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Aria, Enzo Carniel e Filippo Vignato as Silent Room (Menace)

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Aria. Un titolo che apre una finestra sull’infinito, su qualcosa di essenziale per vivere eppure invisibile, impalpabile se non in una folata di vento, una brezza leggera o un brusco spostamento, elemento vitale dalla formula chimica indefinibile in un’unica sigla tanto è composita. E composito è questo lavoro discografico che il pianista francese Enzo Carniel e il trombonista italiano Filippo Vignato registrano per l’etichetta Menace. Il sodalizio, dall’iconico nome Silent Room, riempie di suoni una stanza silenziosa, quella stessa impercepibile aria diventa percepibile all’udito e si fa suono.  Il suono del trombone e quello del piano acustico, ma anche del Fender Rhodes, dell’elettronica, persino il meraviglioso suono del silenzio, intrecciano un dialogo ininterrotto in tutte le otto tracce di “Aria”. Questo dialogo è mutevole, cangiante, da fitto si fa rarefatto, da delicato e lirico si eleva verso l’astrazione del pensiero libero.

E’ un suono nuovo quello del duo, una musica che dà la sensazione di una magnifica fioritura dall’alveo fecondo dell’immaginazione, una musica che nasce dal reciproco ascolto e che propria dalla reciprocità trae quella vibrazione costante che si avverte all’ascolto.

Innegabile la bellezza delle melodie che ascoltiamo in Aria, una bellezza apollinea eppure terrena che talora emerge da una sorta di caos, di brodo primordiale attraverso lo slancio improvvisativo che attraversa tutto il disco. Babele è proprio questo, lo sciogliersi del caos linguistico in un linguaggio universale che tutti possono comprendere: il linguaggio della musica. Questo linguaggio riempie l’aria, ci fa respirare a pieni polmoni.

In Stretched Mirrors il pianoforte la fa da padrone nel delineare una melodia di forte espressività, una cascata di note su cui si adagia soffice il trombone, un’aria dolce della sera che ti accarezza il viso con delicatezza.

Earth Echo, scritta da Vignato, è una sorta di corale, un’aria sacra che porta in se la magnifica grandezza della terra, terra come elemento vitale e terra come luogo in cui viviamo. Su un tappeto di accordi si distende il canto del trombone avvolto dalle suggestioni e dai suoni del Fender Rhodes e rivela la sua natura quasi contemplativa. La natura torna nella splendida In All Nilautpaula, questa uscita dalla penna di Carniel, liberamente ispirata alla ninfea (in sanscrito) dal potere purificante per l’acqua che la circonda. E purezza è uno degli aggettivi che merita questo disco. Purezza della musica intesa come spontanea attitudine a concedersi all’ascoltatore senza veli, eliminando filtri logici, concettuali, lasciando piuttosto spazio all’emozione.

Sarà che arriva in un periodo in cui l’umanità è più fragile, in cui respirare, ciò che ci tiene in vita,  è diventato qualcosa da salvaguardare, “Aria” ci inietta il suo antidoto alla malattia più grave, quella dell’anima e ci cura con i suoi larghi respiri a cui non possiamo fare altro che lasciarci andare e dare potere all’immaginazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 commento

  1. La scale ,ho solo suonato la scala di DO,so come sono formate ma non mi sono mai esercitato a suonarle ,non ho tanto tempo a disposizione, le scale andrebbero suonate tutti i giorni per diverso tempo per ottenere qualcosa , ho sempre rimandato . Grazie per avermi contattato. La mia email è la stessa che sapete già.

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