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Chopin sul palco di Piano City Milano. Intervista a Michelle Candotti

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La magia di Chopin illuminerà il palcoscenico del main stage di Piano City Milano domenica 21 maggio con il concerto che Michelle Candotti terrà alle ore 20. Un recital che sarà occasione per ascoltare le più celebri composizioni del compositore polacco che vedrà protagonista un’autentica interprete chopiniana. Michelle Candotti, classe 1996, pluripremiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali, è stata anche semifinalista al prestigioso “18th Chopin International Competition” di Varsavia e di recente ha suonato a Żelazowa Wola, nella casa natale di Chopin.

L’abbiamo intervistata per saperne qualcosa di più sulla sua visione e sul suo amore per la musica di Chopin.

Paola Parri: Michelle domenica 21 maggio alle 20.00 sarai sul palcoscenico della Gam per Piano City Milano e suonerai un programma di musiche dedicate a Chopin. La grande musica per un grande pubblico in uno spazio molto vasto. Cosa pensi della manifestazione? Rappresenta un’opportunità per allargare il pubblico della classica?

Michelle Candotti: Sicuramente sì. Ho sempre pensato a Piano City Milano un po’ come al Coachella italiano della musica per pianoforte (Coachella Valley Music and Arts Festival), un grande punto di richiamo per tutte le generazioni. Sono estremamente fruibili questi concerti. Un concerto di musica classica che si tiene in un luogo così bello, un parco, esercita un’attrattiva sicuramente maggiore rispetto a un evento in una sala chiusa. Ad esempio a questo concerto verranno anche i genitori dei miei amici, che in altro contesto probabilmente non sarebbero venuti.

P.P.: Cosa suonerai?

M.C.: Farò un programma interamente dedicato a musiche di Chopin, che è sicuramente il compositore che mi rappresenta di più. Questo programma l’ho appena suonato qualche giorno fa nella casa di Natale di Chopin e quindi cercherò di portare un po’ di Polonia anche in Italia.

P.P.: Possiamo dire che Chopin sia un tuo vecchio amico? Sei un’interprete chopiniana. Hai partecipato anche al Concorso Chopin di Varsavia. Cosa ami maggiormente della musica di Chopin?

M.C.: Più che un vecchio amico direi che Chopin è per me un padre musicale. La musica di Chopin è molto varia e mi permette di mostrare quei lati umani che spesso la timidezza impedisce di mostrare e questo mi piace molto. Fondamentalmente mi sento libera quando suono Chopin, rispetto anche ad altri compositori. Chopin ha proprio questa capacità di facilitare l’espressione dell’umanità che è in ognuno di noi e ti permette davvero di viaggiare mentre suoni.

P.P.: Questa musica ha una profondità dettata non solo da soluzioni di scrittura molto particolari, ma anche e soprattutto dal vissuto che Chopin vi infonde. Musica e vita sono intrecciate in maniera indissolubile. Nell’impossibilità di conoscere il pensiero e la visione di Chopin, così come di altri grandi compositori, Come ti avvicini all’interpretazione di un brano? Quali passi compi?

M.C.: Ormai, innanzitutto, avendo passato una vita sulla musica di Chopin, ovviamente ho accumulato un po’ di cultura arretrata, è come se l’avessi sentito fin da quando ero nella pancia di mamma, è dentro di me e quindi c’è una certa istintività da parte mia in determinati brani e soprattutto rispetto alle varie forme musicali. La cosa più importante secondo me in Chopin è sempre capire anche il contesto, perché quello che è difficile sicuramente non è semplicemente produrre una bella, una buona linea cantabile, ma declinarla dentro la forma di mazurka, la forma di polacca, o una forma più libera come le ballate. Insomma si tratta semplicemente di cantare su Chopin, ma di capire esattamente il sentimento che richiede, che può essere più maestoso, più aggressivo, o su tutte le varie declinazioni dell’animo umano e a quel punto declinarlo sul canto, la melodia. Quindi sicuramente si parte dalla melodia ma poi si cerca di capire il contesto, una sorta di comprensione del testo.

P.P.: Entriamo nell’area curiosità. C’è un brano di Chopin che ti ha fatto penare nello studio? Se sì qual è e quali sono state le difficoltà?

M.C.: Su questo non ho nessun dubbio, sono le mazurche, sicuramente sono quelle perché la mazurca è già una forma di danza un po’ particolare e comunque questi brani non sono danze, non sono tipo il waltz, che non dico che sia ballabile, ma comunque ha il suo ritmo trascinante. La mazurca un po’ meno, non è che proprio devi vedere la gente che si alza e si mette a ballare, ma ha questi continui cambi di umori che però non devono perdere il ritmo, la fluidità della danza, il connubio non è così facile.

P.P.: Secondo te qual è il portato innovativo della musica di Chopin nella letteratura pianistica?

M.C.: Sicuramente il tessuto armonico che utilizza, ma anche questa centratura sul pianoforte rispetto ad altri autori, questo voler completamente concentrarsi su questo strumento e tirarne fuori tutte le possibilità. Più di altri Chopin ha saputo far cantare il pianoforte, ha tirato fuori quel suono che magari si ha naturalmente dal violino o dal canto.

P.P.: Un’ultima domanda. Perché secondo te la musica di Chopin è amata da tutti, pianisti e non? Quali sono caratteristiche che la rendono speciale?

M.C.: Perché sono belle melodie, è qualcosa che ti rimane sempre dentro, lo puoi ricanticchiare per conto tuo, arriva dritto al cuore senza dover passare da quei filtri magari della cultura e della conoscenza. Istintivamente ti può piacere rispetto magari anche altri brani un pochino più complicati sul piano strutturale, che magari invece uno apprezza per altri aspetti, un po’ come il vino che devi conoscerlo per poterlo apprezzare, Chopin arriva subito.

Il programma completo del festival è disponibile sul sito di Piano City Milano.

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