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Il primo libro del Clavicembalo ben temperato di Bach tra le dita di Aaron Pilsan

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Cos’altro c’era dire sul Clavicembalo ben temperato che non fosse già stato detto? A quanto pare molto, moltissimo. La domanda era ovviamente retorica, perché la musica di Bach, nelle sue strutture architettonicamente perfette, nelle sue forme che somigliano a roccaforti inespugnabili, contiene in sé interi mondi inesplorati, angoli da illuminare per trarvi tesori di inestimabile bellezza. Questa esplorazione porta buoni frutti però solo se si rinuncia a qualunque tentativo di forzatura della forma e se invece ci si immerge totalmente in questa musica e si riavvia il discorso a partire dal concetto di interpretazione.

Ed ecco che il giovanissimo Aaron Pilsar (ha solo 26 anni) sceglie di sfidare il colossale capolavoro del primo dei due libri del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach per una registrazione che esce per Alpha Classics/Outhere Music.

Bach è stato un punto centrale della mia formazione sin da quando ho iniziato ricevere lezioni di pianoforte e composizione da bambino con il mio insegnante Ivan Kárpáti. Al mio esame di ammissione come studente junior al Mozarteum di Salisburgo a 12 anni suonai una delle Invenzioni a tre voci di Bach. A 16 anni passai una intera estate con le partiture del Clavicembalo ben temperato. Non avevo uno strumento con me, studiai tutto il primo libro nella mia testa e lo ascoltai tutti i giorni. Ero completamente rapito. Da allora questa musica è stata intorno a me costantemente” afferma Pilsan nella bella intervista a cura di Marcus Felsner che troviamo nel booklet del doppio cd.

E cosa ci dice dunque di nuovo Pilsan sul Libro Primo del Clavicembalo ben temperato? Ascoltandolo nella sua interezza, nella ordinata successione dei suoi 24 preludi e fughe come un flusso continuo, questo lavoro rivela una incontenibile ricchezza timbrica, coloristica, uno sfavillio di luci cangianti che sprigionano dalle singole composizioni e le rendono più vive e attuali che mai. Il miracolo compiuto da Bach in questa opera era stato quello di riunire in un unico luogo il vecchio e il nuovo, la musica sacra antica e gli stili a lui coevi, l’attitudine all’improvvisazione organistica e le danze contenute nella forma della suite fino a creare una combinazione di composizioni il cui carattere si muove dalla gioia al raccoglimento, dalla vivacità alla lenta contemplazione.

Pilsan raccoglie le suggestioni della partitura per creare un campo sonoro straripante vitalità, brillante e serotino. Non dovremmo soffermarci troppo sulla perfezione tecnica dell’esecuzione, cosa scontata per questo artista, bensì su quello che attiene l’interpretazione che qui avvolge la lettura delle armonie e nella perfetta intersezione delle linee va a trovare colori inediti. Un effetto ottenuto, come ci rivela lo stesso pianista nell’intervista citata poco fa, anche grazie alla collaborazione con l’accordatore Christian Shoke: “Da quando ho iniziato ad appassionarmi alla sua musica, non ho mai smesso di chiedermi come funziona il moderno pianoforte a coda. con il suo ricco tono fondamentale e il suo ridotto volume di armonici rispetto al clavicembalo, potrebbe comunque fornire un’esperienza di ascolto essenzialmente ben temperata. Sono stato molto fortunato a poter invitare l’accordatore di pianoforti Christian Schoke a lavorare alla nostra registrazione. Era un partner fantastico nella ricerca di questo ritmo raramente sentito nel suono, questo calore. Per me è sempre stata una questione di interpretazione, non di organologia”.

Un ascolto intenso in cui passione e rispetto per la musica di Bach si fondono a realizzare quello che lo stesso Kantor di Eisenach aveva ritenuto di annotare sulla sua opera circa la sua destinazione: “Per il profitto e l’uso della gioventù musicale desiderosa di imparare, nonché per il particolare passatempo di coloro che sono già esperti in questo studio”.

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