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Beethoven e la sordità

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Figura di rilievo per la storia della musica, Ludwig van Beethoven è uno di quei compositori che oltre ad averci regalato opere di straordinaria bellezza ha rappresentato una pietra miliare nell’evoluzione stessa di quella storia.

La vita

La vita di Ludwig van Beethoven, per quanto non lunghissima, è densa di avvenimenti. Era nato a Bonn nel 1770 da una famiglia di umili origini, ma con una certa tradizione musicale. Il padre era un tenore solista e il nonno era Kapellmeister del principe elettore di Colonia. Beethoven fu iniziato alla musica dal padre che sembra lo trattasse con estrema severità e con un’autorità che spesso sconfinava nella crudeltà.
Beethoven grazie all’amicizia con il medico Franz Gerhard Wegeler si vide presto schiudere le porte della casa della famiglia von Breuning. Ludwig divenne l’insegnante di pianoforte dei figli di Hélène von Breuning ed ebbe modo di diventare allievo di del musicista e organista di corte Christian Gottlob Neefe.
Al momento dell’elezione del Principe elettore l’arciduca Maximilian Franz d’Asburgo, Ludwig divenne secondo organista di corte con il suo primo stipendio.
Poco dopo, grazie al conte Ferdinand von Waldstein, fece il suo primo viaggio a Vienna e qui fu presentato Franz Joseph Haydn e invitato dallo stesso a iniziare gli studi con lui nella capitale austriaca.
Ma nel frattempo alcune vicende familiari, come la morte della madre, costrinsero il giovane Beethoven a lavorare per il mantenimento della famiglia.
Nel 1792 decise di andare a studiare a Vienna con Haydn.

La sordità

Il rapporto con Haydn non fu idilliaco, i contrasti numerosi dovuti a una sostanziale incompatibilità caratteriale, ma la sua arte si fece presto conoscere tra tutta l’aristocrazia viennese. Nel frattempo, mentre teneva tenzoni e duelli musicali che ne accrescevano la fama di virtuoso del pianoforte, la sua attività compositiva si faceva sempre più intensa.

Già dal 1796 Beethoven iniziò a manifestare i primi segni di quella sordità che lo affliggerà in maniera sempre più grave fino alla sua morte. In alcune lettere ai suoi amici più cari Ludwig confidò la sua pena, nella piena consapevolezza che questa malattia lo avrebbe distrutto. Su questa afflizione si inserì l’amore disperato per Giulietta Guicciardi, una unione che non si concretizzò per la differenza sociale tra i due.

C’è un documento, il celebre testamento di Heiligenstadt, in cui Beethoven si lasciò andare a pensieri di morte, penosamente afflitto da questa consapevolezza. Il documento fu lasciato in un cassetto nella casa di Beethoven insieme alla celebre lettera all’Immortale Amata, della cui destinataria non abbiamo certezza assoluta.

Nonostante l’enorme sofferenza, iniziò in questa fase il cosiddetto “periodo eroico” di Beethoven, tradizionalmente fissato agli anni dal 1802 al 1812. Molti capolavori di questo genio della musica videro la luce proprio in questo periodo. Risale a questo momento la celebre Sonata per pianoforte n. 21 op. 53, dedicata al conte Waldstein o la grade Sinfonia “Eroica”. Sono anche gli anni in cui il compositore cercò di affermare la propria indipendenza dal mecenatismo e dall’aristocrazia e divenne un artista indipendente, aprendo così la strada al futuro di molti musicisti. Accettò un incarico a Vienna, ma la situazione politica rimise presto tutto in discussione. Fu una costante beethoveniana quella di un contrasto interno che lo dilaniava, tra l’ardente desiderio di libertà e indipendenza e la necessità di una certezza economica per vivere.

La morte

Gli ultimi anni della vita di Beethoven contribuirono a creare il mito. Il compositore si ritirò dalla vita pubblica completamente afflitto dalla sua malattia che andava aggravandosi. Una brutta polmonite, itterizia, cirrosi e probabilmente un’intossicazione da piombo decretarono la fine della vita di Ludwig.
Vediamo come il Maestro Balzani ci racconta gli ultimi giorni di vita di Beethoven.

I film

Molte sono le pellicole che il cinema ha dedicato alla figura di questo genio della musica.
Copying Beethoven (2006), della regista polacca Agnieszka Holland, L’amata Immortale (1995), del regista inglese Bernard Rose, ldel 1936 il film francese  Un grand amour, realizzata da Abel Gance e Musikanten di Franco Battiato, al suo secondo lavoro come regista.

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3 COMMENTI

  1. Da quello che so io Beethoven fu sì avvelenato dal piombo, ma non facendo cure termali bensì aggiungendo nel proprio vino acetato di piombo. E' una sostanza chiamata anche "zucchero di piombo" proprio perchè è molto dolce e sembra che di questo Beethoven ne abbia abusto.

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