armonia di VI grado (Dm7).

Nella seconda battuta cade di nuovo l’accordo di C7 che è stato reso ancora più tensivo grazie all’inserimento della nona. Nella terza battuta, anziché lasciare sempre la stessa armonia, ci siamo divertiti ad inserire dominanti secondarie per poi arrivare a battuta quattro in armonia di tonica. Sul terzo tempo della medesima battuta c’è un piccolo passaggio cromatico che sfocia a battuta cinque con armonia di tonica, un Em11 e un accordo di A7 con il nono grado bemolle (minore) per aumentare la tensione armonica e arrivare a battuta sei in uno stato di riposo (Dm9). Sul secondo tempo di battuta sei si atterra sull’accordo di Bb, accordo non sostituito. A battuta sette si parte con l’accordo di Dominante (con l’aggiunta di varie tensioni per via della 13esima) e si va via via a scalare tramite un passaggio cromatico discendente che dura per tutta la battuta successiva, finendo il brano con un’armonia di tonica un po’ sospesa (F6/9).

Ovviamente per arrivare ad arricchire una melodia in questo modo c’è bisogno di profonde conoscenze dell’armonia che si possono apprendere grazie ad anni di studio ma soprattutto di pratica. Per approfondire il discorso ti consiglio l’acquisto di due corsi, uno realizzato da Pianosolo “Tu e il Jazz” e l’altro è il libro di Davide Santorsola che si intitola “Jazz, l’arte dell’armonizzazione”.

Pianosolo consiglia

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