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O. Bellamy, Martha Argerich. L’enfant et les sortilèges (Zecchini Editore)

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Chi di noi non ambisce a conoscere la biografia personale e artistica di un grande interprete, quel percorso che ne ha, passo dopo passo, costruito la personalità e l’arte? Questo percorso talvolta è stato piano e veloce, talvolta invece impervio e colmo di ostacoli, ma sempre un mistero in fondo, perché misterioso resta il luogo dove nasce il genio di un artista.

A svelarci i misteri di una delle più celebri interpreti del nostro tempo è il giornalista e critico musicale francese Olivier Bellamy in una sua pubblicazione di qualche anno fa per Zecchini Editore intitolata Martha Argerich. L’enfant et le sortiléges e corredata da una presentazione di Carlo Piccardi e da una postfazione a cura di Stefano Biosa e Marco Bizzarini dedicata ai primi anni della pianista in Italia. L’edizione italiana di questo volume è a cura del Centro di Documentazione “Arturo Benedetti Michelangeli”.

Come raccontare la vita e la consacrazione artistica di una personalità atipica e fuori dagli schemi come quella di Martha Argerich? Olivier Bellamy lo fa egregiamente suddividendo la narrazione in brevi capitoli legati ciascuno a una città del mondo in cui la pianista ha risieduto o realizzato parte della sua carriera musicale. E così si parte da Buenos Aires, dove Martha, o Marthita come la soprannominavano gli amici, trascorre la sua infanzia e dove sotto la guida dell’ambiziosa madre Juanita inizia lo studio del pianoforte, studia con Vincenzo Scaramuzza e dà il suo primo concerto a soli 7 anni al Teatro Martìn, per approdare a Vienna, dove gli studi proseguono sotto la guida dell’eccentrico Friedrich Gulda, un incontro per cui si può parlare sicuramente di affinità elettiva. Martha studia poi con Nikita Magaloff e ancora a Moncalieri con Arturo Benedetti Michelangeli. Trionfa al Concorso Busoni di Bolzano, a quello di Ginevra, allo Chopin di Varsavia. Sono anni densi di eventi che sanciscono la consacrazione della pianista a livello internazionale, sono gli anni della creazione di un mito che ancora oggi vive.

Olivier Bellamy procede nella sua narrazione fino quasi ai nostri giorni e non tralascia alcun aspetto, dalla vita sentimentale alle relazioni con altri artisti, dalla sua passione e impegno costante nel valorizzare giovani talenti fino alla malattia, all’ansia del palcoscenico, delineando un carattere indomito, ribelle, combattivo, ma anche prodigo, di una generosità immensa e anche di grande fragilità. Un temperamento che si muove tra luce e ombra, unico, così come unico è il suo pianismo. Vita privata e vita musicale si intersecano continuamente nel racconto, sono intimamente connesse, inscindibili, e basta sentirla suonare per carpire quella ricchezza interiore che un’artista come Martha Argerich porta dentro.

Il volume non è una semplice cronologia di eventi, è piuttosto un affettuoso racconto che si muove tra fatti, cose che sappiamo, e aneddoti sorprendenti che non conoscevamo e che non può non affascinare tutti i lettori. Immenso anche il lavoro che troviamo in appendice con premi, galleria fotografica, repertorio, discografia e videografia, documentari, indici dei nomi, delle etichette, delle opere citate, dei musicisti, dei cantanti, dei cori, dei luoghi, delle orchestre e degli ensemble che hanno collaborato con lei.

Se amate questa artista non potrete fare di meno di leggere questo libro.

 

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