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Cesare Picco, Sebastian (2019 Rizzoli)

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Cesare Picco, Sebastian (2019 Rizzoli), 5.0 out of 5 based on 2 ratings

Cesare Picco, Sebastian (2019 Rizzoli)

Un ragazzo con una giacca troppo grande e l’entusiasmo incontenibile dell’adolescenza è il “Sebastian” dell’omonimo romanzo che il pianista e compositore Cesare Picco pubblica per Rizzoli, per la precisione Johann Sebastian Bach. Un ritratto che stupisce nel rappresentare in modo inedito la figura del compositore di Eisenach a cui l’immaginario collettivo nei secoli ha quasi sempre assegnato un aspetto imponente, accademico.

Il Bach di Picco è un giovane studente del liceo di Ohrdruf dotato di un orecchio prodigioso, fremente di curiosità, ottimista, alla perenne ricerca dei suoni nascosti delle cose, di una mappa di suoni segreti che regoli i suoni dell’universo. “Ogni nota una stella”.

Nella narrazione di Picco il giovane Bach stringe amicizia con Georg Erdmann, con il quale intraprende un viaggio verso Lüneburg, un itinerario di trecento chilometri da percorrere a piedi, attraversando una Germania quasi gotica avvolta nella nebbia, irta di pericoli nelle sue foreste, eppure colma di misteri che attendono solo di essere svelati.

Il racconto coglie Sebastian in due differenti periodi della sua vita: da adolescente e circa cinquant’anni dopo, sul letto di morte. Cesare Picco affida la narrazione alle voci di due personaggi chiave: il giovane Erdmann e la seconda moglie di Bach, Anna Magdalena.

Sono numerosi gli intrecci in questa storia e numerosi i piani di lettura a cui Picco dà voce con una scrittura agile che si lascia amare e non solo dai musicofili, ma da tutti coloro che quando leggono immaginano e quando immaginano sognano e quando sognano riescono a scorgere quello che con gli occhi spesso non si vede. Ogni capitolo del libro corrisponde inoltre al suggerimento di ascolto di una composizione di Bach che introduce all’atmosfera dell’istante raccontato da Picco.

Il viaggio del giovane Sebastian è un viaggio che lo condurrà alla costruzione di un’identità e all’affermazione della sua grandezza musicale, un viaggio pauroso, quella paura sempre insita nel mistero della creazione artistica, nell’essenza della musica, alla ricerca di un codice segreto, superiore, un viaggio necessario che si conclude con un funambolico volo verso l’ignoto, con tutto lo smarrimento dell’uomo, ma in una sorta di fulgida rinascita. A sostenere questo percorso l’amico fidato Ermann, devoto, protettore, talvolta inconsapevole testimone di tanta grandezza, altre così conscio invece da esserne abbagliato, e Anna Magdalena, che si fa ombra e poi vista, occhi di Sebastian dal suo fulgido esordio fino all’inevitabile cessazione della sua vita.

Il racconto della progressiva cecità di Bach è narrazione di una sorta di discesa in un mondo di tenebre che squassa l’animo del compositore per la perdita ma anche per la vastità dei mondi che apre, universi sconfinati in cui la musica si fa profonda essenza delle cose, in cui i sensi percepiscono, esplorano, scovano suoni inauditi e compiono il miracolo di rendere percepibile all’orecchio l’ultraterreno.

Inevitabile il rimando a una delle esperienze che Cesare Picco sperimenta personalmente ed offre al suo pubblico con il Blind Date, concerto al buio realizzato con CBM Italia Onlus, organizzazione umanitaria che combatte la cecità nei Paesi del Sud del mondo, esperienza intensa che guida chi è in sala in un viaggio profondo dentro se stessi.

Sebastian” non abbandona mai l’alveo della veridicità dei fatti, ma la scrittura di Picco è lontana dalla saggistica di settore, è parola umana e magica allo stesso tempo e crea, entro la struttura del romanzo, un nuovo codice di lettura più interiore, spirituale, che una volta decifrato dà accesso a quanto della musica di Bach riesce a risvegliare dentro ognuno di noi.

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