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Ascoltare i bassi nella musica. PianoLab

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Oggi PianoLab, il laboratorio musicale curato dal Maestro Emanuele Ferrari per fare e capire la musica, apre le sue porte per lavorare ancora sull’accompagnamento. Nel precedente video, “Suonare a orecchie separate“, abbiamo compreso il ruolo fondamentale dell’accompagnamento nell’espressione dell’anima di un brano.

Oggi approfondiamo con il Maestro il magnifico accompagnamento scritto da Schubert per il suo Improvviso Op.142 n.3. Il profondo dolore del brano è concentrato dal compositore proprio nella mano sinistra. Come riesce Schubert a fare questo?

L’accompagnamento è organizzato per cicli di 6 unità che non sono lineari, il movimento è di 1+5. Questo vuol dire che le prime note di ogni ciclo godono di vita autonoma. Queste note sono i bassi. Ogni basso è una sorta di rintocco a cui risponde il mormorio delle altre 5 note. Se cantiamo solamente i rintocchi scopriamo che sono collegati tra loro e dunque possiamo dire che in musica, così come nel linguaggio, i collegamenti possono avvenire anche distanza. Nel caso del nostro Improvviso i rintocchi si collegano tra loro formando una vera e propria linea dei bassi e sono proprio i bassi che danno alla melodia una luce tragica, perché marcano lo scandire inesorabile del tempo.

E dunque non solo nell’accompagnamento c’è l’anima della melodia, ma i bassi sono quel faro che proietta la luce sulla melodia conferendole senso. In questo caso una luce tragica. Suonare senza ascoltare i bassi rende l’esecuzione quasi didascalica, se invece, suonando, ascoltiamo i bassi possiamo estrapolare e mettere in evidenza dal brano tutta la sua luce tragica.

I grandi pianisti sanno sempre ascoltare in maniera approfondita.

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