Home Classica Beethoven – Waldstein Sonata (Op.53 in Do maggiore)

Beethoven – Waldstein Sonata (Op.53 in Do maggiore)

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Tutta la magnificenza e la carica innovativa della scrittura pianistica di Beethoven sono presenti in questa che è una delle sue sonate più celebri: la Sonata per pianoforte n. 21 in do maggiore, op. 53 “Waldstein”.

La Sonata, pubblicata nel 1805, è articolata in 3 movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Introduzione. Adagio molto
  3. Rondò. Allegretto moderato

La dedica è al Conte «Waldstein», protettore di Beethoven durante i suoi anni a Bonn.

La Sonata apparve quasi contemporaneamente a un altro celebre capolavoro pianistico beethoveniano, la cosiddetta “Appassionata” (op.57) e si colloca in un periodo in cui il compositore andava sperimentando nuove sonorità al pianoforte, andando progressivamente a sganciarsi dalla tradizione. Sonata virtuosistica che già denota l’estrema originalità della scrittura di Beethoven, sia nell’organizzazione formale che nello studio della timbrica.

Sul primo aspetto, la struttura, vediamo due grandi movimenti, uno in apertura e uno in chiusura, all’interno dei quali si incastona come un gioiello raro un momento più intensamente riflessivo, una sorta di corale

Sullo studio dei timbri, dei colori, che nella Waldstein sono un trionfo sonoro vero e proprio, ricordiamo che nel 1802 era apparso ad opera di Erard  un nuovo e più moderno pianoforte che consentiva una gamma molto più ampia di sonorità. Beethoven le sfrutta tutte.

L’Allegro con bio si apre con una serie di accordi ribattuti, un primo tema quasi assente e più presente proprio come studio timbrico che contrasta nettamente con la dolcezza melodica del secondo tema. Tutta la Sonata vive di questo contrasto che si snoda all’insegna della brillantezza.

Il secondo movimento, declinato in Fa maggiore, è molto breve, una sorta di sosta temporanea, quasi a riprendere fiato prima della ripartenza verso il Rondò finale al quale Beethoven ci accompagna come in un passaggio naturale. Dal carattere quasi malinconico di questo Adagio si va alla luminosa vivacità del Rondò per il quale il compositore adotta una soluzione inedita: l’uso prolungato del pedale di risonanza per il quale si è parlato spesso di “effetto preimpressionistico”.

Questa Sonata è alquanto ardua da eseguire, oltre che per i passaggi tecnici molto visrtuosistici, anche per le miriadi di sfumature che contiene e che occorre rappresentare al pianoforte per rendere giustizia all’arte e al genio di Beethoven.

Ve la facciamo ascoltare nell’interpretazione di Daniel Barenboim:

Per contestualizzare l’opera vi invitiamo a guardare questo video della serie che il Maestro Vincenzo Balzani ha realizzato in collaborazione con Pianosolo: “Beethoven. Romanzo famigliare di un genio universale”

 

 

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