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Carmen Anastasio. L’interpretazione parte dall’interiorità dell’artista

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Carmen Anastasio. L’interpretazione parte dall’interiorità dell’artista
Intervista

Carmen Anastasio è una pianista che a dispetto della giovane età ha già una chiara visione musicale e una forte consapevolezza del percorso intrapreso. La totale dedizione alla musica è il risultato naturale di anni di studio affrontati con serietà, con tutte quelle tappe obbligatorie per chiunque abbia appunto coscienza dell’impegno che richiede la lenta trasformazione da studente in artista. E questa fioritura artistica di Carmen Anastasio è chiara in ogni nota del suo vasto repertorio che della musica colta occidentale ha assimilato i grandi capolavori ampliando i propri orizzonti verso la contemporaneità e aprendo prospettive anche su progetti appartenenti a contesti diversi. Oggi dunque Carmen è un’artista completa e matura che divide il suo tempo tra lo studio, l’attività concertistica e quella didattica, quest’ultima un’attività a cui si dedica con grande passione e generosità.

Carmen Anastasio ha iniziato  il suo percorso di studio pianistico a soli 6 anni sotto la guida della Prof.ssa Daniela Vidali, diplomandosi in Pianoforte da privatista con il massimo dei voti presso il Conservatorio “G.Tartini” di Trieste nel 2009. Sempre al conservatorio di Trieste sotto la guida del M° Massimo Gon nel 2015 ha conseguito il Diploma Accademico di II livello in Pianoforte Interpretativo con 110 e lode, dissertando una tesi su A. Skrjabin ed eseguendo in concerto alcune sue opere. Fin da giovanissima ha sostenuto concorsi pianistici nazionali e internazionali classificandosi sempre ai primi posti e ricevendo ottime critiche. Ha vinto le selezioni europee dell’Echos Festival per la musica da camera, in seguito alle quali si è esibita più volte nel biennio 2014/2015 tra Italia e Slovenia. Ha arricchito la sua formazione pianistica con musicisti di fama internazionale, tra questi il M° Bruno Mezzena, il M° Riccardo Risaliti ed il M° Kostantin Bogino, pianista del celebre Trio Tchaikovski.

Lo scorso febbraio ha conseguito con 110 e lode il Master di II livello in Pianoforte e Musica da Camera presso il conservatorio Cesare Pollini di Padova, e nello stesso periodo ha preso parte alla registrazione dell’integrale delle Sonate per pianoforte di S. Prokofiev, registrate presso l’auditorium del Conservatorio ed il cui album uscirà nel 2020. Nel suo repertorio predilige i compositori del XX secolo, con particolare attenzione anche alla musica contemporanea.

Abbiamo incontrato Carmen Anastasio in occasione della sua visita a Grosseto presso il nostro studio e abbiamo colto l’occasione per conoscere più da vicino la sua idea musicale e il suo percorso artistico.

Ecco la nostra intervista.

Paola Parri.: Come e quando hai iniziato il tuo percorso musicale?
Carmen Anastasio: Ho sempre avuto in pianoforte in casa, da quando sono nata, quindi per me è stato molto naturale iniziare, fare dei primi tentativi, fino a quando i miei genitori mi hanno portata a lezione di piano. Non avevo ancora sei anni, così ho cominciato e non ho più smesso.

P.P.: Se hai incontrato ostacoli nel tuo percorso di studio, quali sono stati e quali sono a tuo parere le difficoltà più comuni che si possono presentare per chi intraprende questa avventura?
C.A.: Lo studio di uno strumento all’inizio suscita molto entusiasmo, curiosità, ma man mano che si va avanti richiede sempre di più, anche un livello di consapevolezza sempre più profondo. Occorre infatti chiedersi cosa sia quello strumento, cosa sia la musica, quanto si sia disposti a spendersi per la musica, perché la vita del musicista è una vita molto dura. È una vita molto speciale, bella per molti aspetti, ma allo stesso tempo richiede sacrifici e questo si deve sapere e capire subito mentre si studia.

P.P.: Hai rinunciato a qualcosa per la musica?
C.A.: Ho dovuto scegliere a un certo punto di dedicarmi soltanto alla musica, pur avendo personalmente molti altri interessi. A me piaceva molto studiare a scuola, ad esempio, ma la musica è qualcosa che a un certo punto ti chiama e devi sceglierla in via esclusiva. Occorrono moltissime ore di studio per preparare un concerto, un esame, un concorso per arrivare a volte a suonare poche battute, pochi minuti. Questo molte persone non lo sanno, ma quando ci vedono a lavoro comprendono di cosa si tratta.

P.P.: Quando si intraprende questo studio c’è necessità di porre delle solide basi tecniche e meccaniche, solo successivamente si passa all’interpretazione. Sebbene sia sempre un argomento spinoso per il margine di soggettività che contiene, cosa vuol dire per Carmen Anastasio intrepretare un brano?
C.A.: L’interpretazione è un lavoro che prima di tutto deve essere interiore, partire da dentro. Dal primo istante in cui si comincia a studiare un brano è importante chiedersi cosa è quel pezzo, cosa trasmette. Ovviamente nella musica classica dobbiamo cercare di seguire alcuni stilemi come la forma, l’epoca e lo stile della composizione, ma questo non vuol dire assenza di libertà totale. C’è un margine di libertà data dalla sensibilità personale dell’interprete, dal proprio temperamento. Siamo tanti e diversi, la stessa battuta può essere suonata in molti differenti maniere, tutte corrette comunque. Questo è anche uno dei motivi per cui la musica classica è viva, continua a rivivere nello spirito di chi la suona.

P.P.: Tra i tuoi Maestri ce ne è qualcuno che vuoi ricordare per averti trasmesso qualcosa di speciale da un punto di vista artistico e didattico?
C.A.: Ho conosciuto molti ed eccellenti insegnanti, ognuno dei quali mi ha donato qualcosa e per questo mi sento molto fortunata. Il mio ultimo mentore, il Maestro Kostantin Bogino, che ho conosciuto quasi dieci anni fa, mi ha avvicinato ai principi della scuola russa cambiando il mio modo di suonare. Ricordo con piacere anche il Maestro Risaliti che mi ha seguito nel percorso di studi del mio primo diploma.

P.P.: Parliamo di repertorio. Ogni artista credo abbia degli “amori” particolari. Nel tuo caso se non sbaglio c’è una particolare passione per la musica di Sergej Prokofiev.
C.A.: Difficile spiegare perché si predilige un compositore in termini razionali. Talvolta ci sono delle armonie che ti muovono delle corde interiori, che come una cassa di risonanza fanno risuonare anche te. Amo molto la musica del Novecento, dal tardo Romanticismo in poi fino alla prima metà del secolo, quindi compositori come Prokofiev, Rachmaninov, Scriabin, ma anche Ravel. Fermo restando che sono moltissimi i compositori di altre epoche che amo.

P.P.: Tu sei anche un’insegnante di pianoforte. Posso chiederti di dare un consiglio generale a chi si avvicina allo studio del pianoforte?
C.A.: Intanto a chi inizia dico di non perdersi d’animo subito. Gli inizi sono molto belli, perché c’è tanto entusiasmo, ma poi nel momento in cui si richiede perseveranza si tende a tirarsi indietro, si ritiene di non essere all’altezza, che sia troppo complicato. Ed è veramente complicato, le difficoltà non mancano, quindi il mio consiglio è armarsi di buona volontà, non essere troppo autocritici all’inizio, cercare di andare oltre il mero esercizio tecnico e trovare in sé la gioia del suonare.

P.P.: Come ci si prepara psicologicamente a una performance? Come ti senti quando stai per mettere le mani sul pianoforte e hai il pubblico di fronte?
C.A.: Ci deve essere tanta concentrazione e non sempre si è nel mood adatto per esibirsi, ma occorre farlo. Si cerca di concentrarsi al massimo, di liberare la mente da preoccupazioni. Una cosa che mi ha aiutato molto in passato nel momento cui suono un pubblico è pensare che in quel momento stai parlando con il pubblico usando non la voce ma un altro linguaggio, Stai raccontando una storia e cerchi di raccontarla al meglio, l’importante è avere il desiderio di dire qualcosa, di trasmettere qualcosa.

Carmen Anastasio sarà ospite delle pagine di Pianosolo nelle prossime settimane per un progetto dedicato a Robert Schumann.

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