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Le alterazioni musicali

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Cosa sono quei segni grafici posti sul pentagramma subito dopo la chiave di armatura e/o prima delle note?

Sono le alterazioni musicali e indicano che le note corrispondenti saranno appunto “alterate” nell’esecuzione. Le alterazioni in musica infatti indicano l’innalzamento o l’abbassamento di uno o più semitoni delle note a cui fanno riferimento andandone dunque a modificare l’esecuzione.

Un breve accenno alla storia delle alterazioni

Le alterazioni musicali hanno radici profonde nella storia della musica. Esse si sono evolute nel tempo, parallelamente allo sviluppo dei sistemi di notazione e delle diverse tradizioni musicali. Nella musica occidentale, l’uso delle alterazioni risale all’epoca del canto gregoriano, intorno al IX secolo, quando i compositori iniziarono a sperimentare con intervalli e melodie più complesse. Con l’avvento della polifonia nel Medioevo e nel Rinascimento, le alterazioni divennero ancor più importanti per permettere una maggiore flessibilità armonica e melodica. Nel corso dei secoli, le alterazioni si sono consolidate come elementi fondamentali della teoria musicale, contribuendo a definire la struttura delle scale, delle tonalità e delle armonie utilizzate nella musica occidentale.

I segni delle alterazioni musicali

I segni che designano le alterazioni sono:

Il Diesis: innalza di un semitono la nota a cui si riferisce
Il Bemolle abbassa la nota di un semitono la nota a cui si riferisce
Il Bequadro: riporta la nota allo stato naturale
Il Doppio Diesis innalza di due semitoni la nota a cui si riferisce
Il Doppio bemolle: abbassa di due semitoni la nota a cui si riferisce

Esempi al pianoforte di note naturali e con alterazioni

Facciamo un esempio sulla tastiera per ciascuna delle seguenti alterazioni. Partiamo dal RE naturale:

Re naturale

Il RE diesis sarà quindi un semitono superiore. Come sappiamo, il semitono superiore, sarà il tasto nero immediatamente alla destra del RE, che prenderà il nome di RE#:

Re#

Continuando ed aggiungendo un ulteriore semitono, si otterrà il RE doppio diesis. Il re doppio diesis, sarà quindi il RE più due semitoni verso l’alto. Corrisponderà al MI, ma lo chiameremo RE doppio diesis:

Re doppio diesis

Il bemolle ed il doppio bemolle si comportano alla stessa maniera, ma in modo discendente. In figura avremo il REb, quindi con uno spostamento verso il basso di un semitono:

Reb

Il doppio bemolle sarà ovviamente questo, visto che si abbasserà di un ulteriore semitono (per un totale di un tono):

Il Re doppio bemolle, sarà equivalente al DO, ma lo chiameremo re doppio bemolle.

Infine, il bequadro (♮) riporta ad esempio un RE# o REb allo stato naturale, cioè al RE.

Esempio dell’azione di un bequadro su una nota alterata da diesis o bemolle, in questo caso il REb o RE# tornano RE naturali

Il doppio bequadro (♮♮), infinie, annulla l’effetto di un precedente doppio diesis o doppio bemolle.

Alterazioni fisse e transitorie

A seconda di dove sono poste le alterazioni possono essere:
Fisse: sono indicate in chiave, all’inizio dello spartito, e indicano che le alterazioni perdurano per tutto il brano

Ad esempio:

L’alterazione di diesis è posta subito dopo la chiave di violino sulla nota FA. Questo vuol dire che per tutta la durata del brano il Fa dovrà essere eseguito come Fa diesis (tasto nero), salvo diverse indicazioni.

Transitorie: sono poste a sinistra della singola nota e indicano che l’alterazione è limitata alla sola battuta in cui quella nota si trova. Per le battute successive la nota dovrà essere suonata come nota naturale.

Ad esempio:

In questo caso il Do sarà suonato come Do diesis soltanto nella battuta in cui si trova.

L’alterazione di cortesia

L’alterazione di cortesia è un’alterazione aggiunta tra parentesi in uno spartito musicale come promemoria per il musicista. Solitamente viene utilizzata per chiarire che una nota, precedentemente alterata in una battuta precedente, è ora da suonare come una nota naturale nella battuta successiva.

Questo tipo di alterazione non è strettamente necessario dal punto di vista teorico, poiché le alterazioni temporanee durano soltanto per una battuta e non hanno effetto sulle battute successive. Tuttavia, l’alterazione di cortesia viene utilizzata per rendere la lettura dello spartito più chiara e semplice, aiutando il musicista a evitare possibili errori di interpretazione.

Per esempio, se una nota viene alterata con un diesis o un bemolle in una battuta, potrebbe essere utile aggiungere un’alterazione di cortesia nella forma di un bequadro tra parentesi nella battuta successiva, per ricordare al musicista di suonare la nota allo stato naturale.

Alterazioni e tonalità del brano

Come abbiamo appena accennato, c’è una forte correlazione tra le alterazioni e le tonalità, anzi possiamo dire che la presenza di alterazioni fisse in chiave ci aiuta proprio a determinare la tonalità in cui un brano è composto.

Le tonalità sono 36, 18 Maggiori, 18 minori.

È importante sottolineare che, tra le 36 tonalità teoriche, 6 di esse (3 maggiori e 3 minori) non vengono comunemente impiegate nella pratica musicale, poiché la loro armatura di chiave richiede l’utilizzo di doppi diesis e doppi bemolli. Queste tonalità sono:

  • Re# Maggiore – Si# minore
  • Mi# Maggiore – Dox minore
  • Sol# Maggiore – Mi# minore

Pertanto, nella pratica musicale, si utilizzano effettivamente solo 30 tonalità, suddivise in 15 maggiori e 15 minori. Analizzando il circolo delle quinte, possiamo individuare 6 di queste 30 tonalità (3 maggiori e 3 minori) che vengono definite “omologhe” o “omofone”. Ciò significa che, pur avendo denominazioni diverse, i suoni che le compongono coincidono con quelli di altre tonalità.

 

Circolo delle quinte

Per identificare con maggiore semplicità le tonalità di un brano musicale, possiamo avvalerci del circolo delle quinte. Questo schema circolare ci consente di riconoscere facilmente tutte le tonalità musicali esistenti e di comprendere le rispettive alterazioni (diesis e bemolli) presenti in ogni chiave.

Il circolo delle quinte si costruisce a partire dal Do centrale, procedendo per intervalli di quinta giusta ascendente o quinta giusta discendente. In questo modo, possiamo individuare le scale maggiori e minori con diesis (#) nel primo caso, e le scale maggiori e minori con bemolli (b) nel secondo caso.

quinta giusta discendente                      quinta giusta ascendente

Scale con bemolli b  DO centrale  Scale con diesis #

Quali alterazioni per ogni tonalità?

Per sapere velocemente quali alterazioni sono previste da ogni tonalità possiamo suggerire qualche trucchetto, come quello che vedi in questo video:

Alterazioni e modulazione fra tonalità

Le alterazioni svolgono un ruolo fondamentale nelle modulazioni, ovvero nei cambiamenti di tonalità all’interno di un brano musicale. Modulare da una tonalità all’altra permette ai compositori di creare contrasto, tensione e risoluzione, arricchendo così l’esperienza d’ascolto. Per modulare tra tonalità diverse, spesso è necessario utilizzare alterazioni per adeguare le note di una scala o di un accordo alla nuova tonalità.

Ad esempio, per passare da Do maggiore a Sol maggiore, bisogna innalzare di un semitono la nota Fa, in quanto la differenza fra le due tonalità è esclusivamente una alterazione (diesis). La tonalità di DO maggiore con l’aggiunta della nota FA#, infatti, si trasforma in tonalità di SOL maggiore.

Più note si hanno i comune fra le scale e minore, sembrerà all’orecchio, nella maggior parte dei casi, il salto. Tonalità vicine, infatti, conservano quasi tutte le note in comune.

Le alterazioni consentono quindi di creare legami armonici tra tonalità diverse e di guidare l’orecchio dell’ascoltatore attraverso un percorso musicale ricco di emozioni e di sorprese.

Le alterazioni musicali oltre la tonalità

Le alterazioni musicali non si limitano unicamente al contesto della musica tonale, ma trovano applicazione anche nelle sfere atonali o modali, aprendo un mondo di possibilità espressive e creative. L’improvvisazione, soprattutto, sfrutta le alterazioni in maniera significativa, permettendo agli artisti di esplorare nuove sonorità e di giocare con armonie e melodie inattese.

Prendendo come esempio il jazz, le alterazioni sono spesso utilizzate per creare tensione e risoluzione all’interno di una sequenza di accordi, rendendo la musica dinamica e avvincente. L’improvvisazione incoraggia l’uso di alterazioni cromatiche, ovvero note che non fanno parte della scala diatonica di riferimento, arricchendo così l’armonia e la melodia del brano.

Grazie all’impiego delle alterazioni, gli improvvisatori hanno l’opportunità di liberarsi dai confini imposti dalla tonalità e di sperimentare con le innumerevoli possibilità offerte dal linguaggio musicale, dando vita a performance uniche e coinvolgenti.

Un piccolo esercizio sulle alterazioni

Inserisci al posto dell’asterico il nome della nota suonata.

Conclusioni

Come tutti gli inizi di una grande impresa, una corretta lettura dello spartito all’inizio può apparire molto difficoltosa, ma ti garantisco che una volta appresi i fondamenti arriverai a leggere in scioltezza. Si tratta in fin dei conti di acquisire i fondamenti di una lingua per decodificarne l’alfabeto, la grammatica e infine la sintassi. Le alterazioni sono proprio parte di quell’apparato linguistico di base necessario a chiunque desideri studiare uno strumento musicale.

Questo breve articolo è solo un piccolo step in un percorso di apprendimento completo e progressivo. Per intraprenderlo partendo da zero ti consigllo di visitare il sito Pianosolo Maestro. Attraverso le numerose lezioni teoriche e pratiche offerte sul sito, potrai acquisire le necessarie competenze di lettura musicale e dunque ad avvicinarti a qualunque partitura con una certa confidenza per agevolare poi quello che poi è la nostra passione: suonare, mettere le mani sul meraviglioso strumento pianoforte.

 

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